Bella addormentata (Marco Bellocchio, 2012)

Bella addormentata non è Eluana Inglaro – di Roberto Manuel Palo.

Il prossimo blogger, critico o individuo che si intenda di cinema che davanti a Bella addormentata scrive l’articolo e dice che è un film SU Eluana Englaro, non lo ucciderò, lo farò agonizzare per l’eternità. Questo per due semplici motivi: 1) non ha visto il film e non si è documentato prima della sua uscita – mi riferisco soprattutto al giornalista, al blogger o al critico, in quanto la mancata documentazione è ancora più grave della non visione; 2) perché io l’ho visto e ho penato e non vedo perché il resto debba vivere sereno nella sua beata ignoranza (riguardo al film, ovviamente) mettendo articoli e preposizioni a caso.

Più di una storia

Il film di Marco Bellocchio è composto da quattro storie di finzione che hanno luogo nell’ultima settimana di vita di Eluana, dal momento in cui da Como viene trasferita a Udine.

La prima storia parla del deputato PDL Ullano Beffardi (Toni Servillo) che viene invitato a Roma per votare una legge d’urgenza del governo Berlusconi per impedire a Beppino Englaro di staccare i supporti che tengono in vita Eluana; la seconda storia narra della figlia di Ullano, Marta (Alba Rohrwacher) che va a Udine decisa a manifestare contro l’interruzione del trattamento. Qui incontrerà Roberto (Michele Riondino) e il suo fratello un po’ strano (Fabrizio Falco); la terza storia parla del dottor Pallido (Pier Giorgio Bellocchio) che prende a cuore il caso di Rossa (Maya Sansa), tossicodipendente votata al suicidio; l’ultima storia racconta di una ex attrice di teatro (Isabelle Huppert) che ha rinunciato alla carriera per assistere la figlia in coma profondo.

Tutto il resto è noia

Fin dalla prima inquadratura la noia impera sovrana e le poltrone del cinema sembrano più comode del solito. Capiamo subito che si parlerà delle solite cose e lo si farà con una pomposità e una boria tipica del nostro cinema (ovviamente è un discorso generale), con quella prevedibilità che porta i nostri prodotti a non essere più considerati oltre il suolo italico.

Anche perché, diciamoci la verità, oltre il suolo italico, i nostri film farebbero appallare non poco. È come se, da qualche anno, l’Italia fosse stata travolta da un’onda anomala di tristezza e tutti volessero parlare sempre degli stessi argomenti: politici corrotti, storie d’amore complicate, guerra, crimini, rapporti familiari, episodi che hanno scosso l’opinione pubblica.

Tutti per dire:”Il mondo è triste, non c’è via d’uscita. Uccidetevi!”. La maggior parte dei film italiani, compreso Bella addormentata, potrebbe tranquillamente finire nella lista dei Consigli per il suicidio del Dottor Faust.

Poi non si lamenti Bellocchio che non vince i premi: fin quando in Italia non si cambia e non si va oltre, i premi non li vinciamo. E [SPOILER] se consideriamo che la seconda storia sembra una mocciata che finisce male, ognuno faccia le dovute considerazioni [FINE SPOILER].

Cosa salvare

Ci sono due cose da salvare in questo film: 1) La scena in cui i deputati del PDL festeggiano in televisione e si vede Toni Servillo con il capo abbassato che non se ne importa minimamente, non a caso ripreso completamente in nero per fare da contraltare al colore del PDL; 2) le interpretazioni di Toni Servillo, Roberto Herlitzka (che interpreta lo psicanalista del PDL e ormai viene chiamato dappertutto per risollevare le sorti delle varie tristezze italiane) e Fabrizio Falco, un giovane da tenere d’occhio seriamente.

Lo scopo di Bella addormentata è far capire che ognuno è dotato del libero arbitrio e può fare ciò che vuole: si può scegliere di morire come si può scegliere di salvare chi vuole morire, di essere fedele ad una linea come di andare controcorrente, (SPOILER) di amare una persona come di sacrificarla per uno scopo più grande come quello di accudire un fratello che ha bisogno (FINE SPOILER).

Ma queste cose ce le hanno già dette migliaia di volte e anche lui stesso l’ha fatto precedentemente. Vogliamo qualcuno che ci dica qualcosa di nuovo, vogliamo rinascere, ma la sensazione è che questo torpore durerà ancora molto.

