Gli asteroidi - CineFatti

Gli asteroidi (Germano Maccioni, 2017)

L’Emilia è lo spazio profondo da cui arrivano Gli Asteroidi.

La provincia, quella dell’Emilia Romagna e la sua pianura Padana, con i suoi paesaggi a cielo aperto e sconfinati, il suo silenzio, la stasi. Luoghi dalle geografie improbabili in cui della città non arrivano se non piccoli frammenti, nuclei industriali che riempiranno di fumo quegli spazi finché il mercato andrà come deve.

Successo e crisi in un non-luogo di tutti e di nessuno, dove semplicemente si deve sopravvivere.

Ivan (Nicolas Balotti) e Pietro (Riccardo Frascari) lo sanno, ed è per questo la mattina si va a scuola per giocare a fare gli studenti, il pomeriggio invece ci si rifugia in un capannone ad ascoltare le strampalate teorie astrofilosofiche di Cosmic (Alessandro Tarabelloni), il loro migliore amico geniale.

Tra qualche giorno però tutto questo finirà, perché un asteroide cadrà sulla Terra. Se deve arrivare la fine, meglio allora accoglierla come si deve: magari tentando quell’ultimo furto, firmato dalla Banda dei candelabri, fare affari con un improbabile pizzaiolo (Pippo Delbono) e portare a casa un gruzzoletto.

Gli asteroidi è l’opera prima, e quasi non si direbbe, di Germano Maccioni, uno di quei film che purtroppo passano silenziosi e inosservati, da sala quasi vuota.

Invisibile come i ragazzi e i luoghi che ne costituiscono la materia prima narrativa, alla necessità di raccontare il disagio e l’abbandono della vita di provincia – italiana, sì, ma la grande forza del film è proprio quella di darci la percezione che quella sullo schermo sia una delle tante province del mondo – si unisce la capacità di saper guardare con poesia e lucidità a un mondo, quello della periferia e i suoi disagi, che spesso nell’immaginario cinematografico e letterario italiano è stato diverse volte raccontato, e spesso anche stuprato, in maniera anticonvenzionale.

Fantascienza coi piedi per terra

Se per sopravvivere è necessaria sempre un po’ di fantasia, Maccioni sceglie la strada della meraviglia e dell’incredulità facendo appello alla fantascienza, ma restando pur sempre legato alla Terra.

In questa prospettiva la stazione astronomica protagonista del film – citazione sottile a Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni, un omaggio ma anche forse un’ispirazione inevitabile- è esattamente l’emblema di questa scelta, un punto sospeso tra il cielo e la terra in cui rifugiarsi e ricordarsi, come diceva qualcuno, che nell’incanto della riflessione abbiamo il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.

In fondo cosa è chiesto ai tre protagonisti se non di scegliere costantemente tra il bene e il male per costruirsi un’identità, in un’oscillazione quasi obbligata? Alla fantasia si aggiunge la crudezza, la realtà debordante e affilata, ben incarnata da un cast di non attori dai tratti delicati, un po’ infantili ma smussati dalle difficoltà del proprio tempo che li ha costretti a crescere prima.

Giovani meteore

Gli asteroidi non sono solo frammenti di pianeti che si aggirano nello spazio e che incrociando l’orbita sbagliata possono entrare in collisione con la Terra. Oggi gli asteroidi sono i giovani, satelliti e non più pianeti di uno spazio a loro disconosciuto, sul quale possono sostare il più delle volte a patto di mettere da parte desideri, aspirazioni e progetti troppo grandi, per adattarsi a quanto gli viene offerto o meglio ancora gli viene lasciato.

Il grande pregio del film di Maccioni è di lasciare che siano le immagini, le parole mozzate, gli sguardi interdetti dei protagonisti a raccontare questo malessere senza ramanzine didascaliche, genitori strillanti e classiche dimostrazioni sociali. Il dramma è espresso unicamente attraverso i personaggi, nei quali riusciamo a leggere il peso dei giorni del nostro presente, soprattutto quello dei giovani una volta che la dolce culla del periodo liceale giunge al termine.

Distruggere, salvare o magari tutti e due? Maccioni ne Gli Asteroidi sceglie il silenzio, perpetuato però da piccoli gesti, gli unici possibili e realizzabili nel proprio piccolo, ma rivelatori e rilevanti per comprendere meglio la realtà. Se non per cambiarla, almeno per difendersi e convivere nella maniera più umana possibile.

Valentina Esposito

Voto: 3/5

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