Alcolista - CineFatti

Alcolista (Lucas Pavetto, 2016)

Nessuna via di scampo dal dolore per l’Alcolista.

Il 18 maggio è il giorno dell’uscita di Sicilian Ghost Story, del successo di Jordan Peele Get Out (occhio al prossimo Venerdì Horror!), del mostro di 7 minuti dopo la mezzanotte e di due opere seconde di italiani da tenere a mente per il futuro: Orecchie di Alessandro Aronadio, di cui ci parlò Victor Musetti da Venezia, e Alcolista del buon Lucas Pavetto.

È una settimana con l’Italia protagonista tra I peggiori di Vincenzo Alfieri (sceneggiato anche da Aronadio) e la Fortunata cannense di Sergio Castellitto, ma oggi ci occupiamo del meno blasonato dei nostri compatrioti, un nome noto a chi gira tra le pagine e i siti dedicati al cinema di genere italiano grazie al suo precedente Il marito perfetto.

La lotta per l’emersione

La produzione italiana dal sapore di esordio d’oltreoceano non è ai livelli dei notevoli exploit locali che hanno riaperto il dibattito sul cinema emergente italiano. Certo non per colpa sua, il budget di Alcolista è percepibile come limitato, un difetto quando visibile, ma è anche vetrina di un talento in crescita quale quello di Pavetto.

Riuscire a barcamenarsi tra le strade della New York periferica per la tragedia di una dipendenza senza via di fuga frantumata da accenni horror è complicato. Travolgere lo spettatore col dolore senza eccedere nel sensazionalismo mantenendo il contegno, se non in rare esplosioni grafiche piene di pathos, è un successo da applaudire.

La trappola della dipendenza

Il protagonista Bret Roberts è un alcolizzato ossessionato dal suo vicino di casa. Tra una bottiglia e l’altra pianifica l’omicidio dell’insopportabile vita perfetta del dirimpettaio, pur essendo consapevole di star battendo una strada che può solo andare a peggiorare le radici del suo dolore, da scacciare a tutti i costi con l’aiuto di un’assistente sociale.

Mostri popolano la vista di Daniel e la memoria dell’assistente Claire (Gabriella Wright), per cui il passato è un cerchio che si riallaccia al presente nelle forme più asfissianti. È un mondo che scorre all’inverso, l’abisso della dipendenza non è un pozzo in cui cascare, è una voragine che ti incastra dall’alto e toglie il respiro alle sue vittime sfortunate.

Pro vs Contro

Alcolista piega la comune visione dell’assuefazione e la espone a una nuova luce grazie alla concentrazione sui personaggi, costruiti da svelamenti delicati che scivolano sullo spettatore senza colpirlo con l’eccessiva forza di un colpo di scena. Un vantaggio, ma allo stesso tempo uno svantaggio, operando contro il pubblico con uno stile alla lunga un po’ piatto.

Scorre senza intoppi e proprio per questo Alcolista può risultare incompleto nella sua scrittura, ma la regia coglie in pieno il valore dei suoi protagonisti. Se il pubblico vorrà agganciarsi a loro potrà avere molte soddisfazioni dall’opera seconda di Lucas Pavetto. Bret Roberts in particolare colpisce con la sua interpretazione sofferta.

Il talento è con Pavetto

Le imperfezioni non sono però da confondere con ferite mortali, Lucas Pavetto sembra avere tutti i numeri per proseguire verso una carriera di successo, anche se solo moderato. Quanto desideriamo ora è vedere dove può arrivare, magari con una produzione e una ambientazione tutta italiana, del resto il genere da noi sta crescendo.

Perché non si può dire che Alcolista non abbia nulla da offrire, può toccare le giuste corde e lasciare un segno, quanto basta per certificare la presenza delle capacità necessarie per andare avanti in questo settore. E noi, come sempre da CineFatti, ci auguriamo di poter essere testimoni dell’emergere di un altro artista italiano.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

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