Dear Basketball - CineFatti

#InCorto: Dear Basketball (Glen Keane, 2017)

Dear Basketball, scrisse Kobe Bryant

Miglior Corto animato agli Oscar 2018, Dear Basketball colpisce innanzitutto per due cose, la prima delle quali sta in un nome: Kobe Bryant. È lui a creare e narrare – come ricordano i titoli di coda – con la supervisione di Glen Keane, l’aiuto di Brian Hunt e l’accompagnamento musicale di sua maestà John Williams.

Primo atleta NBA a ricevere una nomination dalla Academy, Kobe si lancia in questo brevissimo one man show per riscrivere il proprio addio al basket dopo vent’anni di onorata carriera. Riscrivere: avete capito bene.

Poesia in sospensione

Il testo che udirete in sottofondo a Dear Basketball, reso pubblico già diversi anni fa da The Players Tribune, altro non è che una poesia scritta da Bryant in persona. Che da autore diventa anche lettore, come testimonia l’inconfondibile voce narrante giustapposta alla melodia di Williams.

A questo punto vi sarà abbastanza chiaro che non c’è da aspettarsi niente di sorprendente in termini di azione: la sceneggiatura è quasi tutta lì, nello spazio invisibile e statico fra didascalia e immagine, commento e (di)segno.

Essenziale è bello

E tuttavia il commovente dinamismo di Dear Basketball sorge dalla stessa pacatezza dei suoi toni, dall’apparente immobilità formale – e in parte anche tematica – del concept da cui nasce: l’appassionata dedica di un bimbo di sei anni così innamorato / da non vedere mai la fine del tunnel / ma solo se stesso / correrne fuori.

Quando la star dei Lakers annunciò il proprio ritiro aveva trent’anni in più, ma grazie alla splendida visualizzazione realizzata da Keane si riesce a dimenticarlo: il bambino genera l’adulto, l’adulto si mescola al bambino e non si ha bisogno di sapere altro.

Come bozzetti in successione i volti sfumati a matita cessano di distinguersi, parte di un unico viaggio – e di un unico abbraccio – all’interno del tunnel, da una piccola stanza illuminata al grande campo da basket inondato di folla e di coriandoli. Love you always, dice alla fine Kobe e, che vi piaccia o no la pallacanestro, il suo messaggio farà comunque centro.

Lo trovate QUI.

Francesca Fichera

Voto: 3.5/5

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