John Wick - CineFatti

John Wick (Chad Stahelski, David Leitch, 2014)

John Wick trasforma Keanu Reeves nella nostra nuova star d’azione preferita.

Gli uomini di Pacific Rim hanno mai visto Godzilla al cinema? Uno dei temi più belli della settima arte è la sua stessa esistenza all’’interno dei film che la rappresentano: la realtà al loro interno è la medesima dello spettatore?

La domanda incuriosisce perché in molti casi la soluzione a centinaia di problemi è stata offerta migliaia di volte da milioni di film girati nel circuito mainstream: ad esempio, perché nessuno ha ancora imparato a controllare contro chi si commette un crimine?

La più grande lezione della storia dell’umanità è che bisogna fare attenzione a non pestare i piedi alle miriadi di ex agenti della CIA, operativi del KGB o, peggio ancora, malavitosi ritiratisi nella legalità. John Wick è uno di questi.

Il nostro protagonista è uno dei peggiori killer in circolazione, da poco rinchiusosi in una vita normale dopo aver perso la moglie dopo una lunga sofferenza dovuta a una malattia terminale; ma prima di morire, lei, anima buona, ha lasciato al suo buon John qualcosa da amare, un cane.

Peccato che solo pochi giorni dopo Iosef Tarasov/Alfie Allen decide di derubarlo della sua stupenda auto e di far fuori il cucciolo. Madornale errore direbbe Arnold in Last Action Hero e così è: Cerbero si è risvegliato e John Wick è a caccia di vendetta e nessuno vorrebbe mai mettersi sul suo cammino, neanche il padre di Iosef, Viggo Tarasov/Michael Nyqvist. Ma la famiglia è famiglia e una taglia è messa sulla testa di Wick, scatenando una piccola guerra.

Keanu Reeves, classe 1964, 50 anni tondi tondi, è l’’action man della giornata e Chad Stahelski e David Leitch sono gli artefici di una sua possibile resurrezione dopo i fallimenti filo-orientali Man of Tai Chi e 47 Ronin.

Non è la prima volta che lo vediamo correre avanti e indietro armato, così lo avevamo apprezzato in Point Break e Matrix, ma in John Wick si risveglia davvero qualcosa in lui: animalesco, atletico, e serafico come solo l’’Eletto sa essere, nonostante gli anni siano passati anche per lui.

John Wick lo mette in una posizione realistica rispetto ai suoi sforzi del passato, segue la scuola di Taken e reagisce con azione a tutto spiano a metà tra reale e irreale, e proprio quest’’ultima è la caratteristica positiva principale del film di Stahelski e Leitch (non accreditato nei titoli di coda, ma ovunque sul web).

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John Wick al suo interno non è solo fucili e mitragliatrici di ultima generazione, arti marziali e tirapugni bronzati, è una discesa in un mondo a parte, dove la malavita vive all’insaputa della gente comune, con la propria valuta e giustizia privata.

Il world building di John Wick è avvolgente, un esercizio di stile fotografico(Jonathan Sela), registico e musicale (Tyler Bates) che non disdegna quel tanto che basta di intromissione nella narrazione per creare confusione con inattese svolte a cui poco alla volta è impossibile dar fiducia.

Le note musicali commentano e sviano il pubblico, la fotografia incasella i personaggi in ambienti fuori dal mondo – un hotel per soli criminali – e la regia gioca a inseguire il topo meccanico anziché quello vero. Divertimento assicurato.

Si ha l’’impressione di essere in un fumetto, John Wick non sembra essere nato per il cinema, profuma di adattamento e in effetti Stahelski cita letteratura anziché il cinema come influenza, tirando fuori un nome in particolare, Stephen King, tra le sue fonti d’ispirazione.

A detta del regista i personaggi di King non si sa di cosa siano realmente capaci a volte, a sorpresa capita che saltino per mordere la lingua di creature innominabili o cercano di salvare JFK; John Wick non ha le stesse aspirazioni, ma in qualche modo riflette alcune note pulp da cui anche King è nato. Insomma, è da vedere. E anche da ascoltare.

di Fausto Vernazzani

Voto: 3.5/5

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