La giovinezza - CineFatti

La giovinezza (Paolo Sorrentino, 2015)

Un mare di luoghi comuni e frasi fatte inondano la giovinezza di Sorrentino.

Vien da pensare a una scena de Le conseguenze dell’’amore: Toni Servillo si stende sul letto, lento, con la camera da presa che ne accompagna lo sguardo con movimenti circolari volteggiandogli sopra. Paolo Sorrentino è sempre stato un funambolo della macchina da presa, a volta è apparso come indeciso su come inquadrare l’’oggetto di suo interesse e ha trasformato questa insicurezza in una cifra stilistica che senza paura possiamo definire unica al mondo. Con La grande bellezza è come se il regista di Napoli avesse finalmente rintracciato quanto attira di più il suo occhio e La giovinezza è la definitiva consacrazione di questa sua evoluzione, scaturita, è chiaro come il sole, non certo dallo spropositato successo che lo ha investito, ma da una ricerca personale con tracce sparse per tutta la sua filmografia.

Lo stesso rifuggire una narrazione convenzionale raggiunge il suo picco in Youth, titolo originale, dove Fred Ballinger, direttore d’’orchestra e compositore in pensione, è un protagonista a metà, in ritiro su un resort di lusso in cima alle Alpi svizzere insieme alla figlia e a diversi ospiti a lui più che familiari. Abbiamo il regista Mick Boyle, per buona parte di Youth il vero protagonista – e forse l’’immagine del futuro che Sorrentino vede per se stesso attraverso gli occhi di Ballinger -, l’’attore Jimmy Tree, cinico e per quanto giovane già più disilluso dei suoi anziani “compagni” di vacanza, e la Miss Universo da fissare con sia il disprezzo consueto per queste figure che l’’ammirazione per il corpo e l’’intelligenza.

È tutto “osservare” ne La giovinezza, Sorrentino moltiplica la sua ricerca estetica con il direttore della fotografia Luca Bigazzi – il vero genio dietro la carriera dell’’autore napoletano -, braccano le immagini più crude, più dettagliate e grottesche per descrivere l’ambiente in cui Ballinger e Boyle si muovono. Tuttavia quanto è osservato appare più come sensazione, slegato dall’ambiente, di cui è difficile capire l’’essenza, un guscio vuoto in cui agisce un macrocosmo di personaggi così vasto da confondere le idee sulla sua essenza, una spirale in crescita a causa dell’’uso di una colonna sonora pop che vorrebbe creare un contrasto con le immagini e, invece, non fa che renderle ancor più costruite di quanto sono.

Qui il difetto principale de La giovinezza, la sua inconsistenza, il suo essere noiosamente legato all’’idea di un non-luogo dove l’’immaginazione e il ricordo possono pascolare amabilmente. Sì, la gioventù è lontana, per lo più incarnata dal sesso sognato da giovani e il desiderio di poterlo desiderare ancora, o anni in cui non era necessario fare un rapporto sul funzionamento della prostata, ma dopo un po’ tutto ciò che fa da contorno al corpo si perde in una retorica adolescenziale che sa di stantio. La giovinezza casca nella retorica delle comparse, delle emozioni, appare lentamente come l’’incarnazione cinematografica di quelle magnifiche foto di paesaggi con su stampate le (supposte) citazioni di Jim Morrison che circolano su Facebook. Sembra esser questa la fonte d’ispirazione dei dialoghi, scritti dallo stesso Sorrentino.

A conti fatti de La giovinezza restano immagini sparse e scollegate, non certo un pregio, e le numerose occasioni sprecate. Il regista è un tragico romantico e il rifiuto di dirigere le sue celebri Simple Songs all’attenzione di Sua Altezza Reale la Regina Elisabetta II e il Principe Filippo culmina in una scena commovente, con sbocchi distanti e risvolti prevedibili. Ma forse solo a Napoli è dato di capire dove ha investito davvero il suo cuore, nella celebrazione e critica a Diego Armando Maradona, di cui mostra una fragile immortalità con un personaggio venerato persino dall’emissario della Regina. El Pibe de Oro non ha perso lo smalto, è ingrassato, respira a fatica, però il talento calcistico è ancora lì e c’è solo da inginocchiarsi e ammirarlo.

In conclusione c’’è da spendere qualche parola sul cast: Michael Caine sembra esser nato per lavorare con Sorrentino, una naturale versione straniera del magico Toni Servillo; Harvey Keitel dimostra ancora al mondo di essere sempre stato sottovalutato e la storia del suo personaggio evidenzia come di tutto ciò dovremmo solo pentirci; Rachel Weisz ha purtroppo un ruolo dimenticabile, come la stessa Jane Fonda, mentre Paul Dano esplode come la vera star del film, il migliore in assoluto tra tutti, raggiante come suo solito, perfettamente calato in ogni parte di cui è investito. De La giovinezza non ci sarebbe altro da dire se non buona fortuna per domani, la Palma d’Oro al Festival di Cannes a un italiano può sempre e solo far piacere, così come ci auguriamo che anche Mia madre e Il racconto dei raccontiIl racconto dei racconti (soprattutto) abbiano la loro parte.

Fausto Vernazzani

Voto: 1.5/5

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...