La Nona Porta (Roman Polanski, 1999)

La nona porta: quando il minore è migliore

Ci sono pellicole che durano un’eternità ma sembra che finiscano subito e altre che durano poco o il giusto ma pare che durino un’eternità. Ringrazierò sempre Roman Polanski per essersi cimentato soprattutto in opere della prima categoria come per esempio La nona porta.

Non annoverabile certamente tra i suoi capolavori, offre 127 minuti in cui non ci si annoia, nonostante i venti finali in cui il film va a farsi benedire lasciando lo spettatore con un pugno di mosche in mano e nove porte che gli vengono sbattute in faccia rompendogli il naso (un vero peccato).

La trama

Dean Corso (Johnny Depp) è un mercante di libri che viene ingaggiato dal ricco Boris Balkan (Frank Langella) per indagare sull’autenticità di un libro antico da lui acquistato, Le nove porte del regno delle ombre, del quale sono in circolazione solo tre copie: una in Portogallo, una in Francia e la sua.

La leggenda narra che il libro è stato scritto in collaborazione con Lucifero e sarebbe in grado di rendere l’uomo pari a Dio se riuscirà a risolvere gli enigmi delle varie incisioni.

Durante la missione Corso viene aiutato da una donna misteriosa (Emmanuelle Seigner) che sembra conoscere tutti i suoi movimenti con ampio anticipo.

I demoni di Polanski 

La tematica diabolica ritorna nel cinema di Polanski dopo il capolavoro assoluto Rosemary’s Baby e, soprattutto, dopo le terribili sciagure familiari che lo hanno colpito proprio per via di sette sataniche.

L’interesse del regista però stavolta non si sofferma sulla paura che queste sette provocano, non dopo la morte della moglie: il suo intento è irriderle, come si capisce benissimo nella pessima scena finale oppure nella creazione di alcuni personaggi molto buffi, come i fratelli Ceniza (interpretati entrambi da Josè Lopez Rodero) o ancora nell’espressione grottesca (con lingua da fuori) della baronessa Kessler (Barbara Jefford) al momento della sua morte.

Il lato positivo

Non mancherà neanche l’humour nero del protagonista, vestito da un Johnny Depp in una delle sue ultime buone interpretazioni pre-Pirati dei Caraibi.

Grazie ad alcuni lampi di genio registici, La nona porta crea tensione costante nello spettatore, specialmente nella prima ora, che quasi farebbe gridare al capolavoro.

Nella seconda parte però il film cala, anche se non così tanto da far sopraggiungere lo stato di noia. Per raggiungere l’obiettivo Polanski viene aiutato senz’altro dalla suggestiva ambientazione, impreziosita sia dal cromatismo stupendo della fotografia diDarius Khondji sia dalla magnifica e inquietante colonna sonora di Wojciech Kilar che, per dirla tutta, sono le uniche due cose del finale che si salvano. 

Migliore dei peggiori

La maggior parte della critica considera questo film fra i minori della filmografia di Polanski. Sicuramente non è un capolavoro, però se tutte le opere minori fossero così di sicuro il Cinema non vivrebbe nella mediocrità.

La pellicola funziona benissimo come thriller, il plot coinvolge fino in fondo – peraltro tratto da un libro di Arturo Perez-ReverteEl Club Dumas – ed è stato un successo di pubblico alla sua uscita, anche se i pareri sono stati discordanti.

Tralasciando la tamarrata finale, La nona porta è un film che deve essere visto almeno una volta nella vita, anche solo perché è stato girato da Polanski. Sì, proprio come Fantasmi da Marte deve essere visto solo perché è stato girato da John Carpenter, anche se la pellicola di Roman è parecchie spanne sopra rispetto al minore di Carpenter.

See You Soon.

Roberto Manuel Palo

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