The Witches – Creatura del diavolo (Cyril Frankel, 1966)

di Francesca Fichera.

Una carrellata nel mondo della mostruosità non può dirsi completa senza aver esplorato un’altra fra le più importanti rappresentazioni culturali del Male: la figura della strega. Rimanendo nel circuito della Hammer Film, una delle pellicole di riferimento sul tema è The Witches (in Italia Creatura del diavolo) di Cyril Frankel, prodotta nell’anno 1966, durante quella fase creativa dell’industria cinematografica inglese che già risentiva in pieno dell’influenza italiana.

Il film The Witches, di conseguenza, può giocare su toni molto più espliciti rispetto alle produzioni precedenti. Anche se all’inizio non si direbbe. La storia è quella di un’insegnante che ha prestato servizio in Africa, la bionda e cotonata Gwen Mayfield (Joan Fontaine, nota soprattutto grazie all’hitchcockiano Rebecca), richiamata in Inghilterra per un nuovo incarico. Unisce i due luoghi il filo rosso della magia nera, che torna a stritolare la mente e il sonno della signora Mayfield non appena le eccessive reticenze della popolazione locale svelano la propria natura di paravento dell’orrore – d’altra parte, un macellaio che spella brutalmente conigli davanti alla clientela basterebbe, da solo, a esprimere il concetto in modo cristallino.

Joan Fontaine in The Witches

Perché dare una chance al film di Cyril Frankel, dunque? Non tanto per l’esempio di adattamento letterario – da The Devil’s Own di Norah Loft, che scrisse sotto pseudonimo maschile – capace di mettere al centro un discorso sulla ritualità vista attraverso il vincolo che lega gli idoli tribali alle bambole in plastica dell’Occidente – quindi con l’intenzione chiara di un paragone diretto fra culture all’apparenza diverse. E né a causa della regia, minore e distratta (con qualche sguardo in camera di troppo) rispetto ad altre prove della medesima casa di produzione, e per di più poco abile a gestire le ellissi temporali previste dalla sceneggiatura di Nigel Kneale – un vero aficionado della Hammer. A dirla tutta, anche il finale di The Witches rischierà di essere un tantino deludente, e nonostante le basse aspettative cui solitamente mirano gli spettatori di e del genere.

Però The Witches merita di essere guardato, anche una sola volta, per via di quel momento – e forse soltanto per quello – immediatamente precedente alla sbrigativa risoluzione finale: il rituale. Una dimensione la cui morbosità è spiegata e mostrata senza alcun velo, quasi a mo’ di controreazione, di implosione, risultante da tutte le reticenze, stilistiche e narrative, attuate finora. Il sesso e la morte convivono nello stesso spazio, in una maniera nauseabonda che nessun Lords Of Salem riuscirà mai a eguagliare o parodiare. Perché quello a cui vi sembrerà di assistere è un vero baccanale: senza corpi realmente o eccessivamente scoperti, eppure più disgustosamente sensuale di molta pornografia spacciata per erotismo incompreso.

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