Non solo cinema: 9 registi scrittori

9 registi scrittori, da David Cronenberg a Paolo Sorrentino – di Francesca Fichera e Fausto Vernazzani.

Negli Stati Uniti è in libreria da ieri, edito da Scribner, in Italia con un singolo giorno di ritardo lo porta la Bompiani il primo romanzo di David CronenbergConsumed in originale, Divorati in italiano. Sembra quasi un sogno, zero attese (son loro questa volta ad aver aspettato per Maps to the Stars) e subito sugli scaffali dello stivale intero. A breve saremo tutti ovviamente in fila per acquistarlo e mentre attendiamo con in mano le 320 pagine del maestro del body horror torniamo indietro e cerchiamo di ricordare, quanti altri registi in passato hanno deciso di fare una capatina nell’arte letteraria con un’opera di finzione lontana dai propri film? Sembra strano, ma al contrario di quanto si possa immaginare non si tratta di un numero esorbitante, tutt’altro, e di questi abbiamo deciso, nell’attesa di divorare – scusate l’orrendo gioco di parole – quel che sembra essere un libro molto (evviva) vicino alle origini cinematografiche di Cronenberg, di stilare una lista di dieci suoi colleghi passati alla carta stampata tra una pellicola e l’altra. Intanto, per prepararvi, godetevi anche il disturbante booktrailer di Divorati, diretto ovviamente dal regista de La mosca stesso.

CHARLIE CHAPLIN. Abbiamo dovuto attendere ben sessant’anni prima che l’unico romanzo di Charlie Chaplin, poeta della cinepresa e non solo, venisse dato alle stampe. Footlights è il titolo dell’opera che avrebbe poi ispirato lo struggente capolavoro sonoro del 1952: Limelights, Luci della ribalta. L’evento cade, non a caso, in corrispondenza del centenario della morte del regista: una pubblicazione di prestigio, in lingua inglese, con il patrocinio della Cineteca di Bologna e il pregevole contributo di David Robinson, biografo chapliniano di fama mondiale.  Per chi ha amato l’uomo dalla bombetta storta e le scarpe troppo grandi, poter leggere le poche righe riprodotte sul Guardian è già un grande dono. Ci si augura soltanto di poterle ritrovare presto anche in italiano.

JAMES FRANCO. Lo seguivamo con curiosità quando come Harry Osborne si confrontava con Tobey Maguire nello Spiderman di Sam Raimi, ma nessuno sapeva che intanto lui sui set si preparava per lauree e contro-lauree in letteratura Nord Americana. Al cinema ha portato per ben due volte William Faulkner e una Cormac McCarthy e in stampa ha mandato Palo Alto, una serie di racconti ambientata nella nota cittadina californiana, raccolta anch’essa portata al cinema da Gia Coppola, nipote di Francis Ford, proprio nel 2014. Al di là di qualche recensione non proprio entusiasta, Palo Alto è stato tutto sommato ben accolto come opera prima e conoscendo la megalomania del suo autore, non c’è alcun dubbio sulla futura uscita di un qualche romanzo scritto di suo pugno in prossima pubblicazione.

ELIA KAZAN. Grazie alla fortunata unione fra lui e scrittori del calibro di Tennessee Williams, abbiamo potuto deliziarci guardando film la cui forza risiedeva soprattutto nelle parole – basti pensare, citando uno fra i più celebri, a Un tram che si chiama desiderio. Ma il regista di Fronte del porto aveva qualcosa da dire al di là dello schermo cinematografico: due infatti sono i romanzi da lui firmati, entrambi pubblicati in Italia da Mattioli 1885. La morbidezza del sogno e la durezza della realtà si scontrano tanto ne Il compromesso – edizione 2007 -, storia di un uomo ricco che un suicidio fallito porta al cambiamento radicale, quanto in America America – edizione 2011 -, romanzo in forma di sceneggiatura incentrato sulla tortuosa vicenda di un migrante. Nel mezzo, un oceano di malinconia per quel che non è successo e non potrà succedere.

GUILLERMO DEL TORO. C’è piuttosto da chiedersi cosa non abbia mai fatto il messicano di Guadalajara, ma delle sue tante incursioni nelle altre arti al momento la scrittura è la più celebre: sua è la trilogia vampirica The Strain, edita da Mondadori, scritta in collaborazione con Chuck Hogan (Il principe dei ladri da cui Ben Affleck ha tratto The Town). Nacque come spunto per una serie TV, e così è stato come la serie su FX dimostra, e per mancanza di attenzione dalle emittenti Del Toro scrisse la trilogia per omaggiare la figura del vampiro delle tradizioni (lo strigoi classico) al più contemporaneo terrore di una pandemia e del complotto dei poteri forti. Pur essendo a quattro mani, i libri hanno l’impronta del regista de Il labirinto del fauno, scacciando ogni dubbio su chi sia il vero autore della tripletta.

