La Spia - A Most Wanted Man - CineFatti

La spia – A Most Wanted Man (Anton Corbijn, 2014)

L’oro di Le Carré è argento nelle mani di Corbijn con A Most Wanted Man.

Un film come La talpa non può non cambiare le aspettative su un prodotto tratto dai romanzi di John Le Carré. Tomas Alfredson,è un regista fuori dal comune, è chiaro, Lasciami entrare ne fu la dimostrazione, e con il suo adattamento ha ribadito qualcosa che andrebbe ricordato: il potenziale cinematografico di John Le Carrè è altissimo.

Il problema risiede nella rappresentazione della spia nell’immaginario comune, fusa con la figura di James Bond e i suoi simili cine-letterari come Jack Ryan, Jack Reacher, Ethan Hunt e via dicendo. La realtà Le Carrè, con l’esperienza personale nei servizi segreti di Sua Maestà, l’’ha sempre presentata in maniera radicalmente opposta: niente muscoli, lo spionaggio è un paio di ’occhi moltiplicato nascosto dietro il vetro di una finestra.

Gary Oldman era perfetto per indossare gli occhiali di George Smiley e Philip Seymour Hoffman è l’’attore ideale per Günther Bachman di Yssa il buono, in originale A Most Wanted Man, da cui il titolo internazionale del film diretto da Anton Corbijn, portato in italiano come La spia (no comment, come sempre…).

La regia misurata di Alfredson calzava a pennello con l’’intricata trama de La talpa e la gentile dinamicità di Corbijn, Control e The American, si adatta alle evoluzioni relazionali al centro del plot di A Most Wanted Man. Ispirato peraltro alla storia vera di Murat Kurnaz, ragazzo turco di 19 anni rapito in Pakistan nel 2001 dalle forze americane, deportato a Guantanamo e torturato per cinque anni prima di essere rilasciato in Germania, il tutto senza un’accusa formulata su prove affidabili.

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Yssa il buono

Il protagonista laterale di A Most Wanted Man è Yssa Karpov, gli occhi bassi di Grigoriy Dobrygin, musulmano con una storia di torture e vessazioni entrato clandestinamente ad Amburgo, città sotto stretto controllo dopo gli eventi del 9/11.

Lì la cellula dell’intelligence tedesca guidata da Bachman si attiva immediatamente con osservazioni e contatti con gli informatori civili. Yssa è pedinato e sorvegliato in attesa che faccia la sua mossa. Intanto la CIA e il MI6 scendono in campo, Günther è schiacciato dalle forze straniere e le sue indagini rischiano di essere messe a repentaglio.

Così come la vita di un uomo buono e di chi ha investito le proprie speranze in una società efficace, cioè la giovane avvocatessa Rachel McAdams, e chi invece è stato costretto a partecipare come Willem Dafoe, risvegliando il sopito Io civico.

 

 

Siamo ben lontani dalla ramificazione de La talpa, A Most Wanted Man è fratello di più semplici figli filmici di Le Carré (vd. The Constant Gardner) e prosegue con linearità poggiando il peso solo sul corpulento P. S. Hoffman.

Una delle sue ultime interpretazioni (attendiamo God’s Pocket e le due parti di The Hunger Games: Mockingjay), nella media se confrontata alla sua carriera precedente, che si traduce comunque in un lavoro notevole, capace di reggere buona parte di A Most Wanted Man e dare man forte alla pigra regia di Corbijn, giusta come già detto, ma incapace di elevarsi sopra il talento del resto dei comparti tecnico-artistici.

Cast tecnico/artistico da applausi

La fotografia di Benoît Delhomme, forse uno dei suoi più bei lavori, la sceneggiatura di Andrew Bowell, il ben dosato lavoro d’’ensemble del cast, dove oltre ai succitati figurano in ruoli secondari gli ottimi Daniel Brühl, Nina Hoss (adorata in Barbara e Phoenix di Petzold) e Robin Wright.

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In conclusione è come se Corbijn avesse fatto un torto a un eccellente lavoro di gruppo non riuscendo a mettersi in pari coi suoi colleghi sul set. A Most Wanted Man funziona, non annoia e col climax finale lascia anche il segno, rifilando elementi a sufficienza per rimuginare su una varietà di temi d’i attualità per i prossimi giorni a venire.

Ma sono appunto il talento di Hoffman (che perdita ragazzi!) e la misurata sceneggiatura di Bowell a dare il giusto ritmo. Corbijn sulla carta era l’’uomo perfetto e il “peggio” di lui, se così vogliamo definirlo, ha permesso che A Most Wanted Man fosse comunque un film da ricordare, ma resta il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere se solo avesse deciso (voluto o potuto) di impegnarsi al massimo. Sarà per la prossima.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

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