Divergent (Neil Burger, 2014)

Divergent, un nuovo young adult cerca di capitalizzare sul successo degli Hunger Games – di Fausto Vernazzani.

‘Giovani adulti’, creature misteriose con sempre una dieci euro in tasca per acquistare e divorare le prossime avventure di un’adolescente complessata alle prese con un mondo più grande di lei finché non scopre di essere la chiave per salvare tutti. Una trama costruita a tavolino che ha fatto la fortuna di tante case editrici e dei vampiri del cinema, coi canini pronti a succhiare il sangue ai ragazzi con un nuovo adattamento del bestseller del momento. C’era prima Harry Potter, poi The Hunger Games, l’incubo Twilight e tanti altri piccoli mostriciattoli più o meno riusciti falliti al primo tentativo di salire in superficie a respirare. Divergent, sfortuna vuole, non è tra i decaduti, anzi.

Tratto dal primo romanzo della saga di Veronica Roth, il cui nome vi sarà familiare se frequentate anche solo di striscio le librerie (un indizio: è ovunque, dalla cassa al settore dedicato a Papa Francesco), Divergent è ambientato in futuro lontano in cui la società per sopravvivere a se stessa abbatte le emozioni e si divide in cinque fazioni: Eruditi, Intrepidi, Abneganti, Candidi, Pacifici. Al compimento del sedicesimo anno di età ogni ragazzo è chiamato a sostenere un test psicologico per indirizzarli nella fazione loro più congeniale, con la possibilità di cambiare al momento della cerimonia e scegliere una strada diversa da quanto la propria personalità suggerisce. Ma esistono rari casi in cui una persona non è identificabile come una sola, i Divergenti, paria della società da abbattere per evitare il collasso.

L’insipida Tris Prior è figlia di due Abneganti al governo e tanto ci si aspetta da lei, ma la sua vita è sconvolta quando scopre di essere una Divergente e per qualche motivo sceglie la vita degli Intrepidi, i guardiani, sottomettendosi ad addestramenti durissimi per un motivo imprecisato. La sceneggiatura di Evan Dougherty e Vanessa Taylor non mette in risalto in alcun modo la differenza tra le fazioni ed ogni ragazzo sembra normale, neanche si riesce a comprendere dove sia il problema in questa “distopia” immaginata dalla Roth: è esattamente quanto succede ad ogni ragazzino quando è chiamato a scegliere dove andare alle superiori per poi cambiare percorso all’università. Non sembra una tragedia poi così grande.

Ma lo è e Shailene Woodley è la nuova grande star del cinema young adult (con Colpa delle stelle ha fatto ambo) grazie alla sua lotta contro la cattivissima villain Kate Winslet, la presidentessa anti-Divergenti e anti-emozioni che desidera fare a pezzi chiunque non sia d’accordo con lei. È crudele, per carità, ma i motivi di Tris e della Presidentessa faticano ad emergere e in più di due ore di pellicola, diretta da Neil Burger, già autore del banale e deludente Limitless, non si riesce a trovare alcun contatto con i protagonisti. Incomprensibile l’orrore di questa distopia, incomprensibile la lotta interiore di Tris. Sarà perché Dougherty e Taylor non hanno fatto altro che concentrarsi sulla love story col tenebroso Intrepido Theo James?

Divergent pecca sotto molti aspetti, ma al botteghino ha avuto successo, la Woodley su cui la Sony non volle scommettere in The Amazing Spider-Man (prevista come Mary Jane Watson ma ‘poco bella’ per i tanti fan) si è rivelata essere la scelta vincente e già nel 2015 vedremo il sequel Insurgent. Verrebbe da dire che in troppi elementi somiglia a The Hunger Games, ma a quel punto finiremmo col parlare della copia della copia della copia eccetera, eccetera. Si assomigliano un po’ tutti e se i romanzi di Suzanne Collins hanno un grandioso impatto visivo sul grande schermo (anche musicale), lo stesso non si può dire del cosmo di Veronica Roth, piatto come la recitazione di tutto il cast, compreso la (non più) sempre eccezionale Winslet.

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