L'uomo che vide l'infinito - CineFatti

L'uomo che vide l'infinito (Matthew Brown, 2016)

L’uomo che vide l’infinito, novella d’amicizia e fede.

Con L’’uomo che vide l’’infinito possiamo porci una domanda assai curiosa: cosa interessa della vita delle persone al punto da trarne un film? Riflettendoci per un istante possiamo notare come il più delle volte non siano tanto le scoperte e avventure che li hanno consegnati alla storia, ma le loro stesse vite.

Un biopic convenzionale si tuffa a bomba nelle loro vicende, spesso partendo dalla nascita e finendo con la morte. Non che sia sempre uno svantaggio, se sceneggiatore e regista hanno le idee chiare un capolavoro può uscir fuori persino dai racconti di una colata di cemento, ma in linea di massima non si sale molto in alto.

In simbiosi con le formule

Così abbiamo avuto The Imitation Game, dove tutta la passione di Alan Turing era subordinata ai problemi della persona, e La teoria del tutto, dove una regia intelligente subisce la scelta di dare all’’astrofisica un ruolo secondario. Ne L’’uomo che vide l’’infinito, il matematico Srinivasa Ramanujan è un tutt’’uno con le sue formule.

Impossibile separarlo dai suoi quaderni, dalle sue convinzioni, parte di lui tanto quanto lo sono la moglie e la sua cultura da cui non si separa, a costo di soffrire la fame e l’’esclusione sociale. Se solo Matthew Brown avesse osato di più con la regia, oggi L’’uomo che vide l’’infinito sarebbe un grandissimo film.

Il perfetto duo protagonista

Tuttavia Brown ripara con la sceneggiatura grazie a un rimbalzo tra l’’uomo del titolo, il Ramanujan di un buon Dev Patel, e il suo “mentore” britannico, il matematico Godfrey “Hardy” Harold, docente al Trinity College.

Riesce difficile distinguere chi dei due abbia un ruolo davvero significativo, sta tutto allo spettatore la scelta tra chi resta radicato nelle proprie convinzioni e le persegue sino alla fine o chi anche in tarda età comprende come si possa cambiare e includere nella propria personalità tratti troppe volte disprezzati.

Il personaggio piatto e l’’altro a tutto tondo, entrambi coinvolgenti con le loro caratteristiche.

Una storia sull’affetto

Lo studio delle partizioni è integrato nell’’opera, spiegato con estrema semplicità per rendere comprensibile l’’importanza del genio di Ramanujan, alla radice dell’’evoluzione del personaggio di Hardy, un fenomenale Jeremy Irons.

L’’affetto per la matematica è il punto di incontro e di partenza per lo sviluppo de L’’uomo che vide l’’infinito, dove fede e amicizia assumono un ruolo fondamentale e si allontanano così dalla comune storia d’amore attraverso cui fino a ora tante storie dei miracolosi scienziati della nostra epoca sono state raccontate.

È sempre un piacere quando al cinema riconoscono il valore e l’’importanza di un abbraccio.

Nuotare oltre i cliché

È proprio il rapporto tra Ramanujan/Patel e Hardy/Irons ad elevare L’’uomo che vide l’’infinito, ornato a dovere anche da un paio di comprimari di altissimo livello come Toby Jones, nel ruolo del matematico Littlewood, e Jeremy Northam, il filosofo Bertrand Russell.

Un peccato Brown abbia ceduto a qualche cliché di troppo, come l’’inserimento di una sottospecie di villain e qualche scenetta usata a mo’’ di riassunto per rendere ancora più esplicita la difficoltà di Ramanujan di integrarsi nell’’Inghilterra del primo Novecento, lui figlio della più grande colonia dell’’impero britannico. Per fortuna, sono sopportabili.

L’’uomo che vide l’’infinito è un film da scoprire. Da ammirare anche, se vogliamo. Steve Jobs, Alan Turing, Stephen Hawking, sono personaggi molto conosciuti o comunque legati a qualcosa che ormai appartiene alla vita di tutti i giorni.

Srinivasa Ramanujan sarà ignoto ai più, motivo per cui è facile immaginare come, nonostante si sia comunque cavalcata l’’onda dei biografici sui geni della scienza, ci sia voluta una bella dose di coraggio prima di gettarsi in una così altolocata e popolare mischia. Ripetiamo in conclusione: L’’uomo che vide l’’infinito vale la pena di essere visto, con tutti i suoi pregi e difetti.

Fausto Vernazzani

Voto: 3/5

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