The Nice Guys - CineFatti

The Nice Guys (Shane Black, 2016)

Sì all’azione, no alle freddure: The Nice Guys non decolla.

Buddy comedy riesumata? Affermarlo vorrebbe negare l’esistenza della carriera di Kevin Hart, buttato a far coppia con chiunque sia possibile su questa terra. Da Ice Cube a Dwayne Johnson, la sua voce urla man e bro con la stessa frequenza con cui su Facebook vengono pubblicati meme su Carlo Conti.

Ma è appunto bro la chiave di tutto che ci permette di dare a The Nice Guys il titolo di restauratore della buddy comedy, in questi anni sostituita dalla bromance sparsa come un virus tra cinema e serie televisive.

Tornato alla regia dopo Iron Man 3, uno dei maggiori successi del MCU nonché uno dei peggiori per molti aspetti, Shane Black si arma degli strumenti del restauratore e senza creare alcunché di originale sfrutta mode e contromode del cinema odierno: l’amore di studios e pubblico (sì, se no gli incassi non si spiegano) per i remake/reboot, la sempreverde passione per lo sfottò degli anni Settanta e la messa in produzione di uno scheletro adatto a un possibile futuro da franchise. The Nice Guys può benissimo essere solo il primo.

L’ispirazione viene dalla carriera stessa di Black, dagli Arma Letale che lui sceneggiò e dalla commedia Kiss Kiss Bang Bang che diresse nel 2005 e da un classico del cinema USA, L.A. Confidential da cui ruba senza alcuna pietà Russell Crowe, riportandolo imbolsito a vestire gli stessi panni del film di Curtis Hanson, un investigatore col pugno facile, e Kim Basinger, a cui affida un ruolo tra i più scontati del cinema contemporaneo. Un casting che potrebbe in linea di massima funzionare pur usando spartiti già suonati a ripetizione.

Il problema si crea quando Crowe viene gettato a far coppia con Ryan Gosling, detective privato intelligente ma furbo come una cozza, con cui non si viene mai a creare una vera alchimia. Non c’è, nisba.

La colpa non è né dell’uno né dell’altro, entrambi calati alla perfezione nei loro ruoli, ma legati unicamente dai pugni che si scambiano (o meglio, riceve Gosling da Crowe) e freddure da far rabbrividire chiunque. Il problema è proprio nella sceneggiatura di Black che fa acqua da tutte le parti e si concentra sulla forma anziché la sostanza.

In questo errore si nasconde tanto la condanna a morte di The Nice Guys quanto la sua salvezza. Se la storia talvolta sembra prendere pieghe senza senso, la regia tira fuori una forza sovrumana e regge i momenti migliori: quando si tratta di dar corpo all’azione, Shane Black tira fuori il meglio di sé. Keith David vs Russell Crowe ricorda Essi Vivono, fanatstico il modo in cui la cinepresa segue gli attori assecondandone i movimenti e sorprendendo con gli attacchi inattesi, è la migliore scazzottata del cinema statunitense degli ultimi anni.

Aiutano poi le scenografie e i costumi, calibrati al punto giusto per evitare l’eccesso e dunque il ridicolo. È la scarsa cura della sceneggiatura a colpire allo stomaco: abbiamo un primo tempo troppo compiaciuto di se stesso e un secondo basato esclusivamente sull’azione e un’improvvisa sferzata ambientalista, sparata contro l’industria automobilistica.

The Nice Guys è uno sfizio da togliersi senza chiedere troppo, chi vuole una vera commedia thriller sugli anni Settanta deve correre verso lo stupendo Vizio di forma di Paul T. Anderson.

Fausto Vernazzani

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