Hayao Miyazaki

Hayao Miyazaki si ritira

Hayao Miyazaki saluta il cinema… per sempre?

With gratitude to all the good that exists all over the world, I lay down my brush.

Quando ho letto queste parole in fondo alla lettera d’addio di Satoshi Kon, prima che un tumore al pancreas lo portasse via, ho sentito per la prima volta il dolore della perdita di qualcuno che ammiravo pur non avendolo mai conosciuto di persona. Era Satoshi Kon, l’unico regista d’animazione giapponese (scomparso il 24 Agosto 2010) che avrebbe potuto paragonarsi per importanza ad un suo conterraneo anche lui in partenza, quella di Hayao Miyazaki, 72 anni, deciso a ritirarsi dalla scena per motivi ancora in attesa di essere spiegati in una futura conferenza stampa in Giappone che si terrà a breve.

Quelle stesse parole di Kon, dal peso molto diverso, mi son ritornate in mente non appena ho letto la notizia del ritiro di Hayao Miyazaki, pubblicata sui siti internet e giornali di mezzo mondo corredata con le solite foto di lui sorridente, più con gli occhi che con la bocca. In un certo senso è per la notizia di un futuro film da aspettare che non ci sarà più, dopo Si alza il vento pare non ci sarà più un nuovo film di Hayao Miyazaki da aspettare con trepidazione, seguendo la Lucky Red giorno dopo giorno sperando che annunci quanto prima la prossima data di uscita.

Cala il vento

A questo punto è come se Joe Hisaishi col suo pianoforte, quello strumento che aveva forse annoiato un po’ l’altro genio del Giappone, Takeshi Kitano, avesse composto da sempre per rimandareil silenzio di un momento in cui un grande maestro del cinema avrebbe deciso di posare la sua matita e dedicarsi alla vita di padre, nonno, come tanti dei suoi personaggi così affettuosi e devoti alla famiglia. Una famiglia estesa all’albero cresciuto decenni fa nel giardino di casa e a tutti gli altri a quest’ultimo vicini, un’immensa foresta a portata di ramo su cui salta un Totoro gigantesco, una sorta di Barone Rampante à la giapponese.

L’Italia per prima dovrebbe piangere la scelta di Miyazaki Sr., omaggiata da sempre perché sempre presente, sin dall’epoca delle montagne svizzere di Heidi, sotto cui da un lato si nascondeva un paese amato da un ragazzo giapponese appassionato d’aerei, amante dell’aviazione, dell’aria. Sempre in volo i suoi personaggi, cavalcando cervi sferzando il vento, sorvolando distese di insetti giganteschi terrorizzati, pilotando un velivolo rosso in cui sedeva Marco Pagot, il Porco Rosso.

Piuttosto che diventare un fascista, meglio essere un maiale. Il disprezzo per un difetto storico per sottolineare le qualità di un aviatore di ventura, Marco, uomo stoico e testardo, ma amante della giustizia e di un onore facente parte di ere ormai tanto lontane da non poter esser osservate neanche con un binocolo, su, dalle mura della città volante di Laputa. Un film realistico per emozioni anche se a una distanza dalla realtà lunga quanto i passi degli abitanti di Brobdingnag, creature di Jonathan Swift, uno dei tanti scrittori da cui Hayao Miyazaki ha attinto per le sue avventure.

Ci può essere un solo Miyazaki

Sachiro Kashiwaba, Hans Christian Andersen e Rieko Nakagawa, Jonathan Swift, Diana Wynne Jones, Eiko Kadono, questi sono gli autori che hanno beneficiato di un adattamento anche solo parziale al cinema da parte del Maestro, Il signore dei Maiali. Animali da lui tanto amati, forse una terza passione in marcia militare con l’aria da un lato e l’Italia del primo Novecento dall’altro.

Un giornalista italiano sarebbe sicuramente tentato di scatenare la polemica chiedendo al Maestro cosa ne pensa dell’Italia di oggi, quella cura maniacale della nostra stampa nel voler ricercare l’attacco, il desiderio masochista di infilare la mano nella bocca di un leone che dorme sperando che morda così da crearsi un pretesto per urlare.

Tuttavia l’autore dei celebri Il castello errante di Howl, La città incantata, di Principessa Mononoke – da poco diventato anche uno spettacolo teatrale per mano del britannico Whole Hog Theatre – è ancora vivo, ma se la sua vita da artista dovesse davvero terminare con Si alza il vento allora ci sarà da chiedersi se ci sarà mai un altro come lui.

Di Hitchcock ce n’è stato solo uno, anche di Walt Disney e Stanley Kubrick. In futuro probabilmente si dirà lo stesso anche di Hayao Miyazaki.

Fausto Vernazzani

2 pensieri su “Hayao Miyazaki si ritira

  1. sapendo che ben altri dovrebbero piantarla di fare cinema, una notizia che ci rende un po’ tristi,ma d’altronde i suoi capolavori sono sempre qui. A portata di visione e di mano.
    Grande Myazaki!

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    1. C’è chi dopo due film dovrebbe smettere per non commettere altri crimini contro l’umanità, ma invece niente, continuano anche dopo 80 anni magari. Miyazaki invece mancherà tantissimo se manterrà la parola!

      Faust

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