La corazzata Potëmkin (Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, 1925)

La corazzata Potëmkin verso la storia del cinema.

Durante la distribuzione del pasto, a causa di una partita di carne avariata, i marinai della corazzata Potëmkin danno vita ad un’insubordinazione e prendono possesso della nave. Il capo della rivolta resta ucciso e, portato a terra, diventa un martire per la popolazione che sodalizza con l’equipaggio della nave. I moti di ribellione vengono però soffocati nel sangue dai cosacchi, che uccidono chiunque si trovi sul loro cammino, finché dalla Potëmkin vengono sparate delle cannonate che centrano in pieno il quartier generale delle forze dello zar.

Diretto nel 1925 da Sergej Ėjzenštejn per celebrare i moti rivoluzionari del 1905, La corazzata Potëmkin è uno dei film chiave per comprendere la poetica del regista russo. La grandezza dell’opera va ben oltre i fini politici per i quali è nata, ma è un errore il tentativo di slegarla completamente da essi. I modi e le idee cinematografici di Ejzenštejn nascono e si sviluppano pienamente nel clima culturale rivoluzionario ed in essi si identifica completamente: il suo modo innovativo di utilizzare il montaggio, l’organicità ed il pathos che sono il vero punto focale delle opere di Ėjzenštejn, nascono in contrapposizione con il modo di fare cinema statunitense, con un riferimento specifico a David Wark Griffith, che per Ėjzenštejn rappresenta in pieno il cinema “borghese”.

Ėjzenštejn manterrà l’idea griffithiana di una composizione organica delle immagini, ovvero una concezione delle immagini – insieme di parti differenziate- come un’unità organica; ma mentre in Griffith queste parti sono prese in rapporti binari che si costituiscono nel montaggio alternato parallelo, nel regista russo si parla di un montaggio di opposizione che nasce dalla concezione dialettica che ha della composizione organica. Per Ėjzenštejn questo organismo è una cellula che produce le proprie parti per opposizione, che è la vera forza motrice grazie alla quale l’unità divisa forma ancora una nuova unità ad un altro livello. Per questo il movimento narrativo di Ėjzenštejn si può figurare come quello di una spirale, scientificamente ottenuto attraverso una legge di genesi, crescita e sviluppo.

Ėjzenštejn ritiene di essere pervenuto alla piena padronanza del suo metodo proprio con La corazzata Potëmkin: la spirale viene divisa in due grandi parti opponibili ma ineguali (il lutto che trasporta la scena dalla nave alla città), ma ogni segmento si divide in modi molteplici (quantitativo, qualitativo, dinamico ecc…); ogni divisione è necessaria al fine di ritornare, dialetticamente, quindi attraverso un processo di divisione e formazione, ad una nuova unità più elevata.

Il passaggio da un opposto all’altro si compie grazie a quello che Ėjzenštejn definisce il pathos, il patetico, attraverso il quale avviene lo sviluppo del montaggio dialettico. Col pathos avviene ciò che Giles Deleuze ha definito “il salto nel contrario”, ovvero il passaggio da un opposto nell’altro, un “balzo patetico, in cui il secondo istante acquisisce una nuova potenza, dato che il primo è passato in esso”.

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Il patetico è, quindi, non solo un cambiamento nel contenuto dell’immagine, ma anche nella forma, in quanto determina il nascere della nuova qualità nel passaggio compiuto. Ėjzenštejn lo definisce “cambiamento assoluto di dimensione”, in quanto l’immagine passa ad una potenza superiore: il patetico è, quindi, sviluppo della coscienza stessa. Emblematico, in questo senso, è l’utilizzo del primo piano del regista russo, nonché i punti che definiscono un balzo qualitativo come, ad esempio, il colore della bandiera rossa.

Altro nodo teorico che Ėjzenštejn affronta ne La corazzata Potëmkin, è quello del “montaggio di attrazioni“. Le attrazioni di cui parla Ėjzenštejn prolungano o sostituiscono l’immagine attraverso rappresentazioni teatrali o plastiche: Ėjzenštejn offre uno dei massimi esempi di attrazione attraverso una rappresentazione plastica, che sembra interrompere il corso dell’azione allontanandoci dalla situazione presente, nella scena con i tre leoni di pietra. Ogni momento privilegiato, comunque, sarà sempre vettore del patetico, movimento parziale, quindi, del passaggio nell’Uno dialettico.

In definitiva, La corazzata Potëmkin è un film da vedere assolutamente in quanto rappresenta uno dei vertici della cinematografia di tutti i tempi, un passaggio obbligato per chiunque voglia avvicinarsi alla conoscenza e comprensione del cinema.

Nicola Palo

3 pensieri su “La corazzata Potëmkin (Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, 1925)

    1. Purtroppo hai ragione: il cinema muto, talvolta anche tra chi si interessa di cinema, viene considerato come una sorta di rudimentale preistoria, senza capire che è stato un periodo di grande fermento culturale, che non solo ha costruito le basi teoriche e pratiche per tutto il cinema seguente, ma che ci ha lasciato tante perle di ineguagliata bellezza.
      Più che a Tolstoj o Dostoevskij, che già presuppongono un’idea moderna della letteratura, il cinema muto, con le dovute ed ovvie proporzioni, lo paragonerei alla letteratura in volgare del XIII-XIV secolo: tutti sanno che è fondamentale, ma in pochi la conoscono realmente, ancora meno le persone in grado di capirla a fondo.
      Grazie per il link: molto interessante, mi sono iscritto col mio canale privato.

      Nikolaj

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