Monsters University (Dan Scanlon, 2013)

L’arte di spaventare con le risate, Monsters University è l’ennesimo successo Pixar – di Fausto Vernazzani.

Le conosciamo a memoria le regole: lui è il secchione, lui lo spaccone; non si piacciono sin dal primo giorno, ma scontro dopo scontro scopriranno di essere complementari e di poter raggiungere qualunque vetta purché uniti. Questa è la storia di tanti e tanti film riproposti di continuo nella storia del cinema, una trama ora ripresa dal primo prequel prodotto dai Pixar Animation Studios, alle prese con Monsters University, la storia di Mike e Sulley all’università per diventare degli Scarer professionisti, la figura più alta nella società dei Mostri conosciuta con Pete Docter nel celeberrimo e celebratissimo Monsters & Co..

Alla Monsters University solo i migliori contano qualcosa e Mike Wazowski (Billy Crystal) non è nato con gli attributi fisici giusti per diventare un mostro capace di terrorizzare i bambini umani, ma solo il cervello per capire quali sono le tecniche giuste per cacciare il miglior ruggito possibile. James P. Sullivan (John Goodman) d’altro canto è il figlio d’un celebre spaventatore, ma possiede solo il fisico e il ruggito adatto, mentre intelligenza e volontà di applicarsi gli mancano, l’esatto opposto di Mike. L’uno contro l’altro, riescono a farsi cacciare dal corso di laurea per spaventatori dalla rettrice Hardscrabble (la severa Helen Mirren), sfidata a riprenderli dopo la loro vittoria agli Scare Games, una serie di giochi da spavento in cui le confraternite dovranno decretare il migliore di tutti.

La solita confraternita di timidi e di sfigati, la solita confraternita di spavaldi figli di papà. Questo è il connubio classico trito e ritrito a cui siamo abituati ma il film diretto dall’esordiente Dan Scanlon (presente sullo schermo con Dan Carlton, voce di Joel Murray) colpisce proponendo la formula con quel tocco di assurdo che il concept di base consente di utilizzare in grandi quantità, ma facendo anche un uso del suono saggio ed efficace, capace di spaventare per davvero il pubblico quando necessario. Le sconvolgenti e coinvolgenti avventure di Mike, Sulley includono anche uno sparuto gruppo di personaggi, la confraternita dell’Oozma Kappa, tra cui spiccano alcuni scritti in un chiaro momento di delirio e genialità invidiabile, come Art (Charlie Day amato per la seconda volta dopo il suo Newt in Pacific Rim): studente di filosofia simile ad un mocho per lavare i pavimenti iper-eccitato e con la voglia di toccare e vedere tutto.

Si perderà purtroppo molto col doppiaggio italiano, affidato letteralmente ai soliti idioti (Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio sono le voci di Terri e Terry), ma la visione, la dolcezza e la qualità tecnica migliorata nella definizione dei dettagli, oltre alla ovvia e fondamentale fantasia nel characters design, fanno di Monsters University una delle commedie dell’anno, nonché l’ennesimo successo della Pixar, il cui rivale Turbo della DreamWorks Animation in uscita la settimana successiva, non ha alcuna speranza di vittoria o di andare anche solo in pari con la storia di Mike e Sulley. Il motivo principale sta proprio nell’evoluzione tecnica, diretta verso un mondo di dettagli non perfetti e non realistici (anche se protagonisti del non troppo riuscito cortometraggio The Blue Umbrella che precede il film), ma volti a dare solo una definizione maggiore a luoghi e personaggi e soprattutto a contribuire a migliorare la fotografia, una parte fondamentale del cinema live action così come dell’animazione.

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