Il presidente - CineFatti

Il presidente Ricardo Darín

Lo spettro del potere cala sui presidenti del Sud America

Non c’è necessità di sottolinearmelo, tra il 31/10 e il 1/11 nelle sale è stato un susseguirsi di uscite attesissime, anche per me: Primo uomo e Millennium in cima, ma anche Hell Fest, il fantasy di Eli Roth, Ruizpalacios e il Disney di turno, ma fidatevi e considerate anche Il presidente di Santiago Mitre distribuito dalla Movies Inspired.

È minuscolo nel grande sistema, ma un discreto campione di incassi in Argentina e soprattutto una vetrina scintillante per uno dei migliori attori viventi, Ricardo Darín, se non uno dei migliori di sempre. Al pari di grandi interpreti USA come Daniel Day-Lewis e Joaquin Phoenix, dovrebbe essere motivo sufficiente per vedere un film.

Le basse vette della politica

Siamo in cima alle Ande in Cile per un summit dei presidenti del Sud America, un incontro rafforzato dalla presenza del nuovo premiere brasiliano fermo nella decisione di costruire una solida alleanza col resto del continente per favorire una crescita comune sostenuta dalla potenza petrolifera del più grande paese dell’area.

Hernán Blanco (Darín) è da poco primo ministro argentino, anonimo e senza spina dorsale secondo la maggioranza del paese di cui è al comando, ma con un grande scheletro nell’armadio e proprio per questi due motivi una preda succulenta per lo sciacallo affamato nascosto nell’ombra, gli Stati Uniti d’America.

Intrighi sulla neve

Con il presidente stampato sullo schermo minuto per minuto Santiago Mitre sembra esprimere ad ogni costo il suo desiderio di restare in trincea sul dramma personale, tempesta che sconvolge un uomo all’apparenza mite e innocuo scaraventato all’improvviso nell’occhio di un ciclone simile a una Storia già vissuta.

È la tragedia di un continente stretto nella morsa dei tentacoli statunitensi sentita attraverso gli occhi di un uomo prima ancora che di un presidente. Un uomo schierato dalla parte del potere all’ombra di una catena montagnosa imponente, un possente promemoria per una politica consapevole di essere candida solo all’esterno.

Il presidente

Ricardo Darín è un novello Marcello Mastroianni. È sufficiente cliccare su record e la grandezza si registra sullo schermo sfruttando solo un’innata cinegenia, tuttavia la fortuna la deve senz’altro anche ai talentuosi registi davanti cui ha potuto recitare e Mitre merita il titolo di presidente tanto quanto Trapero e Campanella.

Insieme al dop Javier Julia umanizza un grosso evento politico e lo relaziona all’ambiente cogliendo ogni occasione di trattare i personaggi come ferite sulle montagne. Le abitazioni si stagliano appuntite come esempio di conquista e lame nella neve, scatole colme di piccoli uomini e al contempo patria di grandi decisioni.

Ecco perché dalla crisi emozionale della figlia di Hernán (Dolores Fonzi) alla cruda inchiesta della giornalista Claudia Klein (Elena Anaya), dalle viscide mire del presidente messicano (Daniel Giménez Cacho) allo psichiatra appena giunto (Alfredo Castro), tutto sembra assumere proporzioni mutevoli, dal minuscolo all’immenso.

Un gioco di proporzioni

Il titolo italiano assume così una valenza nuova rispetto all’originale La cordillera (trad. catena montuosa) e al neutro titolo internazionale The Summit, cadendo sull’uomo e non sullo spazio, facendo del protagonista il centro e sottolineando anche la potenza dei personaggi in relazione alle gigantesche circostanze politiche e ambientali.

E va detto che Il presidente Ricardo Darín è all’all’altezza delle montagne e della storia. Gli occhi raccontano segreti a metà e l’espressione trattenuta un desiderio di esplodere contro ogni diceria scritta nei suoi confronti, ma soprattutto la voglia di emergere, diventare importante, saltare da pedone ad alfiere sullo scacchiere internazionale.

Darín regge sulle sue spalle ogni grandezza paratagli sul percorso in un’interpretazione degna di altri capolavori come Il segreto dei suoi occhi e Cosa piove dal cielo? caricando anche il buio con un carisma a cui di rado assistiamo nel cinema. Ed è questa prova il motivo principale per cui Il presidente è necessario (ri)vederlo.

Ma è anche un altra dimostrazione di forza del cinema argentino, al pari del cileno in ascesa sulla scena globale – la crescita del cinema latino-americano non c’è bisogno che ve la dimostriamo, no? – ormai culla di attori memorabili e registi attenti non solo al proprio giardino sul retro, ma anche allo sguardo degli altri mondi.

Fausto Vernazzani

Voto: 4/5

2 pensieri su “Il presidente Ricardo Darín

  1. Sono d’accordo, un gran film, ma soprattutto un grande Darin, e penso tu non abbia esagerato definendolo uno dei più grandi attori viventi. Sicuramente è uno dei più grandi attori in lingua spagnola (con Bardem). Questo film lo vidi un anno fa al tff, in un clima di generale entusiasmo del pubblico per l’opera. Gustato in lingua originale Guarin è strepitoso…

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    1. Un mito, per me anche sopra Bardem che pure è uno dei migliori in circolazione. Li considero attori capaci di decretare il successo di un film. Questo di Mitre è sicuramente valido per una lunga serie di ragioni, ma Darìn è la più importante, è lii a portare il 90% del carisma della pellicola.

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