Saw: Legacy - CineFatti

Saw: Legacy (Michael e Peter Spierig, 2017)

Dopo sette anni, l’enigmista torna al cinema. Ma ce n’era davvero bisogno?

Diciamolo con franchezza, un ottavo episodio della saga di Saw non lo aspettava nessuno, né tanto meno se ne sentiva il bisogno di spolverare un franchise inutile visto che Saw 3D, girato nel 2010, fu un flop di proporzioni stratosferiche. Kevin Greutert ci ingannò intitolandolo Final Chapter e, invece, eccoci qui a parlare di nuovo della saga dell’enigmista.

È importante, prima di addentrarci nel vivo, dire due parole sui fratelli Michael e Peter Spierig, registi di Saw: Legacy. Nel mondo degli appassionati di horror, leggere il nome dei fratelli fa fare gli occhi a cuoricino e l’hype cresce a dismisura.

Conosciuti per lo più per il bellissimo Predestination del 2014, ai tempi dove Ethan Hawke iniziava ad apparire dappertutto peggio di Toni Servillo, ma io vorrei citare invece il loro sottovalutatissimo esordio del 2003, Undead, a mio avviso un capolavoro dell’intrattenimento.

Intrattenimento (s)collegato

Intrattenimento che cercano di ottenere in questo ottavo episodio di Saw, riuscendoci in parte e perlopiù grazie a qualche battuta simpatica. Purtroppo il modus operandi dell’enigmista e dei suoi adepti è un marchio di fabbrica, quindi poco potrebbe fare chiunque per dare nuova linfa vitale alla saga, altro motivo per il quale non si sentiva il bisogno di questa nuova produzione.

L’arco temporale della vicenda è 10 anni dopo gli eventi di Saw 3D. Un serial killer miete le sue vittime utilizzando lo stesso schema di John Cramer e la polizia sospetta addirittura che sia tornato in vita. Questa è la brevissima trama di un film ingarbugliato, degno erede degli (s)collegamenti incomprensibili o quasi dei sette episodi precedenti.

Il prima e il dopo

Se il primo film di James Wan nel 2004 aveva una sua linearità e una sua chiarezza con un twist finale da applausi, oltre alla novità del personaggio e del suo modo di agire che io, ancora oggi, trovo stupendo, sadico e divertente, dagli episodi successivi si iniziano a inventare intrecci, ritorni.

Un campionario di assurdità che poi lo spettatore doveva ricordare perché, magari, dopo tre episodi ritornavano a galla.

La saga di Saw innervosisce parecchio e spinge a dubitare delle proprie capacità intellettive, semplicemente perché ci si scoccia di stare a capire cose che non stanno né in cielo ne in terra. Ul finale di Saw 3D è da divieto immediato anche solo di pensare a scrivere un altro film.

Presupponendo che chi si avvicina a Saw: Legacy abbia visto anche i sette episodi precedenti e non ci abbia capito nulla e si è divertito solo a vedere come la mente malata di John Cramer & Co. si disfa delle sue vittime che sperano di salvarsi, questo ottavo episodio si presenta in maniera più comprensibile, ma anche più prevedibile.

Il Tobin che potrebbe risollevare le sorti dell’umana stirpe…ma anche no!

Come detto, è difficile intrattenere un pubblico con un modo di agire trito e ritrito, a maggior ragione se ci son personaggi completamente nuovi. Ed è così che i fratelli Spierig trovano il modo di far resuscitare Tobin Bell con dei flashback che si confondono con l’attualità dell’azione principale.

Per evitare spoiler diciamo che…non si capisce niente fino alla fine come in tutti gli episodi precedenti, quindi gli Spierig sono rimasti fedeli all’essenza del franchise.

Purtroppo, però, nonostante il film sia un thriller ben confezionato, non viene accompagnato dall’originalità delle varie sequenze di tortura (a parte, probabilmente, la scena del silos), anche se la fantastica colonna sonora di Charlie Clouser ci accompagnerà anche questa volta, evitando l’assopimento (almeno nei titoli di testa e di coda).

Gli strumenti di tortura e anche le prove da superare sono praticamente uguali a ciò che abbiamo visto nei film precedenti e la noia assale lo spettatore nella parte centrale del film.
La palpebra potrebbe calare improvvisamente in più punti.

Rimandati a Settembre

Saw: Legacy sembra una puntata di CSI noiosa che cerca di risollevarsi con la Special Guest Star di puntata (Tobin Bell) e non ci riesce. Vogliamo bene agli Spierig, ma speriamo vivamente che tornino a dirigere progetti originali.

Roberto Manuel Palo


Voto: 2/5

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