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#VenerdìHorror: Get Out (Jordan Peele, 2017)

Get Out: una gallina dalle uova d’oro per la Blumhouse Productions.

È l’epoca del primo mandato Obama, momento storico in cui si pensava che la piaga del razzismo fosse stata debellata una volta per tutte, quando Jordan Peele, attore comico, ha l’idea di Get Out, uscito nei cinema americani il 24 febbraio, nel pieno di una rinnovata ondata di violenza razzista.

Costato circa 4.5 milioni di dollari, Get Out si è rivelato una miniera d’oro per la Blumhouse Productions che, nei soli Stati Uniti, si è portata a casa la bellezza di 174 milioni di dollari che, con il resto del mondo, salgono a 214. Dal 18 maggio anche noi italiani abbiamo la possibilità di visionare questo esordio sorprendente alla regia di Peele che si è cimentato in questo genere nuovo per lui, l’horror, non disdegnando l’ironia e la satira che ha contraddistinto la sua carriera teatrale e televisiva.

La trama

In un’intervista Peele ha dichiarato di essersi ispirato a La notte dei morti viventi in quanto anche nel film di Romero il protagonista era afroamericano, ma sono tanti i rimandi ai classici. A spiccare più di tutti è quello a Indovina chi viene a cena. Infatti la storia è incentrata su Chris Washington (bravissimo Daniel Kaluuya) un ragazzo di colore fidanzato con Rose Armitage (Allison Williams) che, dopo pochi mesi, gli propone di conoscere la sua famiglia, priva secondo lei di qualsiasi orientamento razzista: Mio padre voterebbe Obama una terza volta, se fosse possibile.

L’accoglienza iniziale dei genitori di Rose, Missy (Catherine Keener) e Dean (Bradley Whitford) effettivamente è cordiale… fin troppo.

In famiglia c’è anche un fratello dai modi strani e amante delle arti marziali miste, Jeremy (Caleb Landry Jones) e due domestici afroamericani, Walter (Marcus Henderson) e Georgina (Betty Gabriel) che Chris nota particolarmente assenti e, soprattutto, con delle abitudini notturne piuttosto bizzarre.

Ciao mamma, guarda come mi diverto!

Questa presentazione, della durata di circa un quarto d’ora, è l’unica trama raccontabile in modo da evitare spoiler, prova che Peele ha abilmente riempito il film di colpi di scena e pathos intervallandole con scene divertenti e rendendo la visione fluida e priva di momenti morti.

Da lodare le interpretazioni di Catherine Keener e Bradley Whitford, ma particolare menzione merita anche la performance di Lil Rel Howery, che interpreta Rod Williams, amico di Chris, personaggio comico di Get Out e protagonista di una scena stupenda al commissariato, oltre che colui che cerca di convincere Chris a non andare a conoscere i genitori di Rose, anche se alla fine lo lascerà partire e accudirà il suo cane.

Al di là del vivo coinvolgimento nella storia, per gli appassionati sicuramente non mancherà la possibilità di divertirsi a trovare tutti i rimandi e le citazioni ai vecchi film, da Rosemary’s Baby (i genitori di Rose) a Frankenstein Junior (nella scena dell’operazione chirurgica aspetti solo che Dean urli SI PUÒ FAREEEEEEEEEE”).

L’esordio di Peele si è rivelato un autentico gioiellino, cosa non così facile alla prima prova e specialmente in un genere non esattamente congeniale. L’autore si è meritato tutto il suo successo e ora è richiesto dalle maggiori produzioni hollywoodiane, addirittura per dirigere il remake (SIGH!) di Akira, progetto rifiutato perché

a fine giornata sento di voler fare qualcosa di originale

Noi siamo contenti di ciò e lo seguiremo con attenzione in attesa della sua seconda prova.

Roberto Manuel Palo

Voto: 4/5

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