Cosa piove dal cielo - CineFatti

Cosa piove dal cielo? (Sebastián Borensztein, 2011)

Cosa piove dal cielo? Tutta la dolce stranezza della vita.

Questa storia è basata su fatti realiAvete mai visto piovere mucche dal cielo? Basta accostare queste due brevissime frasi per sintetizzare efficacemente il grottesco elevato ad arte dell’incontro di questa preziosa pellicola sul senso della vita (ma quale non lo è, poi?). Ma c’è di più e con straordinaria leggerezza nel terzo film del regista argentino Sebastián Borensztein, in trionfo al sesto Festival di Roma.

Il titolo originale di Cosa piove dal cielo?, Un cuento chino (“un racconto cinese”) richiama una espressione utilizzata nei paesi ispanici per indicare un racconto o un fatto bizzarro, senza senso, difficile da credere (fonte: Wikipedia) e ben rappresenta gli improbabili sviluppi di una questione privata però provata dai flussi migratori del terzo millennio che recapitano accidentalmente Jun, sventurato ragazzo cinese emigrato per raggiungere i parenti in Argentina con in dote l’indirizzo scritto sul braccio e una storia tragicamente assurda, a Roberto, moderno Scrooge dickensiano titolare di un piccolo negozio di ferramenta alla periferia di Buenos Aires, ormai docilmente arreso a una vita riempita da un’unica grande passione: collezionare ritagli di giornale provenienti da tutto al mondo che contengano storie inverosimili ed eppure realmente accadute.

Il prologo è dei più improbabilmente serrati, ambientato nella bucolica regione di Fucheng in Cina, con l’idillio romantico della complicità tra due innamorati interrotto tragicamente da una mucca che piove dal cielo, uccidendo la ragazza. Il ragazzo è invece Jun, che nella scena successiva (con dedica implicita per gli amanti del butterfly effect) viene scaraventato fuori da un taxi proprio davanti al negozio di Roberto e non parla una parola di spagnolo.

Roberto, chiuso nelle piccole e nevrotiche abitudini di una vita che non è stata ciò che egli avrebbe desiderato per se stesso (Mio padre andò via dall’Italia scappando dalla guerra. Non sapeva che qui c’era un’altra guerra ad aspettarlo) gli fornisce una prima e essenziale assistenza,chiedendo aiuto inutilmente alla polizia locale e all’ambasciata cinese, dove gli annunciano che per tutto il tempo necessario a ritrovare lo zio disperso, il giovane resterà sotto la sua tutela, a cui verrà motivato dalla cognata dell’amico edicolante, Mari, che vive in campagna e ama la nobiltà d’animo di Roberto da sempre, benché le barriere emotive di lui siano troppo rigide per permettergli un impegnativo rapporto di coppia, da cui infatti riesce a tenersi alla larga nonostante l’insistenza di lei.

Giostrate dal carattere umoristicamente grottesco, in Cosa piove dal cielo? si portano avanti parallelamente narrazioni paradossali e personaggi solidissimi, in un dramma talmente alleggerito dal gusto per la boutade e dall’attenzione per i sentimenti più genuini del genere umano da diventare una squisita commedia sul senso della vita. Impreziosita dalla recitazione teatrale del protagonista Ricardo Darín (Il segreto dei suoi occhi) e con una tematica approssimabile a una tra le più care del maestro Buñuel, l’ospite, l’altro, lo straniero (basti pensare a L’angelo sterminatore) la pellicola è una storia fatta di gesti, emozioni e difese comuni ed uno dei suoi maggiori pregi risiede nella potenzialità di testimoniarci tutti nonostante l’improbabile vicenda fatta di pochi ingredienti sapientemente mescolati fino a lievitazione naturale.

E così mentre una discretissima regia accompagna placidamente l’impasse grottesca venutasi a creare, si svela Roberto in ogni suo autoinganno e si accenna debolmente alla recente storia argentina. Ma la situazione non si sblocca, dei parenti di Jun nessuna traccia, ed è qui che Roberto getta il cuore oltre l’ostacolo di una vita di grandi rinunce e piccole soddisfazioni e decide improvvisamente, finendo per sorprendere se stesso, di non abbandonare il suo nuovo improbabile ospite al suo destino.

La presenza dell’ospite inquietante in casa rivoluziona la vita e le emozioni sopite scatenando episodi digressivi sapientemente esilaranti fino al prevedibilissimo lieto epilogo, che chiude il cerchio con un amore che sboccia nuovamente celebrato alla presenza di una mucca, stavolta inoffensiva e invero ben augurante.

Aggraziato elogio dell’empatia, da vedere nei momenti di misantropia più acuta: potreste ricredervi.

Luca Buonaguidi

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