Thor: Ragnarok - CineFatti

Il Thor di Waititi sventa il Ragnarok

Una cascata di eighties solleva dall’abisso Thor: Ragnarok.

Sorprendente come la Fase 3 del Marvel Cinematic Universe anziché mostrare le prime rughe del franchise sia riuscito a dare un tocco autoriale (concedetemi l’eccesso) al lotto intero. Per chi come me è sempre stato un detrattore dell’aspetto registico/narrativo del MCU questo 2017 è stata una straordinaria sorpresa, conclusasi con Thor: Ragnarok.

Fino a qualche anno fa non importava chi fosse alla regia, Joss Whedon e Alan Taylor entrambi mostrarono un certo risentimento per la Disney, Edgar Wright e Joe Cornish andarono via a testa alta da Ant-Man e proliferavano registi poco rispettati: lo stesso Taylor più sopra, Joe Johnston, Louis Leterrier, Peyton Reed, i fratelli Russo.

Questi ultimi con una buona dose di fortuna e accondiscendenza si sono conquistati la poltrona di Whedon, gli altri, anche grandi nomi come Kenneth Branagh, sono caduti sotto i colpi di una produzione maestra. A salvare Ant-Man è stato lo spirito di Wright e Cornish nella sceneggiatura, Gunn mantenne un minimo di aplomb.

Fase 3, fiducia alla regia

La Fase 3 è cominciata con la Civil War che tutti aspettavamo, mazzate alla cecata tra supereroi senza il classico villain, Scott Derrickson con Doctor Strange ha fatto faville in CGI (un 3D indimenticabile), James Gunn con Guardiani della Galassia Vol. 2 ci ha dato il migliore film Marvel, Taika Waititi oggi ha diretto una divertentissima commedia.

Thor: Ragnarok scritto dai soliti nomi Marvel, colpevoli dei due orrendi Thor e Thor: The Dark World, ha alla base il solito noioso canovaccio: il grande eroe è in difficoltà, messo in ginocchio dal un nemico potentissimo (stavolta tocca a Cate Blanchett) dovrà lottare dal basso per riprendere possesso della sua Asgard ora che Odino è morto.

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Un soffio di demenzialità

Chris Hemsworth continua a essere il bisteccone senza espressività né talento, e la sua Asgard una noiosa città dorata in cui l’unica personalità è quella del Loki di Tom Hiddleston, l’unico personaggio ambiguo del MCU a esser sopravvissuto grazie alla bravura del suo interprete. Il resto è sempre stato noia dall’inizio alla fine.

La gran pecca fu l’eccessiva seriosità del personaggio, cambiato radicalmente in questa fase dominata dall’ironia e ora dall’aperta commedia a tratti persino demenziale. Venuto dallo spassoso mockumentary What We Do in the Shadows e dal tenero e simpatico Hunt for the Wilderpeople, Taika Waititi ha soffiato via la rigidità del dio asgardiano.

La mano di Waititi

Avrebbe potuto farlo qualcun’altro? Forse. Ma Waititi è un regista originale, con una sua cifra stilistica e una evidente passione per la palese presa in giro dei classici del mestiere, degli strumenti soliti del regista di blockbuster. Nulla a che vedere con l’altrettanto apprezzabile parlantina dissacrante di Ryan Reynolds in Deadpool.

In Thor: Ragnarok parliamo della vera e propria gag da commedia slapstick, venuta da un altro pianeta in cui continuano a dominare gli anni Ottanta – e quindi un Jeff Goldblum letteralmente gigantesco – e quella scrittura parodica tipica del cinema dei fratelli Zucker, Jim Abrahams e, perché no, John Landis e Ivan Reitman.

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Lontano dal Marvel Cinematic Universe

Così facendo la villain di turno di Cate Blanchett sembra fuori posto, ma tanto quanto lo sarebbe stata se Waititi avesse seguito il solito copione. Perché Chris Hemsworth e il buon Mark Ruffalo se la spassano in un’estasi colorata insieme a Tessa Thompson, lanciandosi palle da bowling o facendo battute da bambinoni troppo cresciuti.

La natura da giocattolo, il muscolo del merchandising emergono e lavorano a pieno regime, si lotta a chi è l’avenger più forte e chi non vuole giocare è sciolto vivo, è un’arena infantile così come vuole l’obiettivo della Disney: vendere, vendere, vendere. Waititi ha comprato e si diverte sullo schermo allontanandosi dal solito schema.

Per rientrarvi lo fa con una regia totalmente diversa nelle scene di lotta, si ispira alle striscie originali da cui gli Avenger sono fuoriusciti in tutta la loro supereroistica bellezza. E allora lì Waititi prova a dirigere l’azione come fosse un disegno in movimento, dimostrando di essere comunque all’altezza del compito assegnatogli.

La demenzialità ci salverà…?

No. James Gunn in primavera è uscito con una commedia brillante esplosa in una scena finale di pura commozione. Scott Derrickson ha scelto la via dello spettacolo puro. Taika Waititi invece ha proposto di dare alla demenzialità un ruolo da protagonista. Tutti e tre sono ottimi approcci, tutti e tre sono una ventata di freschezza nello stantio MCU.

Insieme lanciano un segnale forte, ovvero la necessità di mandare al diavolo l’idea di avere un singolo supervisore col dovere di omologare tutta l’opera allo stile iniziale di Favreau, il nostro Abramo dell’universo Marvel. Una scelta coraggiosa in netto contrasto con chi, arrivato dopo, si è strappato i capelli per trovare il Magister ideale.

Christopher Nolan? Zack Snyder? Mark Millar? Chi più ne ha più ne metta, intanto alla Marvel sembrano aver compreso la formula giusta per sopravvivere: l’indipendenza registica nella scelta del tono narrativo, la nostalgia per gli onnipresenti eighties e una grande dose di autoironia con cui ricaricarsi in vista delle Infinity Wars.

Intanto, lunga vita a Taika Waititi!

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Fausto Vernazzani

Voto: 3.5/5

4 pensieri su “Il Thor di Waititi sventa il Ragnarok

  1. Dal primo trailer visto avevo una gran paura che questo film potesse essere una brutta sorpresa, sono entrato al cinema con un po’ di pregiudizio ma devo dire che mi sono ricreduto abbastanza.Alcune scene sono particolarmente comiche e riuscite, altre troppo forzate , ma nel complesso il scorre veloce.
    Forse hanno sfruttato poco il Ragnarok che dà rilievo al titolo, lasciandolo solo alla parte finale…
    https://lacineteca713.wordpress.com/2017/11/04/28-thor-ragnarok-flashreviewita/ qui la mia recensione se vuoi supportarla e confrontarla con la tua.
    ciao!

    Liked by 1 persona

    1. Avevo poca fiducia anche io all’inizio, più che altro perché il MCU era riuscito in passato a schiacciare registi più maturi di Waititi (Branagh, sigh!). Però ormai posso essere più tranquillo, hanno lasciato lavorare il neo-zelandese entro certi limiti, lasciando comunque trasparire la sua natura. Consiglio tantissimo tutto il resto della sua filmografia casomai mancasse :D

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