Dead Snow (Tommy Wirkola, 2009)

di Roberto Manuel Palo.

Sin dalla prima scena, dove una spaventata Sara (Ane Dahl Torp) viene inseguita da alcune ombre non ben definite al ritmo dolce ma incalzante di Edvard Grieg e della sua In the hall of the mountain king, ci rendiamo conto dello spirito di questo progetto low budget di Tommy Wirkola: una commedia horror-splatter demenziale col solo intento di far passare novanta minuti in completa assenza di neuroni.

Wirkola, in seguito, ce lo fa capire ancor più chiaramente, facendo indossare al ciccione nerd esperto di cinema la maglia di Braindead, indimenticabile capolavoro demenziale di Peter Jackson. Sono tantissime le sottili citazioni ad altre pellicole come quando Vegard (Lasse Valdal) prova ad accendere una torcia nella grotta e il procedimento viene mostrato in modo simile a quando, in Requiem for a dream, i protagonisti si preparavano le dosi. Altre citazioni sono la motosega di Ash da La casa, il finale di Carrie e tante piccolissime cose che un appassionato di cinema potrà sicuramente captare.

Dead Snow parla di un gruppo di ragazzi che, per le vacanze pasquali, si reca in una baita sperduta nelle montagne con la voglia di divertirsi e di non pensare a null’altro. Nella baita scoprono una scatola e dentro ci sono enormi tesori che qualcun altro sta cercando: dei soldati nazisti, vissuti durante la Seconda Guerra Mondiale, che non sono propriamente umani e sono pronti a massacrare chiunque si frapponga tra loro e il tesoro.

I cliché dei film horror ci sono tutti, dalla baita isolata nelle montagne ai vari stereotipi dei personaggi, ma lo stesso Wirkola ne è consapevole. Infatti, all’inizio del film, l’appassionato di cinema Erlend (Jeppe Laursen) fa questa domanda ai suoi compagni di viaggio: “Quanti film iniziano con un gruppo di amici che partono per un viaggio senza ricezione telefonica?”. Questa consapevolezza porta, prima di tutto, a non correre rischi e a presentare un plot non originale, ma dove non si può sbagliare grazie alla sua logica e linearità; e poi ad un’apprezzatissima autoironia che il regista sfrutta appieno in questa parodia degli slasher in salsa zombesca. Sorprendente il fatto che i vari protagonisti non compiano quasi mai azioni stupide portandoci a dire:”In effetti, anche io avrei fatto così”.

Non manca neanche il cattivo gusto come nella scena quasi Tromesca dove Erlend, che ha appena finito di fare i suoi bisogni nel bagno esterno, si ritrova Kris (Jenny Skavlan) sul suo pisello senza neanche capire da dove sia spuntata; per non parlare delle scene alla Happy Tree Friends con intestini usati come corde e facce ricucite con ami da pesca. Tutte queste piccole trovate sono efficaci e, in molte occasioni, suscitano il sorriso.

Questo piccolo horror norvegese non è solo risate, ci sono alcuni momenti di tensione resi in maniera efficace grazie alla regia e alla fotografia di Matthew Weston che riesce a rendere benissimo l’atmosfera e a risultare simpatico nel rendere l’idea che gli zombies abbiano una visuale simile a quella dei Predator. Il make-up degli zombies, curato da Per Steinar Hoftun, Shino Kotani e Steinar Kaarstein, è più che buono anche se, in alcuni casi, hanno una faccia quasi simpatica, cosa che non è tanto positiva quando si parla di zombi.

Nonostante non manchino i difetti come qualche traballamento di camera qua e là e non sia un film che faccia gridare al capolavoro come Shaun Of the Dead, Dead snow è una comedy-horror interessante e godibile che raggiunge il suo obiettivo dichiarato sin dal primo frame (quindi, come direbbero i giudici di X-Factor, per me è sì!).

See You Soon.

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