TAKESHI KITANO. È una di quelle persone il cui darsi al mondo dell’arte ha assunto una dimensione immersiva e totalizzante. Attore e pittore – e di quest’ultimo aspetto è testimonianza il film Achille e la tartaruga – ha scritto poesie per lo schermo, come Dolls, e per le pagine. Tre i romanzi che gli dobbiamo: Boy (Castelvecchi, 2010), Nascita di un guru (Mondadori, 2007) e Asakusa Kid (Mondadori, 2002). In ballo, al pari che nei suoi film, i sogni fragili della giovinezza, la tragicomicità dell’esistenza e un ritratto personale e disincantato della realtà giapponese messa di fronte al nuovo che avanza.

MICHELANGELO ANTONIONI. L’araldo dell’incomunicabilità al cinema era uomo di grande cultura e con dei solidi principi morali, con un amore per il cinema che lo portava prima di tutto a rispettare la Settima Arte. Questo però non gli ha impedito di dedicarsi anche alla scrittura, anche come forma di preparazione alla macchina da presa e oggi con Einaudi possiamo goderci trentacinque racconti raccolti sotto il titolo Quel bowling sul Tevere, da cui poi un grande estimatore di nome Wim Wenders trasse il suo film Al di là delle nuvole. Facilmente reperibile, e anche a un costo più che umano, la lettura è un piacere per la mente, scritti come Questo corpo di fango restano ancorati nella memoria e ci ricordano un gigante italiano dell’Arte, da qualunque angolazione lo si guardasse.

PAOLO SORRENTINO. Nel mezzo del successo nazionale e poco prima di quello mondiale, aveva già fatto sfoggio, oltre che del suo talento registico, di un altrettanto ipertrofico ego da scrittore: Hanno tutti ragione, pubblicato da Feltrinelli nel 2010, non è ciò che si può definire un libro modesto – «e chiuderei qui prima ancora di cominciare se non fosse che questa vanità malsana galoppa dentro di me, più veloce di me», recita l’incipit – ma può fornire qualche fugace lezione di realismo, in aggiunta a un punto di vista causticamente alternativo. Forse però, come affermato da Sorrentino stesso, non esattamente limpido. Mentre sulla copertina del più recente Tony Pagoda e i suoi amici (sempre Feltrinelli, 2012) campeggia uno specchio, strumento simbolico per ritrarre in maniera nuda e cruda le grandi bruttezze dell’Italia.

ANDY E LANA WACHOWSKY. Le loro esuberanti composizioni e narrazioni al di là degli standard americani da qualcuno dovevano aver pur preso: Lana nei primi anni Novanta scrisse dei testi per la serie a fumetti Clive Barker’s e con gli anni la passione per questi (e anche per i videogiochi) ha preso forma con l’adattamento di The Matrix, ma soprattutto quest’ultimo anno con la scrittura di Doc Frankenstein, una nuova saga non da loro creata, ma di cui hanno preso le redini come autori i due fratelli. Non saranno in molti ad essere fan delle esagerazioni sceniche di Cloud AtlasSpeed Racer (e molto probabilmente di Jupiter Ascending), ma su carta stampata a colori le cose possono essere ben diverse, sicuro un motivo in più per accedere al proprio account amazon per esplorare un duo che ha ancora tanti anni davanti a sé.

FEDERICO FELLINI. Tutto il mondo conosce la sua grandezza da regista, ma saranno sicuramente meno le persone che hanno avuto modo di vedere quella stessa grandezza fiorire sulla carta. Gli universi onirici e lievi del cineasta italiano lasciavano la propria traccia sulle pagine del Marc’Aurelio, rivista con cui Fellini collaborò dal 1939 al 1942 donando alle stampe una serie di brani, raccolti poi dall’Einaudi nel volume dal titolo Racconti umoristici (2004). Qui il segno, o segnale, si faceva già emblema diventando sintesi di un’intera poetica: «Solo con gli occhi chiusi […] si rivela la vera natura dell’uomo!».

2 pensieri su “Non solo cinema: 9 registi scrittori

    1. Di The Strain ho letto parte del primo libro della trilogia, ma per Natale voglio assolutamente anche gli albi a fumetti che mi dicono essere fantastici. Cronenberg è il prossimo acquisto che voglio fare assolutamente, Sorrentino lo rimando ad altri momenti :D dovrai farci sapere sullo spettatore indisciplinato che ne pensi!

      Faust

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