Game of Thrones 5

Game of Thrones: tutte le attese devono finire

Game of Thrones: l’attesa interrotta da un leak!

È fatta. Il 12 aprile è venuto ed è andato, portando con sé fiumi di hype… e modificando radicalmente le aspettative. Perché, al di là del debutto ufficiale con il primo episodio della V stagione, l’arrivo di Game of Thrones sugli schermi di tutto il mondo si è quadruplicato. Ai fan la storia dovrebbe essere già nota: i file delle prime quattro puntate inedite sono stati messi in circolazione sul web con largo anticipo (praticamente un giorno) rispetto alla release fissata dalla HBO che, per ragioni abbastanza evidenti, ha scelto di manifestare tutto il suo disappunto in un comunicato ufficiale. E adesso c’è chi gongola perché gran parte del pubblico della domenica sera, per le prossime quattro settimane, avrà altro cui dedicarsi nell’attesa dell’ormai lontanissimo quinto capitolo (e a meno che non spuntino altri torrent dall’Easter egg posticipato).

Ma al di là di questo clamoroso leak, come si è aperto il nuovo libro della serie in assoluto più piratata della storia? Diciamolo subito: bene, ma in un modo inaspettato, diverso dal solito. Il primo episodio della quinta stagione riprende con molta calma le frasi del discorso lasciato a metà nella scorsa stagione: ci riporta ad Approdo del Re, fra i Lannister; segue le orme nascoste di Tyrion; risale sulla barriera, in compagnia dei suoi Guardiani, di Jon Snow e degli inquietanti adepti del Signore della Luce; ci mostra che fine non ha fatto Lord Baelish; apre il sipario sulla bizzarra accoppiata composta da Brienne di Tarth e lo scudiero Podrick; e naturalmente fa luce sull’attuale stato del regno della khaleesi Daenerys, minato da incertezze d’ogni genere.

Qualcosa è ancora in sospeso, ma ciò che non manca di sicuro è la parola: quello della V stagione di Game of Thrones è infatti un inizio molto discorsivo, con quantità di sesso, azione e colpi di scena molto inferiori rispetto agli standard cui George R. R. Martin e soci ci hanno resi avvezzi. Tuttavia, non si può dire che sia un incipit sottotono o debole: certo, siamo lontani dall’alto grado di appeal del pilota, dove toni espliciti e violenza senza freni miravano ad accaparrarsi un audience ancora, e in certa misura, ignara.

È chiaro che David Benioff  e D. B. Weiss scrivono ormai senza preoccuparsi troppo di far colpo; il che non significa che abbiano cessato di farlo bene. Anzi: proprio la qualità dei dialoghi, la loro estrema pregnanza e il risalto che vien dato loro nell’ambito di ciascuna cornice spazio-temporale (vedi anche e soprattutto il flashback d’apertura, dal passato di uno dei personaggi principali), contribuiscono a fare la differenza e – almeno per il momento – il tratto distintivo di questa tanto desiderata nuova stagione, annunciata come la più cupa di tutte.

L’entusiasmo ha quindi i suoi buoni motivi per salire alle stelle, data una serie che – come giustamente sottolineato qui da Luca Mazza – vanta il primato di riscrittura del materiale narrativo da cui trae origine, e che non ha fatto che migliorare di stagione in stagione, raggiungendo vette altissime proprio con il capitolo precedente a quest’ultimo. Forse è quello che succede a tutte le creazioni in grado di mantenere uno stile ben definito nel tempo, a scapito delle inversioni di tendenza e delle esigenze produttive: Game of Thrones, più che cambiare, si adatta. E per questo, e al di là del discorso di genere, resta riconoscibile. Anche per i morti importanti, che già dalle prime battute non mancano, ma sui quali – com’è giusto che sia – preferiamo tacere. Giusto per regalarvi qualche granello di tensione da assaporare in questa tempesta di spoiler.

Francesca Fichera

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