Mine - CineFatti

Mine (Fabio Guaglione, Fabio Resinaro, 2016)

Una tempesta di mine per l’esordio sul grande schermo di Fabio & Fabio.

Era inevitabile per chiunque quattro anni fa avesse visto True Love, il primo lungometraggio sceneggiato da Fabio GuaglioneFabio Resinaro per Enrico Clerico Nasino (siamo in attesa del futuro Glitch): sapevamo il loro definitivo esordio alla regia Mine non sarebbe stato un semplice one man show per il protagonista Armie Hammer.

La scena di True Love – sul serio, è un film da vedere – che dal 2012 cerchiamo ancora di decifrare sembra aver lavorato da distrazione per il duo in arte noto come Fabio & Fabio, impegnato a fingere di raccontare la storia di Mike Stevens/Hammer, soldato USA bloccato nel deserto col piede su una mina, costretto ad aspettare 52 ore per ricevere soccorso.

Un film a scatole cinesi

In realtà con Mine abbiamo visto due film: fino all’intervallo era un teso war movie low budget, con Hammer, cecchino, e il suo osservatore Tommy Madison/Tom Cullen, in fuga da una missione fallita attraverso il deserto, finché un paio di mine non bloccano la loro incessante, ma dubbiosa, avanzata. Già così avrebbe funzionato benissimo.

Finito il primo inizia il secondo e ogni incertezza sui pensieri che affollavano la mente di Mike diventa tangibile: non è più un war movie, né una storia con due o un solo personaggio a occupare lo schermo, le ambientazioni e gli incontri si moltiplicano a tal punto da trasformare una mina in uno scontro metaforico tra vita interiore e mondo esterno.

Vite esplosive

Non si tratta di una semplice guerra col passato, né di gettare alle spalle le difficoltà, piuttosto di andare avanti, consapevoli di non poter evitare di calpestare una mina nel duro percorso della vita. Si tratta invece di accettare le deflagrazioni casuali e violente dei giorni passati, presenti e futuri: il tempo scorre e se tu non segui le lancette il prossimo passo sarà l’ultimo.

Il traguardo Guaglione e Resinaro lo stracciano sfruttando, mai abusando, ogni arma a disposizione nel caveau: momenti retorici, dialoghi non sempre perfetti, qualche cliché qua e là. Difetti al servizio di una regia e di un montaggio (Filippo Mauro BoniMatteo Santi insieme a Guaglione) purificatori: svelto, agile, Mine va dritto al bersaglio con un’esperienza avvolgente che annienta le imperfezioni.

La dimensione interattiva

Armie Hammer in questa tempesta di sabbia levigatrice è a suo agio e se non col corpo, col viso riesce a raccontare la fatica estrema, in ginocchio al centro di scene che danno l’impressione di essere parte di un film girato con camere a 360°. Guaglione e Resinaro costruiscono una cupola sul loro Mike Stevens dove gli spettatori possono camminare, correre e sedere così da osservare ogni dettaglio delle dure lotte cui il cecchino è sottoposto: enigmi, escursioni termiche, sciacalli, guerriglieri e il peso dei ricordi.

C’è persino il tempo per una citazione a clima inverso a Star Wars – L’impero colpisce ancora e modo di apprezzare Cullen, tutt’altro che un personaggio secondario relegato a oggetto di scena. Il gioco, l’arte tecnica, la passione, in Mine c’è tutto e soprattutto una maturità non indifferente per una lunga opera prima.

Potremmo gridare al miracolo, alla nuova speranza per il cinema italiano, ma sarebbe ingiusto. Fabio & Fabio sono al lavoro da lungo tempo, anche se non al cinema, ed è da diversi anni ormai che frequentare la sala per vedere prodotti italiani non è affatto doloroso, anzi. Come ha detto uno spettatore uscito fuori dall’edificio: “Ci stanno un sacco di bei film“.

La frase va ora coniugata al futuro e noi in lui e in coloro che lo costruiranno abbiamo molta fiducia.

Fausto Vernazzani

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