Dracula Untold

Dracula Untold (Gary Shore, 2014)

La bellezza posticcia di Dracula Untold

Dimenticate i vampiri di una volta: il Dracula del film di Gary Shore è un cattivone pentito che ha appeso l’armatura e i pali da impalatore al chiodo per mantenere la pace nel suo regno e girare la pubblicità del Mulino Bianco con la moglie (Sarah Gadon, la musa di Cosmopolis) e il figlio.

È bello – ha il volto di Luke Evans – anche più del Gary Oldman che lo vestì nella versione di Francis Ford Coppola, ha giusto qualche problema di ricrescita sul petto e di passato burrascoso. E, cosa più importante di tutte, non è l’iniziatore vero e proprio della stirpe del Male: lo è Tywin Lannister. Ma questo lo capirete soltanto guardando il film. Se ne avrete il coraggio, ovviamente.

Mamma li Turchi!

Il secondo fatto che Dracula Untold evidenzia è: i turchi sono cattivissimi (sottotitolo americanazzo: ecco come è nato il terrorismo). Si atteggiano da bulli di quartiere/ragazzi del liceo affianco con pettinatura all’ultimo grido – soprattutto i biondini, quelli più stronzi. Impongono di dimostrare lealtà anche a costo della vita di centinaia di bambini. E rigorosamente al rallentatore, non sia mai si perde l’effetto.

Sempre al rallentatore (ma forse è colpa del vento) Luke Evans/Vlad si arrampica sul cucuzzolo della montagna per stringere un patto col diavolo e diventare il Chuck Norris dei Carpazi. Ci riesce, però a caro prezzo. La moglie se ne accorge e lo copre. I turchi invece la prendono malissimo. Nel frattempo i pipistrelli volano (?).

Accozzaglia di scene e schemi narrativi stile 300, costumi (Ngila Dickson) un po’ copiati da qui e da lì, Dracula di Coppola incluso, e dialoghi e interpretazioni degni di TwilightDracula Untold è il regno di tutto fuorché della logica.

Sconnesso dal mito

Il mito è stravolto; la caratterizzazione, dello scenario come dei personaggi, a dir poco imbarazzante (dal linguaggio usato si direbbero gli anni zero, mancano solo i jeans), e perfino prevedibile nel suo sciattissimo nonsense.

Colpa senz’ombra di dubbio degli sceneggiatori Matt Sazama e Burk Sharpless, ma anche della regia, che dimostra d’essere altrettanto improntata alla totale mancanza di connessione, allungando i momenti attraverso l’indugio su improbabili primi piani e piani americani e tagliandoli nel punto sbagliato. In un’era dove la tecnologia ha superato se stessa, effetti speciali quali quelli mostrati nel film di Shore non fanno nessunissima impressione.

Per quanto possa apparire paradossale, a salvarsi è proprio Evans – che è bello e abballa, come si dice a Napoli, se non altro perché si è sforzato di pronunciare battute ignobili con un minimo dignità. Del resto un tantino migliorato rispetto a The Raven lo è, quindi per ora gliela si dà buona… e poi si vedrà. Tanto comunque il finale è aperto e sembra pure un po’ Blade: aggiungete anche Guillermo alla lista delle scopiazzature.

Francesca Fichera 

Voto: 2/5

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