Cannes 2013: Canne(s) al vento e la banalità del male, pt. I

di Francesca Fichera.

Innanzitutto puntualizziamo: non mi sono drogata, in quel di Cannes 2013. Volevo solo cogliere l’assist per una battuta fra le più squallide al mondo, perché ogni tanto ci sta pure questo.

E dunque cos’è Cannes? Cosa succede lì, sulla croisette più famosa del pianeta? Si fa prima a dire quel che Cannes ti fa: un effetto tutto suo, diversissimo dall’atmosfera che si può respirare nell’auditorium di Roma, o fra le aiuole del Teatro di Udine, al Far East Film Festival, o ancora nei corridoi iper-riscaldati delle sale cinematografiche berlinesi. Forse perché a Cannes c’è L’Atmosfera, quella vera, palpabile, un velo glitterato che si tocca e di cui si intravede a tratti il tenue scintillio.

Aspe’, un momento. Altro che tenue.

Il red carpet cannense è tutto fuorché tenue: è un casino bestiale in cui entrare – paradossalmente – è molto più facile che uscire. E allora, pensateci bene prima di decidere di trascorrere il vostro amabile pomeriggio di public relations al di là delle transenne. Perché le public relations vi riusciranno, sì, ma poi dovrete improvvisarvi Minority report per andare a prendere il vostro treno e ritornare a casa. Tanto peggio dei poliziotti italiani ci sono solo quelli francesi – perché sono acidi, cattivi e snob. E peggio di questo luogo comune c’è forse soltanto la morte. E tutto questo l’avrete fatto esclusivamente per le suddette public relations e per tentare di beccare un po’ di stars, che alla fine sono solo crani zellosi (trad.: affetti da calvizie parziale) di gente fanatica – appesa agli alberi come Tarzan o alle transenne come pappagalli sul trespolo, e incurante di invadere completamente il vostro campo visivo – e una chiappa di Valeria Marini, della cui presenza domanderete a voi stessi la ragione fino al giorno del giudizio, e un polpaccio della Deneuve, e un pezzo di collo di Bérénice Bejo (ossia della-allora-futura-e-adesso-attuale Palma d’Oro a Miglior Attrice per Le Passe, il film di Asghar Farhadi). E tutto ciò sotto il sole allo Zenit e un sottofondo musicale che sarebbe stato bene al posto dei Cradle of Filth in The Road to Guantanamo.

Cannes 2013 – Parte della fila per entrare in sala

Intanto però poco altro puoi fare, a Cannes, se non hai prenotato i biglietti, se non possiedi un qualsiasi badge (cioè l’accredito; e pure con quello…) e se non hai alcuna voglia di trascorrere un’ora e mezza per trovare la biglietteria, un’ora e mezza in fila alla biglietteria e un’altra ora e mezza nella rush-line per entrare in sala; perché l’Amore verso di te supera di qualche spanna quello, pur intenso, nutrito per la Settima Arte, e se volevi andare a fare camping non prenotavi un appartamento sulla Costa Azzurra due mesi prima. Quindi non ti resta altro che farti bagnare letteralmente dalla folla (sopratutto quando piove), “aspettare di morire, aspettare di vivere”, come diceva la vecchia in Titanic, e godere dello sfarzo e del lusso annidati in ogni angolo, dei divi a portata di mano – ad esempio un tranquillissimo James Franco a passeggio sulla croisette, like a boss per il successo riscosso dal suo adattamento cinematografico di As I Lay Dying di William Faulkner -, delle macchine dei camorristi, dei souvenir “che manco quelli puoi comprare”.

Forse è per questo che gira tantissimo un libro contenente la GUIDA AL FESTIVAL DI CANNES … [ continua ]

N.B.: l’immagine principale dell’articolo è tratta da http://www.closermag.fr. Tutti i diritti sono riservati agli autori.

3 pensieri su “Cannes 2013: Canne(s) al vento e la banalità del male, pt. I

  1. Sì, per fortuna me la sono persa! Ed hai ragione, Cannes è (quasi) un’apocalisse! Spiegherò meglio nella seconda parte, che arriva oggi ;)
    – Fran

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