The Young Pope - CineFatti

The Young Pope: un Sorrentino anti-italiano

La rivoluzione papale di Sorrentino in The Young Pope.

Di rivoluzioni nel mondo delle serie tv ne abbiamo sentite annunciare di continuo, a partire dall’intromissione sempre più frequente di personalità e professionalità provenienti dal mondo del cinema. Ma di vedere un outsider totale del linguaggio televisivo come Paolo Sorrentino cimentarsi in una serie tv, perlopiù ambientata in Vaticano, di certo nessuno poteva aspettarselo.

The Young Pope, storia del primo papa americano della storia, si presenta come un miscuglio scombinato di generi e registri apparentemente incompatibili, in pieno stile Sorrentino, saldati insieme dalla solita incredibile fotografia di Luca Bigazzi e dal solito uso smodato della musica pop.

Jude Law è un papa figo e cattivo, che fuma le sigarette, spara frasi a effetto una dopo l’altra e abusa del proprio potere per mettere i piedi in testa a tutti. Il suo è un personaggio totalmente sopra le righe, difficile da mandare giù, soprattutto quando si rivolge ai fedeli urlando come un predicatore di Scientology. Ma la speranza è che nei prossimi episodi queste sue stranezze acquisiscano un minimo di fondamento.

I personaggi che ruotano intorno a lui invece sono decisamente più interessanti e credibili. Su tutti un Silvio Orlando che buca lo schermo come nessun altro, recitando in un inglese perfetto il ruolo del cardinale Voiello, una sorta di Andreotti all’interno del Vaticano che ha pensieri impuri sulla Venere di Willendorf, un’idea già di per sé assolutamente geniale. Poi c’è Diane Keaton, ritrovata dopo una lunga assenza e, si spera, protagonista di scene ancora più importanti nel seguito della serie.

Visioni e ambizioni oltremisura

Sorrentino mostra sin da subito, con una sequenza iniziale di 5 minuti pazzesca, con il papa che esce gattoni da una gigantesca pila di neonati dormienti, di voler fare qualcosa che sia visivamente senza precedenti. Mescola l’ambizione smisurata del cinema d’autore italiano con la leggerezza linguistica e con gli eccessi delle serie tv americane.

Ma quello di The Young Pope è cinema a tutti gli effetti. È una produzione sontuosa, gigantesca, che mostra di continuo i propri muscoli e che Sorrentino sfrutta per dimostrare che si possono ancora fare dei prodotti artistici e coraggiosi sfruttando i canali di diffusione di massa.

Ben lontano dall’ostentata raffinatezza de La Grande Bellezza, in cui la volontà di mettersi a confronto con Fellini non poteva che terminare in un mezzo disastro, il Sorrentino di The Young Pope non si pone alcun freno, cerca la provocazione a tutti i costi, ha un coraggio che manca al 90% delle serie tv odierne e si prende il rischio di cadere continuamente nel ridicolo involontario.

Un cinema anti-italiano

Già il suo collega e maestro Nanni Moretti aveva giocato con la stessa materia in Habemus Papam, vincendo con una leggerezza e un sentimentalismo che spiazzarono tutti. Ma Sorrentino, che mostra di aver studiato quel lavoro, ricalcandone alcune scene (come la partita di calcetto tra le suore), riprendendone alcuni attori e non pochi spunti visivi, si muove in un mondo completamente diverso.

Il suo, infatti, è un cinema che si può considerare a tutti gli effetti come anti-italiano. Non soltanto perché i personaggi sono principalmente anglofoni e la serie è principalmente recitata in inglese, ma proprio perché il suo approccio alla materia è quello di uno straniero in terra straniera. Sorrentino prende in prestito dal paese ospitante, il nostro, soltanto i volti, i luoghi e le movenze, ma parla di fatto una lingua tutta sua, a noi sconosciuta.

Il suo è cinema americano a tutti gli effetti, che della tradizione italiana riprende soltanto la sontuosità della messa in scena, l’ambizione visiva e la folle arroganza di voler proporre al mondo un prodotto così trasversale e fuori da ogni schema prestabilito. Ma il suo racconto del Vaticano non ha alcuna attinenza con la realtà, è un mondo che non esiste, che sembra scritto appunto da uno che l’Italia non la conosce affatto.

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Una serie evento

Di fronte a delle premesse di questo tipo, è difficile sapere cosa aspettarsi. Ma un risultato enorme The Young Pope lo ha già ottenuto. Si tratta infatti probabilmente, o anzi sicuramente, della serie tv italiana (nonostante si tratti di una co-produzione internazionale Sky-HBO-Canal+) più grande e coraggiosa di sempre.

Può succedere di tutto, possono dilatarsi i tempi rendendola di fatto una noia mortale, oppure potrebbe continuare, al ritmo di questi primi due episodi, a sorprendere, a infastidire, a lasciare interdetti per certe scelte incomprensibili, a far ridere, a far discutere e, in sostanza, a tenerci tutti incollati allo schermo per vedere che succederà dopo. Insomma Sorrentino, per noi un po’ duole ammetterlo, ma hai già vinto così.

di Victor Musetti

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