Fortunata

Fortunata (Sergio Castellitto, 2017)

Fortunata? Non proprio.

Un lungo corridoio e, in sottofondo, i rumori di un nuovo giorno che inizia: passi in una stanza, fruscii di vestiti, voci. È in un frenetico mattino di estate che entriamo nella vita affannata e accaldata di Fortunata (Jasmine Trinca) e sua figlia Barbara.

Figlia e mamma aggrediscono la vita a morsi: la piccola Barbara reagendo con rabbia agli effetti complicati del divorzio dei genitori, sua madre trascinandosi dietro un trolley carico di spazzole e prodotti estetici. Fortunata è una parrucchiera a domicilio e si sposta tra le case della periferia romana sognando di aprire il suo salone di bellezza con l’aiuto del suo miglior amico, un giovane bipolare (Alessandro Borghi) che accudisce l’anziana madre malata di Alzheimer (Hanna Schygulla).

La variabile nelle vite ordinarie di questi personaggi ha il volto comprensivo di Stefano Accorsi nel camice bianco dello psicologo dell’Asl che prende in cura Barbara ma che presto perde la testa per la madre. Bastano un paio di sedute e una confessione a cuore aperto per spingerlo a rincorrere Fortunata lungo il Tevere e rubarle un bacio rapace in una scena alla Mastroianni/Loren che risulta più comica che drammatica.

Una fortuna sbiadita

Quello di Fortunata è un (neo?) realismo spinto che non regge. Nonostante la generosa prova di Jasmine Trinca e la dolcezza di un viso che neanche il trucco sfatto e uno statush color pannocchia riescono a involgarire, il film di Sergio Castellitto non convince fino in fondo: troppe urla, troppa enfasi, troppo tutto.

E di certo non aiuta la sceneggiatura di Margaret Mazzantini (alla quarta collaborazione con Castellitto, questa volta su un soggetto originale) piena di dialoghi carichi di enfasi e con una caratterizzazione dei personaggi tagliata con l’accetta, a cominciare dall’ex marito gretto e violento della protagonista (Edoardo Pesce).

In concorso a Cannes nella sezione Un Certain Regard il film calca troppo la mano sulle situazioni e i drammi senza mai realmente arrivare al cuore. E Fortunata e i suoi drammi,  pur con tutto l’impegno della Trinca, sembra una copia sbiadita della tormentata Italia/Penelope Cruz di Non ti muovere.

Come Antigone (più volte citata nel film e ossessione della madre attrice del Chicano/Borghi) dovrà trovare attraverso il dolore e la disperazione nuova dignità per se stessa. Sperimentata la dolcezza di un amore travolgente e recuperato il desiderio di sorridere e ballare, Fortunata dovrà tornare a fare i conti con la realtà. Una realtà che ha il colore rosso lacca del sorriso di una strozzina cinese e lo sguardo pieno di amore di un amico pronto a tutto per te.

Francesca Paciulli

Voto: 2/5

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