Dove eravamo rimasti - CineFatti

Dove eravamo rimasti (Jonathan Demme, 2015)

Meryl Streep, Diablo Cody e Jonathan Demme: dove eravamo rimasti? – di Francesca Paciulli.

Julie, pigiamata e scarmigliata, rinfaccia a sua madre Ricki di avere preferito la sua rockband a sua figlia e Ricki, da sotto gli occhi bistrati, la guarda intenerita senza riuscire a smentirla. È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti di Dove eravamo rimasti: osservare da un ideale buco della serratura le dinamiche familiari di Ricki-Meryl Streep e Julie-Mamie Gummer, madre e figlia nella finzione e nella realtà.

Le due sono fisicamente molto simili, stesso profilo e sguardo, ma con due carriere che non potrebbero essere più diverse. All’età di Mamie, Meryl già conquistava critica e pubblico e vinceva i suoi primi Oscar.

Mamie, tanta gavetta a teatro e qualche ruolo sparso sul piccolo e grande schermo, non è ancora riuscita a lasciare il segno. E non ci riesce neanche nel ruolo di Julie, figlia arrabbiata di una rocker di mezza età che accetta le rughe della vita a ritmo di rock.

Nella sceneggiatura di Diablo Cody le due non si vedono da anni e Julie, in crisi esistenziale dopo l’abbandono del marito, nutre non poco astio per la madre che ha preferito la chitarra alle poppate. E che vive serenamente una storia senza coinvolgimento sentimentale (almeno così sembra) con l’attempato e tatuato chitarrista della sua band.

Richiamata a casa dall’ex marito (Kevin Kline) per confortare la figlia, una reticente Ricki torna all’ovile e inevitabilmente si scontra con il passato e con l’arrabbiatissima Julie. Niente che un po’ di erba e un passaggio dal parrucchiere non riesca a risistemare.

Ecco, è proprio un finale lieto raggiunto con così poco sforzo la pecca principale del film. Soprattutto se consideriamo che la sceneggiatura è firmata dall’irriverente Brooke Busey-Hunt, in arte Diablo Cody, nel cassetto una laurea in comunicazione alla University of Iowa, lavori da segretaria, spogliarellista, blogger e scrittrice. E un Oscar per la sceneggiatura di Juno di Jason Reitman.

Il graffio però in questa occasione resta in superficie e persino le schermaglie tra mamma e figlia risultano poco convincenti, come se già sapessimo che tanto tutto andrà a posto.

E Jonathan Demme in regia resta a guardare, senza riuscire a dare sprint a una commedia annacquata che troppo fa rimpiangere la crudeltà delle dinamiche familiari di Rachel sta per sposarsi. Solo Meryl e la sua solita prestazione maiuscola (al meglio nelle interpretazioni live di brani di Tom Petty, Lady Gaga e Bruce Springsteen) riesce a risollevare Dove eravamo rimasti.

E torniamo così all’aspetto più interessante del film: Mamie e Meryl, al terzo film insieme. Mamie da bambina ha affiancato la madre (anche se accreditata con un altro nome) in Heartburn – Affari di cuore. Ha poi interpretato la Streep da giovane in Un amore senza tempo (2007).

Ed ecco finalmente un ruolo da protagonista nel film di Jonathan Demme dove però la madre ribelle e ruspante le ruba la scena. Ricki è una donna vera, sincera, non ha paura di rincorrere i suoi sogni, teme più i rimpianti dei rimorsi.

E anche quando il passato bussa alla sua porta, saprà tornarvi senza rinunciare ai suoi pantaloni di pelle e alle sue treccine. Portando con sé la sua musica, la vera protagonista della pellicola.

 

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