Fuori controllo (Martin Campbell, 2010)

di Roberto Manuel Palo.

Chi segue CineFatti da un bel po’ di tempo, avrà notato sicuramente una mia predilezione nei confronti di Mel Gibson (Braveheart, Interceptor-Il guerriero della strada, Mr.Beaver) e oggi uno dei “duri più duri di Hollywood” torna a fare capolino su questo blog grazie a Martin Campbell e al suo Fuori controllo, adattamento cinematografico dell’omonima miniserie in sei puntate datata 1985 e diretta dallo stesso regista.

Mel Gibson interpreta un detective della Boston Police Department, Thomas Craven, che ha una figlia, Emma Craven (Bojana Novakovic), stagista alla Northwood, azienda che si occupa di sviluppo e ricerca. Emma scopre alcuni loschi traffici della Northwood e del suo direttore Jack Bennett (Danny Houston) e va a trovare il padre a Boston. All’ingresso di casa Emma viene assassinata da un colpo di fucile dai sicari di Bennett. Thomas crede che il colpo sia diretto verso di lui, ma si accorgerà presto che non è così e si metterà alla ricerca dei pezzi che gli consentiranno di capire chi era la figlia e perché era una minaccia.

Un film in “stile” Mel Gibson delle origini, l’uomo solitario che risolve le questioni con l’aiuto di se stesso. Ed è proprio questo il problema. Ad una prima visione, il film è vecchio, non presenta nessuna novità sostanziale ed ha un finale ben congegnato, ma di difficilissima comprensione. Martin Campbell, comunque, come ha ampiamente dimostrato negli episodi di 007 da lui diretti (Goldeneye e Casino Royale), con le scene d’azione ci sa fare e si è premunito di due effettisti come Howard BergerGreg Nicotero che sono presenti ovunque ci sia tanto sangue da mostrare, come in questo caso, dove non mancano sequenze molto crude e sanguinose.

Detta così sembrerebbe un bel filmozzo che gli amanti dell’action vedrebbero con piacere per passare un’ora e mezza adrenalinica. E invece il film è molto deludente. La parte centrale è di una noia imbarazzante, che fa calare l’attenzione e rende inferiori al dovuto quelle scene davvero interessanti come la scoperta di un indizio o una classica scena adrenalinica. Il problema grande è proprio la pochezza di scene action in favore di dialoghi di scarso interesse, nonostante si potrebbe apprezzare la profondità di alcuni di essi. Ma, diciamocela tutta, se un film viene catalogato come thriller-action, beh, la profondità ben venga, ma è altro ciò che si vuole e qui, per la gioia dei non amanti del genere, di ciò che si vuole c’è poco o niente.

Menzione negativa anche per la colonna sonora di Howard Shore che ha composto delle musiche davvero anonime, svolgendo il semplice compitino di associare alle immagini dei suoni non fuori luogo ma dallo scarsissimo impatto uditivo.

Che dire di Mel Gibson? Gli voglio tanto bene, ma i segni dell’età e di tutti i suoi recenti trascorsi si vedono tutti. Mi duole dirlo, ma non può più fare ciò che faceva una volta perché scatena sorrisi di scherno da parte dei detrattori e di commovente pietà e tenerezza per noi fan, che ci chiediamo perché voglia fare il Rocky della situazione e non si decida a gettare la spugna per quanto riguarda questi eroici ruoli che l’hanno reso celebre. Ora, secondo me, se è deciso a continuare la carriera di attore, come sembra (è uscito da poco Get the gringo, un altro action movie dove interpreta un autista…Sigh!), dovrebbe dedicarsi a ruoli tipo Mr.Beaver, riposarsi. Ma, comunque vada, sarà sempre uno dei miei action miti.

See You Soon.

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