Navigator

Navigator (Randal Kleiser, 1986)

di Francesca Paciulli.

Un film per ragazzi che riesce a dosare elemento fantasy e Einstein. Nel 1986 usciva in sala di Navigator e chi scrive neanche pensava al paradosso dei gemelli, una delle conseguenze più popolari della teoria della relatività. Era più che altro interessato alla suggestione dei viaggi interstellari.

Era la seconda metà degli anni Ottanta quando il film di Randal Kleiser, lo stesso che dieci anni prima aveva sbancato i botteghini con Grease, che in Navigator torna con una piccola citazione musicale, usciva in sala conquistando gli adolescenti dell’epoca.

Il protagonista del film è il dodicenne David Scott Freeman (Joey Cramer) che, andando a cercare il fratellino nel bosco vicino casa, precipita in una scarpata. Dopo pochi minuti (o almeno così sembra) si risveglia e tornato di corsa a casa scopre che la sua famiglia non abita più lì. Alla polizia gli spiegano che dai loro archivi risulta scomparso e che da quel 4 luglio 1978 – giorno in cui è uscito di casa – sono trascorsi otto anni. Cosa è successo in quegli anni che a David sembrano poche ore?

Il bambino (nel frattempo catturato dagli scienziati della Nasa) ha viaggiato nell’universo a bordo della navicella spaziale in cui si è risvegliato dopo la caduta. Una astronave aliena che per tornare sul suo pianeta, spiegano a David gli abitanti della navicella Puckmarin e il motore-robot Max necessita di una creatura senziente capace di leggere le mappe stellari. E chi può essere quel Navigatore? Naturalmente David che, nel frattempo, è rimasto un bambino mentre gli effetti del trascorrere del tempo hanno modificato tutto il resto: l’età dei suoi genitori e del fratello, l’inquilino della Casa Bianca.

Di tutto un po’. Il mistero, l’inquietudine, lo humour, i primi turbamenti adolescenziali, Navigator  presenta tutto questo in una gradevole confezione per famiglie. E si lascia guardare con piacere anche se bambini non si è più. Perché le atmosfere riescono a trasmettere una sana inquietudine strisciante e perché la sceneggiatura e il montaggio riescono a calibrare mistero e umorismo, a cominciare dalla sequenza di apertura con un disco volante che si rivela essere un frisbee preso al volo dai cani.

Certo siamo sempre in casa Disney e il finale lieto non può mancare – con tanto di separazione un po’ lacrimevole tra l’alieno e il piccolo protagonista – ma per una volta non è una nota stonata.

 

2 pensieri su “Navigator (Randal Kleiser, 1986)

  1. Navigator è fantascienza con sentimento. Non è solo l’incontro dell’adorabile David con un intelligenza extraterrestre, ma è anche un bellissimo viaggio nel tempo attraverso l’America degli anni 70 e 80, tra sfumature magicamente nostalgiche. E’ un avventura emozionante, divertente e scorrevole. Forse non sarà uno di quei film di fantascienza, dai consensi plateali, ma personalmente ritengo che valga molto di più di altre storie in cui l’unica vera trama sono gli effetti speciali. Il finale è meraviglioso, quando David, sceglie di tornare dalla sua famiglia, nel 78. Un momento magico e assolutamente commovente, da osservare con cura. Splendide le musiche del grande Alan Silvestri, e l’altrettanto piacevole ascolto di Bee Gees e Bach Boys. Ma ci sono anche gli inglesi Blancmange, con un strepitoso video musicale. Navigator rimane un vero gioiello della fantascienza, quella di qualità, creata con anima e cuore. Da prendere ad esempio.

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    1. Concordo pienamente, con Navigator siamo proprio dalle parti della fantascienza con sentimento. Proprio come piace a noi! E la parte del viaggio nel tempo nell’America a cavallo tra i 70/80 (a cui sono da sempre molto sensibile) è proprio quella che mi piace di più.

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