La mafia uccide solo d'estate - CineFatti

La mafia uccide solo d'estate (Pierfrancesco Diliberto, 2013)

La mafia uccide solo d’estate e la morte è una cosa dolce – di Francesca Fichera.

Riflettendo su serie come Narcos viene da chiedersi: perché non le vittime? Perché l’umanità è solita ricordare meglio e di più i carnefici? Ebbene, La mafia uccide solo d’estate propone la prospettiva inversa: preferisce puntare sugli eroi anziché sui mostri.

Ignoriamo se Pierfrancesco Diliberto – conosciuto anche come “Pif” – si sia o meno posto il nostro stesso interrogativo; ciò che conta, e di cui ha il merito, sta nella scelta di raccontare gli anni di sangue della storia italiana con occhi diversi.

Gli occhi di un bambino 

Il piccolo Arturo (Alex Bisconti) rappresenta il punto di vista privilegiato sulla Palermo dei decenni Settanta-Novanta, alla cui storia si trova indissolubilmente legato ancora prima della sua nascita: pare infatti che il primogenito di casa Giammaresi sia stato concepito nello stesso giorno della terribile strage di viale Lazio.

E non finisce qui, perché sono tanti i personaggi, protagonisti della lotta alla mafia di quegli anni, con i quali Arturo entrerà in contatto lungo il suo percorso di crescita. Tutti, però, all’ombra di una figura diversamente centrale nella vita e nella storia del Paese: Giulio Andreotti.

Adorato da Giammaresi al punto da ispirargli un originalissimo travestimento, l’ex presidente del Consiglio diventa un leitmotiv; migra dai media all’immaginario del giovanissimo giornalista in erba fino ai nostri sguardi. E ci narra significativamente un passaggio epocale e traumatico, pieno di ombre e di colpe insolute.

Educare alla memoria

Un po’ come un’Amélie Poulain di Sicilia, il piccolo avatar di Pif diventa grande inseguendo l’amore. Una doppia passione, per la scrittura e per una donna, Flora (Cristiana Capotondi). Nonostante tutta la desolazione, l’omertà e la morte, sullo sfondo.

Ed escludendo le pur presenti imperfezioni, specialmente in fatto di recitazione, ed alcuni eccessi d’enfasi nella scrittura, La mafia uccide solo d’estate si nutre di questo affetto per inviare un messaggio sincero e necessario: educare le generazioni future al ricordo, alla conservazione dei buoni esempi.

Una carrellata finale che, da sola, vale tutto il prezzo del biglietto. E trasforma i sorrisi inteneriti in copiose lacrime di commozione.

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