Sono tornato - CineFatti

Sono tornato (Luca Miniero, 2018)

Sono tornato riporta in vita Benito Mussolini nel XXI secolo.

Una ragazza in un’intervista dichiara di essere una fotomodella di nudo e che non vota perché dei politici non gliene importa nulla. Poi si gira intorno chiedendo agli amici che cos’è la politica. È questo l’inizio di Sono tornato, il nuovo film di Luca Miniero, remake del tedesco Lui è tornato tratto a sua volta da un romanzo di Timur Vermes.

Se l’originale sancisce il ritorno di Adolf Hitler nella Germania del XXI secolo, nel film di Miniero è Benito Mussolini a ritornare in Italia nel 2017.

Miniero con l’apertura mette subito in chiaro l’idea che ha dei giovani e della loro competenza politica e proprio in periodo di elezioni sembra quasi chiedersi in che mani è l’Italia: Mussolini contribuisce a rafforzare questa presa di posizione.

L’Italia sarà pronta?

Nelle candid documentarie fatte da Miniero, Massimo Popolizio vestito da Mussolini e Frank Matano/Andrea Canaletti, precario regista di documentari, per le strade d’Italia vediamo giovani farsi dei selfie col Duce per trovare gloria e like su Instagram, altri fare il saluto fascista e, in alcune interviste a gente comune, si nota una certa fertilità di terreno per il ritorno di un uomo forte al potere.

Alcuni gridano addirittura “Ritorna, c’è bisogno di te”. Sarebbe curioso leggere le opinioni degli antifascisti alla visione di Sono tornato, uscito a pochi giorni dal Giorno della Memoria e a ridosso delle elezioni del 4 marzo.

Carne al fuoco

Miniero critica qualsiasi cosa: la politica da teatranti, senza risparmiare nessuno, da Berlusconi a Renzi, da Salvini a Grillo, l’antipolitica; la televisione diversa da Sky che, in quanto produttrice e distributrice, crede molto nel progetto e fa pubblicità al proprio palinsesto come i TG, i programmi sportivi ed E poi c’è Cattelan, demonizzando invece le altre offerte in stile Maria de Filippi.

Gettando tanta carne al fuoco la superficialità è inevitabile, le critiche sono rapide e poco incisive, ma a differenza dell’originale tedesco Sono tornato affronta meglio alcune tematiche, come la dimensione social. Così vediamo, ad esempio, puntualmente apparire l’hashtag col quale commentare la puntata sui vari social network in ogni trasmissione dove il Duce Benito Mussolini si presenta come comico.

L’empatia che raggela

Un comico con cui Miniero stabilisce volutamente un inquietante contatto empatico, mostrandolo commosso davanti alla foto della moglie trovata su internet, sentendolo pronunciare delle sferzate persino condivisibili al popolo di analfabeti italiano.

Sono tornato vuole far paura con Benito Mussolini e le nostre reazioni alle sue battute, come testimonia la scena in cui Katia Bellini/Stefania Rocca e la sua crew di dirigenti televisivi, alla lettura del boom di ascolti del Duce, intonano in coro Faccetta nera.

Un film spaccato in due

Ecco, qui bisognerebbe fare una distinzione importante tra la prima parte del film, nella quale Mussolini scoperto da Canaletti inizia a fare il giro d’Italia, e la seconda, in cui Miniero inizia ad ambientare Sono tornato nel mondo della televisione in un modo anche, bisogna dirlo, poco italiano e, forse proprio per questo motivo, meno riuscito.

La prima parte è sicuramente la efficace, grazie ad alcune belle trovate – per esempio quando Mussolini trova la chiave della sua abitazione sotto il vaso, oppure la quasi totalità della scena ambientata nel negozio della coppia omosessuale.

Anche Frank Matano, per quanto sia un pessimo attore, riesce a fare da ottima spalla per le battute di un bravissimo Popolizio ed è proprio quando Matano sparisce e Mussolini è inglobato in ogni programma televisivo che Sono tornato si perde quasi del tutto, cambia completamente registro, come se Miniero avesse girato due film diversi.

Il Mostro e il mostro

Per far ritornare Matano sullo schermo Miniero inventa una forzatissima storia d’amore tra Canaletti e una segretaria di MyTV con la nonna affetta da Alzheimer (Ariella Reggio), con la sola funzione di regalarci l’unica scena intensa.

Un monologo magistralmente interpretato dall’attrice ottantunenne che visse sulla sua pelle la deportazione ad Auschwitz dei cuginetti. Unito agli ascolti del Duce, si svela finalmente il Mostro, quell’uomo pericoloso che macchiò la storia con la sua infamia.

Del resto, dice la nonna, anche all’epoca Mussolini fu inizialmente considerato un comico.

Roberto Manuel Palo 

Voto: 2/5

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