I Croods (Chris Sanders, Kirk DeMicco, 2013)

Un mare di creatività salva I Croods da una storia meno originale – di Fausto Vernazzani

Sul cinema d’animazione prodotto da Jeffrey Katzenberg e la DreamWorks Animation potremmo parlare per anni. Ma a ben pensarci l’abbiamo fatto a sufficienza e a placare l’instancabile mal sopportazione nei confronti di uno studios avverso all’originalità si attenua quando si è di fronte a un film (co)diretto da Chris Sanders. Un piacere fu essere colpiti dai guizzi di genio di How To Train Your Dragon, la cui regia fu curata in coppia con l’ottimo Dean DeBlois, e crescenti erano le aspettative per il suo successivo film, Croods.

Non un assolo, anche questa volta la sedia è stata divisa con un secondo regista, Kirk DeMicco, compagno anche per il prossimo sequel (specialità della DWA) con protagonista le avventure della famiglia Crood. Come da copione, un po’ banale come ci si aspettava, ogni membro di questo “branco” familiare di Neanderthal ha le sue capacità specifiche, esibite senza troppa cura in una caccia al cibo atta a mostrarci la difficoltà di vivere nella preistoria: tutto può ucciderti, motivo per cui la curiosità è il “nuovo” sono il nemico come ogni breve storia di padre Grug/Nicolas Cage insegna.

Protagonista ufficiale è Eep/Emma Stone, ragazza che preferisce il rischio pur di rinunciare a vivere fuori della caverna in cui Grug ha rinchiuso tutti i suoi parenti per farli rimanere in vita, al contrario di ogni altra da loro conosciuta. Arriva però un periodo di sconquassamento globale, la terra trema, il mare si agita e il fuoco fuoriesce dalle profondità della Terra e ad aiutarli può essere solo Guy/Ryan Reynolds. Cresciuto in solitudine in seguito alla morte dei suoi, tenta tramite strambe idee e invenzioni varie, a salvare i Croods da se stessi e dal pericoloso mondo che li circonda.

La bellezza de Croods è in un finale commovente, nella capacità di sfruttare la follia omicida insita nell’ugola di Cage, nella cura per i personaggi e in un design sfrontato e del tutto contro a ogni possibile riavvicinamento alla realtà. Perché rifarsi ad animali preistorici già visti, perché non inventarsi qualcosa di nuovo? Croods si rivela come una continua sorpresa grafica, creature innovative e del tutto prive di logica: balene a quattro zampe, tigri dai denti a sciabola dalla pelliccia multicolore e un testone enorme, tartarughe con ali d’uccello e cani coccodrillo.

La comune storia di crescita, il rapporto padre/figlia, temi cari alla semplice mente di chi finanzia i progetti della DreamWorks, troppo legati al successo al botteghino, tanto da andare nel panico nel momento in cui uno fallisce, come Le 5 Leggende. Ma se c’è una salvezza, quest’ultima ha il nome di Chris Sanders, il cui stile riesce a prevalere su quello dei suoi compagni DeMicco/DeBlois – il suo kiskaloo in qualche modo è rientrato con la figura della Tigre -, autore del cinema d’animazione che ci si chiede cosa possa fare se al lavoro su una storia originale. Si teme ora il sequel, materia troppo “sporca” in casa Katzenberg, ma ci auguriamo che Sanders possa un giorno puntare più in alto con la sua matita, magari approdando su lidi a lui più congeniali. Intanto sapere di avere un nuovo regista d’animazione di cui potersi fidare, oltre ai classici maestri della Pixar e della Laika, è un piacere in cui è bello potersi crogiolare.

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