Lanterne rosse (Zhāng Yìmóu, 1991)

di Francesca Fichera.

È una bella lezione, che a noi appare brutta come ogni realtà rifiutata, la storia di Sanglian (Gong Li), giovanissima concubina di un potente. L’uomo, residente in una tenuta che esprime gerarchia in tutti i suoi spigoli, ha già tre mogli. Non le chiama mai per nome, ma per numero. La Seconda Signora – Zhuoyan (Cuifen Cao) – accoglie Sanglian con gentilezza. Meishan, la Terza (Caifei He), è invece più rude, e si ribella segretamente alle durissime leggi della casa. Ma la disillusione è il vero sovrano, il potere buio rischiarato, e così celato, dai bagliori purpurei delle lanterne.

Presto Sanglian scopre che la realtà tiene in sé una verità molto più atroce: va al di là degli occhi, di ciò che si vede. L’assetto geometrico della sua prigione d’oro è soltanto uno degli infiniti livelli del reale. Nelle stentoree riprese dall’alto del palazzo al crepuscolo, i cui corridoi blu appaiono macchiati dalla luce rossa come se ne venissero violati, Zh?ng Yìmóu riscrive in silenzio un racconto d’umana impotenza di fronte a ciò che è effimero e illusorio, un dramma dai risvolti psicoanalitici – ma anche e soprattutto filosofici e sociali – sulla fragilità della natura individuale rispetto alla scelta (cruciale) fra vita e sopravvivenza, sostanza ed apparenza.

Indelebili le parole della Terza Signora – sorella per Sanglian – pronunciate a pochi passi dallo sfondamento della tela, dallo svelamento conclusivo: «Bene e Male: tutto è rappresentazione. Se reciti bene inganni gli altri. Se reciti male inganni te stessa. Se non sai ingannare neppure te stessa, non ti restano che i fantasmi». Una dolente profezia della radura cui giunge la tragedia di Lanterne rosse, estrapolata da un romanzo (Mogli e concubine, di Su Tong) e trasformata dall’essenzialità delle parole di Ni Zhen e dalla qualità pittorica della regia di Zh?ng Yìmóu in uno dei capolavori più grandi della Storia del Cinema. Esemplare messinscena a scatole cinesi, dove l’incarnazione della disumanità è un padrone senza faccia, un potere senza identità, che offre l’illusione del piacere in cambio di malignità e ingiustizie sotterranee, Lanterne Rosse è un cuore di saggezza e di cultura orientale capace di parlare al mondo. Tramite sé, i rasi, le sete e gli ori di una Cina lontana nel Tempo e nello Spazio, volenterosa – in quella piccola ma necessaria parte – di denunciare i suoi mali, è un’opera eternata dalla capacità di mutare il particolare in universale.

La sua immensità spaventò l’altro lato della Cina, che provò ad ovattarne le grida ribelli con il bavaglio della censura. Ancora oggi Lanterne Rosse si fa sentire, insieme con chi ha il coraggio di guardare nell’oscurità e ricordare le sue colpe ad alta voce. Senza farsi accecare dal rosso, il colore delle anime perse, delle maschere che diventano volti.

 

10 pensieri su “Lanterne rosse (Zhāng Yìmóu, 1991)

  1. Sorella!!!!!^_^
    che devo dirti?Oggi la moda impone la figura del cinefilo nostalgico delle cazzatone action e tamarre anni 80,si lodano i Renny Harlin o Paul ws Anderson cioè la regia dozzinale,prevedibile,conformista,quella che ha reso il cinema di genere un’accozaglia di coglionerie indigeste.Il semplicismo dei sempliciotti che però c’hanno la laurea.Io non ce l’ho.Mi sono costruito con fatica e ancora oggi me la sto costruendo una mia cultura ,ci tengo tantissimo e ringrazio quei registi che mi han aiutato a crescere.
    mi piace anche il cinema popolare e di intrattenimento ma quello degli Hill,Verhoeven,Millius di grande respiro epico.
    E in ogni caso:LANTERNE ROSSE dovrebbe essere visto,assimilato,compreso,da tutti

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    1. Il punto è che anche le forme della cosiddetta sottocultura hanno un loro importantissimo ruolo, che però non va confuso – cosa che spesso accade – con il valore intrinseco delle opere che lo occupano. Sono espressioni del linguaggio cinematografico che hanno ragion d’essere, una ragione che non ne presuppone in automatico l’elogio. Si fraintende Tarantino, un po’ troppo spesso, laddove gongola ricordando il kitsch degli anni ’80, perché era intrattenimento puro, il cui grande seguito era giustificato all’epoca da diversissimi motivi di provenienza sociologica (che non possono essere approfonditi in questa sede :D) che, contestualizzati ai giorni nostri, divengono fonte prolifica di parodie e conseguenti risate. Purtroppo spesso si guarda al ‘cosa’ senza chiedersi ‘perché’ e si fa un po’ come i sudditi col re ;)

      Lanterne Rosse, penso si capisca dal mio post, secondo me andrebbe riproposto tantissimo. Nei cineforum, alla tv. Io lo vidi la prima volta su un canale della tv privata – che non posso più permettermi, doh! Mi piacerebbe tanto ritrovarlo più di frequente fra i titoli del palinsesto digitale.

      – (sorella) Fran

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      1. non mi piace l’esaltazione acritica del genere ,la rivalutazione in chiave finto rebelde contro i cattivi occhialuti che son accademici e così via.Io credo che ognuno abbia la sua importanza ,ma su piani assai diversi,molto diversi e se vuoi esaltare il cinema di Castellari,va benissimo…non dire però che è meglio di Herzog,perchè che du palle Fitzcarraldo,ecco queste cose mi fanno imbestialire!^_^

        poi domani vado a vedere batmandinolan tutto attaccato eh!^_^

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      2. hai visto Mille Miglia Lontano?Di Yimou,sempre.Bellissimo,commovente,smaccatamente orgoglioso della sua cina!
        ps:si i criticoni di noi criticoni,cioè quelli che da anni tentano di fare gli snob e non riuscendoci si danno al tamarro,ma va là!

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