Thank You for Smoking (Jason Reitman, 2005)

Thank You for Smoking: quando la verità va in fumo.

Questo è il bello della discussione: se argomenti in modo giusto non hai mai torto

È il principio alla base della vita di Nick Naylor e forse, guardando un po’ oltre, del film che lo vede protagonista, primo lungometraggio del giovane figlio d’arte Jason Reitman.

Dietro ai pacchetti di sigarette c’è una storia (ce lo suggeriscono perfino i titoli d’apertura). In questo caso, quella di uno spietato e sfacciato (ma tanto divertente) lobbista al servizio della gigantesca multinazionale Big Tobacco. Il brillante e carismatico Aaron Eckhart presta il volto allo yuppie  Nick Naylor, diviso fra il suo gustabile mestiere di mercante di parole e il difficile ruolo di genitore divorziato alle prese con un figlio piccolo e introverso.

Un soggetto originale, firmato dallo stesso regista, che non risparmia niente e nessuno nell’atto di dipingere un’America «disgustosa ma patriottica» come una focaccia con la bandierina sopra. Il fine è riuscire a prenderne almeno un pezzo. I mezzi giustificano il fine.  Resta solo da chiedersi: se anche le parole diventano strumenti di mercato, è possibile negoziare la verità?

Riso amaro

Nell’esilarante turbinio audiovisivo di Thank You For Smoking non vi è silenzio che permetta di pensare a una possibile risposta. Solo la descrizione cinica e a tratti crudele – ma purtroppo attualissima –  di una società dominata dall’ottica del greenback dollar, dove giovani arriviste, politici bigotti e mercanti di morte sussistono sul medesimo piano. Ridicoli e al limite del penoso, ma sostanzialmente comici.

Una strada, quella della comicità, intrapresa da Reitman jr. con indubbio successo, dove alla sceneggiatura disarmante si aggiungono un montaggio vivace e creativo (frequentissimi i fermo immagine e l’uso della slow motion) nonché un cast ricco e ben orchestrato, che vanta la breve – ma intensa – presenza di Robert Duvall.

E se quello mostrato e continuamente parodiato è un mondo cattivo, dove il primo premio spetta a chi si assicura il maggior numero di morti annuali, Jason Reitman lo destruttura e lo distrugge riuscendo nell’intento di farcelo apparire quasi piacevole, come quella simpatica carogna del protagonista.
Sympathy for the Devil, dunque. Ringrazierete per averlo visto.

Francesca Fichera

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