Cosa avete fatto a Solange?

Cosa Avete Fatto a Solange? (Massimo Dallamano, 1972)

Cosa avete fatto a Solange?: la recensione di Victor Musetti.

Cosa Avete Fatto a Solange? è un interessante giallo diventato cult dell’altrimenti poco conosciuto Massimo Dallamano. Libero adattamento dal romanzo di Edgar Wallace L’enigma dello Spillo, il film vede Fabio Testi protagonista in uno dei suoi primi ruoli non western e la straordinaria partecipazione di Camille Keaton, sei anni prima del film che la renderà famosa in tutto il mondo: Non violentate Jennifer.

La trama, in breve

Il Professor Enrico Rosseni (Fabio Testi) ha una relazione segreta con una delle sue studentesse. Mentre si trova in barca con lei su un lago avviene, a pochi metri da loro, un terrificante omicidio, primo di una lunga serie. Rossini sa che potrebbe contribuire in modo importante alle indagini, ma rivelare la sua presenza sul posto potrebbe voler dire rendere pubblica la sua avventura con la giovane ragazza.

Cosa Avete Fatto a Solange? è probabilmente uno dei gialli italiani degli anni ’70 con la storia più interessante in assoluto, merito di una sceneggiatura stratificata ed estremamente ricca di avvenimenti.

La prima parte si sviluppa come un qualsiasi film di questo genere: le indagini, gli omicidi da parte dell’assassino (rigorosamente in soggettiva), i sospetti e la ricerca del colpevole. Fabio Testi, nonostante la presenza fisica importante, risulta decisamente poco empatico nel ruolo che deve interpretare, legnoso e per niente carismatico.

Per fortuna ci pensano i personaggi secondari a mantenere alto l’interesse. La vera punta di diamante è senz’altro rappresentata dal personaggio di Solange, che pur comparendo per pochissimi minuti e soltanto nella parte finale, rimane impressa indelebilmente nella memoria come colonna portante di tutto il film, merito soprattutto della magnetica faccia di Camille Keaton.

Un finale d’eccezione

È infatti proprio nella sorprendente parte finale che Cosa Avete Fatto a Solange? si solleva nettamente dalla media dei film di quegli anni, nonostante una prima parte senza infamia e senza lode.

Massimo Dallamano infatti ha voglia di stupire e racchiude nel flashback rivelatorio conclusivo, con l’incredibile accompagnamento musicale di Ennio Morricone, una sequenza stilisticamente e contenutisticamente indimenticabile.

E sorprende che una tematica del genere, incredibilmente forte 45 anni fa, risulti ancora così disturbante e attuale al giorno d’oggi. Una nota a margine la merita senz’altro anche l’ottima fotografia di Aristide Massaccesi (Joe d’Amato), in un film sicuramente imperfetto ma potentissimo per il suo tempo e con delle idee visive le cui influenze nel cinema di genere contemporaneo sono riscontrabili da chiunque.

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