See You Soon.

 

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4 pensieri su “Bella addormentata (Marco Bellocchio, 2012)

  1. Fintanto che i problemi restano irrisolti e che in Italia purtroppo esiste una logica di compromessi morali e politici, penso che il film sia stato coerente con quella che è la nostra realtà. Di favola c’è solo il titolo del film e credo che un regista abbia il compito di approfondire argomenti che sono ancora tabu’. Certamente non possono fare gli illusionisti e raccontarci storie edulcorate. Se non ci si vuole annoiare, si possono scegliere film leggeri e brillanti e non drammatici. Come spettatrice l’ho trovato un film equilibrato, forse la seconda storia effettivamente era banale ed anche un po’ scontata. Il resto non mi ha affatto annoiata.

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    1. Parli con uno che tra i suoi film preferiti annovera la quasi totalità dei film di Tarkovsky, di Herzog, di Dziga Vertov e altri che di certo non sono etichettati come registi leggeri e brillanti:D.
      Ti rispondo avendo visto moltissimi film italiani dell’ultimo decennio, quindi con una certa cognizione di causa dicendoti che quello che accusa al cinema italiano attuale è proprio quello che hai detto tu, non approfondiscono argomenti che sono ancora tabù e si limitano invece a presentarci sempre gli astessi argomenti che, nel frattempo, non sono diventati più tabù. Io “ero” un grande fan di Bellocchio, “Vincere” mi piacque molto nonostante divise parecchio, non parliamo de “L’ora di religione”.
      L’unica cosa, invece, per cui gli posso rendere merito, è stata quella di non aver trasformato la vicenda Englaro in una fiction come spesso sta succedendo ultimamente per altre vicende, ma non si può negare neanche che non ci sia niente di nuovo. Drammi esistenziali, ci sono (Il deputato), drammi familiari ci sono (Tutte le storie, tranne quella del dottore), le tragedie socio-politiche ci sono ed ecco perchè, a vedere sempre le stesse cose (anche con registi diversi), uno si annoia (e ti dico che ci si sarebbe annoiati lo stesso anche se fosse stato un film leggero e brillante).
      Va bene il lacrima-movie d’autore e “pesante”, ma se c’è la novità, non se si ripete ciò che già altri hanno detto e ridetto. Usare il fatto di cronaca è solo un escamotage per fare soldi (che poi neanche ne sta facendo più di tanto) perchè non ci vuole niente con il fatto di cronaca fare un bel film (che, ripeto, a mio avviso non è accaduto), far parlare di sè e quindi incassare (non riuscendo neanche in questo). E quindi un bel “CHE PALLE!” non glielo leva nessuno. Bellocchio, per me, ha fallito su tutta la linea e, con lui, il cinema italiano. Fuori confine, la gente ha le palle di fare palle, ma sono palle sempre nuove e, quindi, a seconda della bravura o meno del regista, risultano piacevoli o meno.

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      1. In verità non l’ho trovato un film strappalacrime né credo che l’intento di Bellocchio sia stato quello di fare soldi. Io ho espresso un parere da spettatrice e certamente non oso addentrarmi nel campo della critica cinematografica che non è mia materia. Tuttavia, visto che siamo in un paese democratico, credo che esprimere un’opinione sia anche un occasione di scambi di vedute e di confronti. La giuria di Venezia composta da critici autorevoli, ti da ragione (chapeau). Io invece mi ritrovo nel pubblico che in sala ha dedicato a Bellocchio una standing ovation. Comunque Ti faccio i miei complimenti e ti ringrazio per avermi risposto.

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      2. Ma io lo dico sempre che il mondo è bello perchè è vario:D. Più che altro, spero che la mia risposta non sia stata troppo aggressiva nell’esprimere il mio punto di vista perchè non volevo assolutamente. Ho riletto la mia risposta e, in alcuni punti, specie nella parte finale, ho notato che il tono poteva essere fraintendibile. Se così è parso, me ne scuso con sincerità, non volevo imporre la mia ragione, ma solo rispondere gentilmente ad un punto di vista diverso dal mio.
        Del resto il cinema è bello proprio perchè ci si confronta:D

        Hanuman

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