Trionfo dei Taviani ai David di Donatello

Per parlare male del cinema italiano non ci poteva essere occasione migliore della cerimonia dei David di Donatello tenutasi ieri pomeriggio all’auditorium della Conciliazione. Ma non per i premi assegnati, figuriamoci. Come vedremo, anche lì c’è da discutere su talune cose, ma non è che possiamo fare sempre i rompipalle cui non sta mai bene nulla. No, parliamo proprio dell’evento: un carosello di personaggi imbarazzati e imbarazzanti.

Presenta Solenghi, ma l’ex componente del trio delle meraviglie, in realtà, svolge piuttosto il compito di punzecchiatore di Gian Luigi Rondi, ironizzando a intervalli regolari sulla sua età giurassica facendo riferimento ad antiche invenzioni dell’essere umano come – ad esempio – la ruota. Poi, per farsi perdonare, lo sviolina quando sul palco chiama Gina Lollobrigida a fare da madrina della serata. Tra le altre madrine, annoveriamo l’ultima discendente della dinastia Fendi e Valentina Lodovini che con un vestito-zanzariera rovina la sua polposa bellezza. A questa successione di esilaranti siparietti fa da controcampo un pubblico (giustamente) mummificato, che non ride perché c’è poco da ridere e accenna applausi più per cortesia che altro.

Venendo alla materia cinematografica, quest’anno c’erano in lizza film che ci sono piaciuti. Tranne Terraferma, che però è prodotto da Cattleya e quindi doveva esserci sennò Tozzi se la prendeva a male.

C’è stata una scientifica distribuzione tra i Taviani che hanno vinto i premi grossi (film, regia, produttore, il montaggio di Perpignani, fonico di presa diretta), poi il nostro amico Nanni Moretti, che ritira il premio per il papa di Michel Piccoli e può fregiare il suo bel film dei riconoscimenti al décor (David per le scene e i costumi), e infine Paolo Sorrentino, che con This must be the place vince trucco, parrucco, canzone originale e musiche di David Byrne, sceneggiatura (con Umberto Contarello), fotografia di Luca Bigazzi. Marco Tullio Giordana aveva sedici candidature, ma hanno vinto solo Favino e la Cescon come attori non protagonisti. L’avrebbe meritato anche Mastandrea, ma ubi Santo Padre commissario Calabresi cessat. Ah, Romanzo ha avuto anche il David agli effetti speciali.

La cinese Zhao Tao vince come miglior attrice protagonista per Io sono Li: sul palco, lei bellissima, il traduttore bravissimo, Solenghi che fa le smorfie e poi si rifà dimostrando di aver capito come si dice “grazie” in cinese.

Al film Scialla!, poi, sono legati i momenti meno edificanti della serata. Francesco Bruni vince come miglior regista esordiente, e questo non è grave per il fatto che abbia cinquant’anni, ma piuttosto perché in lizza c’erano la Rohrwacher, Segre, Stefano Sollima, con film migliori. Meno male che Bruni stesso, comunque, ha fatto i complimenti a tutti gli altri candidati (forse rendendosi conto dell’improponibilità del verdetto), ricordando anche esclusi illustri come i fratelli De Serio.

Poi però è arrivato l’incredibile Luigi Abete, che ha consegnato il David Giovani, assegnato da un numero oceanico di studenti. Meno ubriaco di quando salì sul palco del festival di Roma (ma forse con il nasino leggermente incipriato), Abete ha introdotto il vincitore srotolando la solfa degli spettatori del futuro, eccetera, eccetera: e poi premia Scialla!. Fantastico. Nel corso della serata, più volte è stata condotta la crociata contro la pirateria: nobile causa, ed è stato bello che l’abbiano perorata due artisti che ammiriamo molto quali Favino e Bigazzi. Solo che sarebbe bello poterli avere a pranzo a casa per farmi spiegare dove e come, altrimenti, potrei procurarmi i film muti che mi servono per studiare o i film di grandi autori su cui magari devo scrivere un saggio epperò non esistono in dvd, o magari ancora tanto cinema orientale, che oggi è quanto di meglio ci sia sul piano artistico ma noi ne possiamo vedere una parte insignificante.

Quasi amici è il miglior film dell’Unione Europea, Una separazione il miglior film straniero. Liliana Cavani premio alla carriera. Il suo intervento è stato la cosa migliore della serata, insieme al decolleté di Micaela Ramazzotti e al cortometraggio Dell’ammazzare il maiale, di Simone Massi, che speriamo di poter vedere quanto prima.

Elio Di Pace

immagine: amirmusic.it

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