G.I. Joe: Retaliation

G.I. Joe: La Vendetta (John Chu, 2013)

G. I. Joe: una vendetta fallita – di Fausto Vernazzani.

Prendersela con John Chu, regista di Justin Bieber: Never Say Never, è come sparare sulla Croce Rossa, come torturare un cerbiatto indifeso, è una crudeltà pura e semplice, ma non ho certo scelto io di costruire la sua carriera su questi film. Chu poteva indirizzarsi da tutt’altra parte, la sua strada però aveva già preso una direzione ben definita e dunque per qualche assurda ragione, dopo aver diretto balletti a destra e sinistra è cascato con in mano la sceneggiatura di G.I. Joe: Retaliation, in Italia tradotto con un “sempreverde” tema di vendetta G.I. Joe: La Vendetta.

Prendersela con la Hasbro continua ad essere come sparare sulla Croce Rossa, che ci si può aspettare da un marchio che negli ultimi anni ci ha regalato alcuni dei film più trash del decennio trascorso, partendo dalla saga di Transformers fino ad arrivare al recente e ridicolo Battleship. Da G.I. Joe era però lecito aspettarsi di più, la speranza di una saga d’azione old school, tant’è che riesumano sempre gli stessi eroi degli anni Ottanta e Novanta, ma purtroppo il primo regno di Stephen Sommers fallì miseramente rientrando negli standard Hasbro a cui siamo costretti ad abituarci.

La corona è passata dunque da Re Sommers e Principe Channing Tatum a John Chu e all’uomo indicato come il solo ed unico “salvatore dei franchise”: Dwayne “The Rock” Johnson. Il titolo di protagonista passa all’ex wrestler, dedito ormai al Cinema senza impegno, spesso riuscendo a dimostrare come l’action movie potrebbe ancora avere tutti i numeri per riprendersi dall’oblio.

La storia prende dunque questa piega: Cobra Commander è in carcere, ma i criminali dell’organizzazione terrorista Cobra Stormshadow (Lee Byung-hun) e Firefly (Ray Stevenson) sono ancora liberi mentre Zartan (Arnold Vosloo) gioca a fare il Presidente degli Stati Uniti d’America avendo rubato l’identità all’originale (Jonathan Pryce). I Cobra riescono a far strage dei G.I. Joe, compreso Duke (Tatum), lasciando solo Roadblock (Johnson), Lady Jaye (Adrianne Palicki), SnakeEyes (Ray Park) e Flint (D.J. Cotrona) a combattere contro tutti, con il gentile supporto del Generale Joseph Colton (Bruce Willis).

Un supercast il cui scopo dovrebbe solo essere divertire e sparare proiettili a destra e sinistra, dividere il bianco dal nero e la solita solfa del bene e del male. Beh, la verità è che G.I. Joe: La vendetta riesce nell’intento pur rischiando spesso di cader più in basso del suo predecessore, talmente spesso da sembrare intenzionale. È un giocattolo che cerca di negare se stesso, l’errore numero uno che rende insufficiente il risultato finale: battute su battute che negano e si fanno gioco delle classiche “battutacce” da uomini d’azione è un sistema piuttosto stupido per divertirsi e rendersi diversi all’occhio dello spettatore. Motivo per cui Rhett Reese e Paul Wernick non hanno passato l’esame, tremendi sceneggiatori per una regia da orrore così malata da far soffrire più volte come se qualcuno stesse passando le proprie unghie su di una lavagna.

Se c’è qualcuno da ringraziare per aver salvato il pubblico dalla morte per suicidio dopo essersi tappato le vie respiratorie con una serie di popcorn stagionati è Jung Doo-hung, coreano come il collega Lee Byung-hun e coordinatore delle scene d’azione. Lì si ferma la “bellezza”, se così si può chiamarla, e la parziale utilità di G.I. Joe Retaliation, tra le montagne di non-si-sa-dove e le katane di Stormshadow e SnakeEyes, o tra i combattimenti a mani nude e qualunque altra scena con Dwayne Johnson (l’esperienza da wrestler servirà pur a qualcosa). Da vedere molto lontano da un Cinema mentre cucinate un piatto di tagliatelle ai funghi trifolati e non avete tempo per ascoltare neanche mezzo dialogo.

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