The Outsider, un diario. Episodio 3 - CineFatti

The Outsider, un diario: Episodio 3

… e subito arrivò Holly Gibney nel mystery tratto da Stephen King

Come previsto la corsa iniziale voleva arrivare a lei, Holly Gibney. Il terzo episodio di The Outsider dal titolo Dark Uncle aveva come unico scopo schiacciare il pedale del freno e presentare uno dei personaggi fondamentali del romanzo di Stephen King, nonché “nuova” arrivate nel kingverse giacché è l’eredità della trilogia di Bill Hodges, già adattata da Audience Network nelle tre stagioni di Mr. Mercedes e lì interpretata da Justine Lupe.

Qui è Cynthia Erivo fresca di nomination agli Oscar per Harriet, unica interprete a rappresentare gli afro-americani nelle quattro cinquine e detective privata per The Outsider. Ralph Anderson (Ben Mendlesohn) è stato sospeso pro-forma per aver ucciso Ollie Peterson nell’agguato contro Terry Maitland (Jason Bateman) ma il dubbio che possa aver commesso un errore cresce con l’aumentare delle prove contraddittorie e bizzarre che emergono.

Conosciamo meglio l’agente Yunis Sablo (Yul Vazquez) e l’odiato detective Jack Hoskins (Marc Menchaca) continua col suo atteggiamento bellicoso nello strip club Gentlemen, Please dove lavora pacificamente l’ex-tossico Claude Bolton (Paddy Considine). Una carrellata a cui si aggiunge finalmente con un poco di peso Alec Pelley (Jeremy Bobb), ma è Holly Gibney il centro del primo di due episodi diretti da Andrew Bernstein.

Mentre Hoskins si ritrova magicamente con un’eruzione cutanea durante una visita al granaio dove sono stati trovati gli abiti di Maitland – coperti in una sostanza che credevano fosse liquido seminale – Holly è chiamata da Pelley e l’avvocato Howard Salomon (Bill Camp) per investigare l’unico luogo ancora non calpestato: Dayton, Ohio. Ed è esattamente non lontano da dove lavora Gibney.

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Scura era la notte

Bateman alla regia non era male, Bernstein è un mostro. Stabilita l’atmosfera di mistero nei primi episodi, tocca ad Andrew ricordare che qualcosa è la fuori: è un’ora di televisione buia, con la macchina da presa posizionata negli angoli alti e bassi non abitati, fuori dalle stanze a incorniciare le discussioni di gruppo. L’incontro tra le squadre avversarie Sablo-Anderson e Salomon-Pelley è addirittura ripreso per intero dall’esterno dell’edificio.

Qualcosa è all’ascolto, qualcosa guarda dall’alto o dal basso mentre la piccola Maitland racconta dei suoi incubi con l’uomo dalla faccia non-finita. Bernstein raccoglie il testimone e senza mostrare ulteriormente l’uomo incappucciato lascia capire che non è affatto scomparso. L’unico problema è l’eccesso raggiunto in questa direzione nella gita di Hoskins al granaio: la reazione del detective sembra piuttosto assurda non essendoci altro che topi.

È questo è sul fronte registico, perché personalmente ho un altra rimostranza: sono stanco dei personaggi cosiddetti “geniali” perché conoscono qualcosa a memoria. Holly Gibney crede nell’incredibile perché è proprio lei a farne parte, a quanto pare dall’infanzia, ma al di là di queste pazzesche doti mnemoniche non è ben chiaro quale sia la differenza tra lei e uno Sheldon Cooper qualsiasi. Spero il personaggio venga reso meno ridicolo in futuro.

Ah, una domanda: se Pelley ingaggia Gibney perché volare a Dayton richiederebbe troppo tempo, com’è che in seguito accetterà insieme ad Anderson di incontrare l’investigatrice privata lì in Ohio? Le sue motivazioni sono chiare, meno quelle del team in Georgia. È fin troppo evidente come sia solo un sistema per introdurre il personaggio, potevano però pensare un momento alle falle logiche presentate nel giro di pochissimi minuti.

SPOILER ALERT
Serie e romanzo

A tu per tu col libro

Avevo riscontrato poche differenze all’inizio: prima tra tutte la morte di Derek Anderson, e si dimostra ancora l’idea giusta per motivare la razionalità feroce di Ralph. Ora oltre al nome di Howie Gold cambiato in Salomon veniamo alle vere novità e non tutte sembrano essere particolarmente audaci né innovative, per quanto possano essere state necessarie per distanziarsi dal kingverse. Bill Hodges sembra non essere mai esistito.

Holly Gibney eredita l’agenzia Finders Keepers da Hodges e certamente non è una sensitiva. Il suo disturbo ossessivo compulsivo è una patologia lontana dalla sua apertura mentale: l’incredibile entra nella sua vita con l’esperienza della caccia al killer della Mercedes. È evidente come la HBO fosse dispensata da citare la trilogia iniziata con Mr. Mercedes ma correre a definire Gibney una sorta di sensitiva sembra un passo più un lungo dell gamba.

Apre le porte a una sottotrama differente e dovendo andare avanti per altri sette episodi nonostante in confronto al romanzo siamo già ben oltre la metà, è d’uopo prevedere grandi novità in futuro. Non è da escludere che possano esserci dei legami sottili con altre storie di Stephen King – senza che siano citate esplicitamente – ma tra L’incendiaria e L’istituto non è la prima volta che qualcosa di kinghiano analizza bambini con doti speciali.

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Viva Jeannie, abbasso Jack

Sono invece contento che Richard Price abbia trovato il modo di espandere la partecipazione di Jeannie Anderson (Mare Winningham) dando a lei alcune scene originalmente appartenute a Ralph, come l’interrogatorio alla piccola Maitland oppure la discussione con la madre e moglie di Terry, Marcy. Hanno trovato l’interprete giusta e la via migliore per non mettere da parte il club delle mogli. Sperando Holly non le calci via.

Il premio al peggior cambiamento lo vince l’incontro tra el Cuco e Jack nel granaio. Principalmente perché non c’è. Il contatto e il suo risultato si presentano col rush cutaneo, ma lui non lo si vede né lo si sente se non per un brevissimo secondo. Hoskins passa l’intero episodio a lamentarsi del dolore e a chiedere a chissà chi che farebbe qualsiasi cosa pur di farlo andare via. A chi lo chieda non si sa, ma del resto l’episodio si conclude sul gabinetto.

Il quarto episodio potrebbe iniziare con la chiacchierata con el Cuco nel vano doccia, oppure nel carcere dove si è suicidato l’infermiere della casa di cura dov’è ospite Peter Maitland, padre di Terry. Anche quella è stata una scelta per allungare il brodo. Ora vedremo domenica 26 dov’è che The Outsider andrà a parare, quanti errori saranno corretti e soprattutto quali altre meraviglie mnemoniche caratterizzeranno Holly Gibney.

Fausto Vernazzani

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