Big Hero 6 - CineFatti

Big Hero 6 (Don Hall & Chris Williams, 2014)

di Francesca Fichera.

Dal fumetto al cinema il passaggio funziona: Big Hero 6 non è solo quello che ci si poteva aspettare. Va oltre. Il che è un bene e fa tirare un sospiro di sollievo a chi ne ha abbastanza della bigiotteria brillante spacciata per oro. E il film di Don HallChris Williams non è certo un tesoro ricchissimo, ma sa essere, a suo modo, prezioso.

Tradizione e futuro si uniscono in un classico Disney – il 54° – che trae linfa vitale dal mondo Marvel, e dove i Walt Disney Studios dimostrano ancora una volta di saper portare al massimo le proprietà dell’animazione in CG, oltre che di essere in grado di rinnovare la figura dell’eroe pur immergendolo in un contesto narrativo canonico costituito da un’equilibrata alternanza di comico e tragico. E questo lo si dovrà sicuramente al fumetto d’origine –  di Steven T. Seagle e Duncan Rouleau, a quanto pare ancora inedito in Italia – ma il lavoro di adattamento – a cura di Jordan RobertsDaniel GersonRobert L. Baird – dà l’idea di essere accurato, e risulta ampiamente sostenuto da una regia incalzante e un montaggio brioso e fresco.

Ma chi sono i Big Hero 6? Dei nerd, a loro stesso dire, ma di quelli veri: giovani scienziati in erba che praticano la genialità da autodidatti, costruendo robot e sperimentando soluzioni chimiche in grado di cambiare il mondo. Uno di questi, Tadashi, fratello dell’ancor più giovane protagonista Hiro, è il creatore di Baymax, automa gonfiabile (è in vinile, però sembra un enorme palloncino) dall’aspetto “rassicurante e coccoloso”, che altri non è che un operatore sanitario personale: un infermiere programmabile. Simpatia e tenerezza vanno a fondersi nel suo personaggio, finendo col funzionare anche da tampone per uno dei tanti momenti tristi di cui il film – siete avvertiti – è costellato. Anche se piccolo, Hiro si trova costretto molto presto a confrontarsi con una realtà dura e dolorosa, che potrà superare anche e soprattutto grazie al più grande (e insostituibile) superpotere del mondo: l’amicizia.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque, però sappiamo altrettanto bene che è (quasi) sempre una questione di stile, e Big Hero 6 ne ha da vendere. Perché nonostante si muova entro i confini, spesso limitanti, del ‘già visto’, orientandosi a una riconoscibilità di forme e narrazioni che vale tanto per il giovane pubblico quanto per quello un po’ più anziano, mantiene comunque la capacità di stupire. Reinventando il concetto stesso di stereotipo – i “fantastici 6” sono tutti dei tipi, ma sono nuovi, piacevolmente diversi – e regalando ai suoi spettatori una delle più belle sequenze di volo mai proiettate su uno schermo.

Fatevi il regalo di vederlo, dunque, e – non come noi – senza saltare i titoli di coda.

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