Le cose belle sono poche. I 5 film Disney migliori (secondo Fran)

5 film Disney da rivalutare.

Le favole son tornate alla ribalta. Snow White and the Huntsman, Mirror Mirror, Red Riding Hood sono solo pochi esempi a titolo di una tendenza incredibilmente forte e in crescita. Attori in carne e ossa si sostituiscono sempre più di frequente alle figurine animate che solevano abitare i ricordi infantili di noi tutti.

Fiaba = Disney: funzionava più o meno così, il più delle volte. Con la loro veste di cartoon i miti potevano mimetizzarsi, restare sospesi in quella zona intermedia dove ai bambini vengono spiegate le trame delle cose dei grandi lasciando indizi sul come viverle. E dove i cosiddetti adulti si soffermano per riconoscersi e capirsi.

Una visione personale

Nella breve lista che seguirà ho inserito quei 5 film col marchio di fabbrica Walt Disney che di quella terra di mezzo citata poco più sopra costituiscono un ulteriore sottoinsieme: coniugano cioè, sottilmente e abilmente, la poesia e la magia dell’infanzia alla saggezza e consapevolezza del tempo trascorso.

Non si tratta solo di favole, ma anche di romanzi moderni – qualcosa di Charles Dickens, per esempio – che i bravi autori disneyani hanno saputo filtrare e impastare con la polverina delle fate riuscendo a mantenerne intonsi la profondità e il valore.

Rischierò di ripetermi come di lasciare alla porta dei Signori Film, ma è il brutto e il bello delle classifiche, no?

1. La bella e la bestia

In cima, incontrastato e inattaccabile, il capolavoro  di Gary Trousdale e Kirk Wise – di cui è stata successivamente prodotta una splendida versione in 3D.

Musiche e canzoni sono fra le cose che ne fanno un film capace di tatuarsi nel cervello di noi tutti. Il discorso universale del suo messaggio è fatto passare in sordina, fra le pieghe di una colorata esposizione di allegorie e simboli che, nel 1991, gli assicura il traguardo di primo lungometraggio d’animazione candidato all’Oscar per Miglior Film.

 

2. Il gobbo di Notre Dame

Appartiene al fortunato duo Trousdale/Wise anche il secondo posto dei miei 5 Disney preferiti, classe 1996.

Colonna sonora superiore a quella del suo collega di cinque anni prima, sempre per opera del bravissimo Alan Menken che guadagna, non a caso, la candidatura agli Academy Awards.

Le tecnologie evolvono ma la naturalezza del tratto dei disegnatori  è ancora intatta. La storia invece, per quanto adatti il romanzo omonimo di Victor Hugo modificandolo radicalmente, si pone agli estremi confini della zona interstiziale nominata poco fa: il mondo degli adulti implode fra le righe del racconto, inquietando anche i papà e le mamme con le oscure pulsioni provenienti dal personaggio di Frollo.

Un film sincero e meraviglioso.

 

3. Il canto di Natale di Topolino (Burny Mattinson, 1983)

Terzo posto per il mediometraggio che ambienta in casa Disney il capolavoro dickensiano A Christmas Carol affibbiando all’avaro Ebenezar Scrooge piume e palandrane di Zio Paperone e in cui uno dei tre fantasmi natalizi non è altro che il Grillo Parlante amico di Pinocchio.

Fa sognare, intenerire e anche un po’ commuovere.

4. In viaggio con Pippo (Kevin Lima, 1995)

Quarto gradino il piccolo gioiello distribuito dalla Buena Vista Home Entertainment, che merita davvero d’esser visto e conosciuto di più.

Grazie all’esilarante goffaggine di Pippo e all’alto numero delle sue gag scivola con facilità il boccone dolceamaro del conflittuale rapporto padre/figlio ritratto nel momento di delicato passaggio dell’adolescenza. Sguscia ma colpisce quando deve, e lo fa bene.

E poi la sequenza di Big Foot sulle note de La febbre del sabato sera è davvero epica.

5. Fantasia 2000

L’ultimo passo è sempre il più difficile: sorge il dubbio se si sbagli o meno a scegliere quel che si sta scegliendo. E dunque last but not least c’è Fantasia 2000, strepitoso omaggio corale al nuovo millennio nonché al sessantesimo anniversario dell’uscita del suo papà, l’omonimo lungometraggio del 1940.

Immagini e musica si commentano da sole, come dimostra l’episodio diretto da Gaëtan e  Paul Brizzi sulle note de L’uccello di fuoco di Igor Stravinskij.

Francesca Fichera

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