La seconda volta

La seconda volta (Mimmo Calopresti, 1995)

La seconda volta non si scorda…

La seconda volta è la storia dell’incontro tra un sopravvissuto a un’esecuzione e la terrorista che gli sparò in testa.

Liberamente ispirata al libro autobiografico Colpo alla nuca. Memorie di una vittima del terrorismo di Sergio Lenci, noto architetto italiano, che racconta il suo incontro con Giulia Borelli, militante di Prima Linea all’epoca dei fatti, si avvale della migliore interpretazione di un Nanni Moretti (che figura anche come produttore) ritroso, vitreo e ostinato nell’indagare le cause di un ‘azione a cui non sarebbe dovuto sopravvivere.

Suo contraltare è Valeria Bruni Tedeschi, a sua volta eccezionale nell’impersonare la consapevolezza di un esito infausto della storia personale e collettiva cui ha votato una esistenza ma non disposta a cedere la propria interpretazione dei fatti alle circostanze che li hanno indirizzati.

L’incontro è fugace, improvviso, per strada. Il sopravvissuto riconosce l’esecutrice, non viceversa. Il primo comincerà così un progressivo e mendace percorso di avvicinamento da cui scaturirà un incontro tempestoso, ma con l’audacia dell’onestà intellettuale reciproca.

Onestà che è propria di un film che proprio a causa di ciò non è stato bene accolto dagli opinionisti italiani, già schierati, assai meno liberi nell’interpretazione di quanto lo è stato il regista nella direzione. In Francia è stato invece presentato nella sezione ufficiale del Festival di Cannes.

Il regista Mimmo Calopresti reduce dall’esperienza dei documentari sociali racconta ancora con lo sguardo di un cane, guarda il mondo dal basso, non rifiuta esperienze controvertibili, anzi ci si tuffa dentro per aprire prospettive inedite, narrazioni impensate di una vicenda storica che è stata raccontata in tutte le salse, meno che questa.

Le opposte ideologie affiorano senza retorica, puntualmente e attraverso i medesimi segni diversamente raccolti sui volti dei due protagonisti, senza lasciare zone d’ombra inconsulte né contaminare un incontro tra due persone che non hanno niente da dirsi, eppure esplorano comunque quell’incomunicabilità che paradossalmente finisce per avvicinarli.

La seconda volta è un film che unisce tatto e intensità, racconta apoliticamente e come monadi isolate dal contesto la storia di due vite segnate dalla politica e dalla storia collettiva italiana del secondo novecento, non insegue facili miraggi riconciliativi né lacerazioni ulteriori consone all’area culturale cui il film si rivolge.

Pur nella eccessiva brevità della vicenda che risolve la pellicola si fa apprezzare per un tocco sospeso, dimesso: l’equilibrio delle parti è coerente alla vicenda e benché possa essere equivocato per una prudenza eccessiva, risuona  in parti equivalenti il dolore impassibile dei vinti e la dolcezza severa di chi reca una ferita irricevibile, che eppure è toccata in sorte. Una Torino algida, opaca e irrimediabile dopo decenni di lotte esattamente come le vite dei protagonisti vale mezzo punto in più.

Luca Buonaguidi

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