BFI58: The Drop (Michaël R. Roskam, 2014)

The Drop: un mistero alla luce del sole.

Le radici si chiamano Animal Rescue, piantate dallo scrittore di fama mondiale Dennis Lehane (Shutter Island, Music Rivera), un racconto breve adattato dallo stesso autore per essere raccolto dal regista di uno dei migliori crime drama degli ultimi anni, Bullhead, Michaël R. Roskam.

Un candidato all’Oscar e uno sceneggiatore di tal calibro non potevano accontentarsi di un cast di sconosciuti e dunque ecco gli interpreti, Tom Hardy nel ruolo da protagonista e comprimari Noomi Rapace, Matthias Schoenaerts e James Gandolfini nella sua ultima uscita post-mortem dopo il bel Non dico altro.

Il titolo dietro questo ensemble d’eccezione è The Drop (Chi è senza colpa in Italia), non a caso uno dei film più attesi qui al BFI London Film Festival.

Le aspettative non sono deluse, l’incredibile ammontare di talenti giovani e non caricati nell’opera seconda di Roskam frutta al massimo: Hardy è Tom, un tranquillo barista al lavoro nel locale del cugino Marv (Gandolfini), un tempo di sua proprietà, ma oggi parte del circolo della mafia cecena e quindi soggetto a un dovere particolare, proteggere e nascondere i soldi dell’organizzazione quando richiesto.

Lo chiamano il drop e con sé porta il pericolo di rapine e ritorsioni da parte dei proprietari e in questo caso dall’interno stesso, con i suoi sottili e invisibili misteri che colpiscono all’improvviso e in maniera inaspettata.

Il centro della trama sembra essere un piccolo furto subito e le minacce di Eric Deeds (Schoenaerts), famoso nel quartiere per aver ucciso dieci anni prima un ragazzo conosciuto come Glory Days, dopo aver scoperto che in mano a Bob son capitati sia il suo cane che la sua fidanzata (Rapace), entrambi ricoperti delle cicatrici lasciate in ricordo da lui stesso. Eppure qualcosa non torna, si percepisce.

L’aura di segretezza manda avanti The Drop, sottotono rispetto ai succitati adattamenti celebri da romanzi di Lehane. Si sente la provenienza, un racconto breve scritto per impressionare con una sorpresa finale, tanto attesa quanto incerta per buona durata della pellicola. Nell’attesa Gandolfini e Hardy la fanno da padroni, Roskam cerca di trasformare Brooklyn nel suo Belgio, ne fa un’area isolata, ma non crudele.

La polizia c’è e non è necessariamente da maltrattare o insultare, la tranquillità esiste e la violenza per le strade è meno pressante di quanto è stata rappresentata in passato. In sostanza The Drop è realistico, lo si può sentire sulla pelle e crederci fino in fondo, i dialoghi non sono assurdi, imbarazzo e goffaggine sono di casa come nel nostro mondo, così come i piccoli deprecabili segreti di famiglia.

Non è un gioco di intrighi come può sembrare dalla trama, tutto è alla luce del sole, gli elementi mancanti sono lì presenti, solo in ombra rispetto al resto. Nessun enigma da risolvere, nessun inseguimento emozionante o scena memorabile, Roskam lascia che The Drop scorra e vada per la sua via senza essere rallentato da scogli prominenti o argini troppo stretti. Ne è anche il principale difetto, un’arma a doppio taglio che impedisce a The Drop di elevarsi di rango e potersi presentare a testa alta insieme agli altri compari del genere.

Così non è, ma il film di Roskam è e resta una piacevole visione da non lasciarsi scappare. Se non per l’insieme allora per Gandolfini, un gigante in tutti i sensi possibili.

Fausto Vernazzani

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