Ballata dell'Odio e dell'Amore (Alex De La Iglesia, 2010)

Álex de la Iglesia sorprende la Biennale e gli spettatori con la sua carica di ironica violenza nella Ballata dell’odio e dell’amore  di Roberto Manuel Palo.

Conobbi la follia di Álex de la Iglesia quando, una decina di anni fa, mi avvicinai a El dia de la bestia (1995) e fu amore a prima vista. Era il suo secondo lungometraggio dopo l’altro stupendo e delirante Azione mutante (1992). Álex ha una caratteristica particolare, o si ama o si odia. È impossibile rimanere indifferenti alle sue pellicole. Dal canto mio farei come Sant’Agostino che si chiedeva cosa è il tempo. Io mi chiedo perché si odia Álex de la Iglesia. Ballata dell’odio e dell’amore (Balada triste de trompeta) uscirà nei cinema nostrani probabilmente il 30 settembre, distribuito dalla Mikado. È l’ultima pellicola di De la Iglesia, presentata in anteprima al Festival di Venezia per la gioia e il dolore delle mani di Quentin Tarantino. Il suo stile folle, visionario e quasi demenziale, potrebbe non piacere, sebbene si tratti di una “demenza intelligente”. De la Iglesia mette a nudo pregi e difetti della realtà da lui rappresentata con un sarcasmo spiazzante.

Un elemento imprescindibile dei suoi film, e altra possibile causa di odio-amore per lo spettatore, è l’uso copioso del sangue. I film di Álex sono splatter e scevri di scrupoli nel mostrare tutto nei minimi dettagli. All’inizio Ballata è ambientato nella Spagna del 1937 dove, in uno scenario scuro, due pagliacci, uno allegro e uno triste, stanno intrattenendo i bambini durante il periodo della guerra civile. I militari irrompono e i due pagliacci sono costretti ad arruolarsi nell’esercito dei repubblicani senza neanche potersi cambiare d’abito. Uno dei due pagliacci viene arrestato dai franchisti e costretto a lavorare per lo stato. Il figlio Javier, dopo essere stato convinto dal padre che l’unico modo per essere felici è la vendetta, organizza un attentato dove viene coinvolto anche il genitore. Si passa al 1973, Javier/Carlos Areces diventa pagliaccio triste in un circo capitanato dal suo alter ego sorridente Sergio/Antonio de la Torre, fidanzato con la trapezista e contorsionista Natalia/Carolina Bang. Sergio è un violento e Javier si innamora di Natalia. Da qui in poi è tutta una discesa verso il baratro e verso la violenza e l’inquietudine per i tre protagonisti, i cui avvenimenti si svolgono in contemporanea con la caduta del regime franchista.

I riferimenti cinematografici sono infiniti: oltre a quello, abbastanza palese, al Labirinto del Fauno – per l’unità di tempo e la scena iniziale che somiglia alle varie rappresaglie delle truppe del generale Vidal nel film di Del Toro – non mancano rimembranze felliniane delle ambientazioni circensi. Il volto clownesco deturpato di Javier non può che ricordare molto da vicino quello del Joker di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro. Un volto che non dimenticherete facilmente. Altro omaggio cinematografico è a King Kong e a moltissimi altri personaggi che hanno fatto la storia dell’horror, dal Dracula al Frankenstein dell’era classica e del periodo Hammer. Geniali i titoli di apertura che alternano immagini  dei personaggi storici di Spagna ed Europa con i protagonisti dell’horror e del film. De La Iglesia non dà punti di riferimento e chi dovrebbe essere il buono non ha nulla di diverso e meno macabro di chi dovrebbe avere la parte del cattivo. Per amore Javier è disposto a diventare come Sergio e diventa crudele, uccide qualunque cosa osi frapporsi tra lui e Natalia. Indimenticabile l’ultima scena che conclude in maniera per niente ovvia tutta questa discesa nell’incubo. Son sicuro che difficilmente dimenticherete anche La balada de trompeta di Raphael, canzone cardine dell’intera pellicola.

3 pensieri su “Ballata dell'Odio e dell'Amore (Alex De La Iglesia, 2010)

  1. Splendido, splendido, splendido film. Uno di quelli che ti fanno capire perché alla fine ti piace il cinema. Genio. Neanche io capisco perché si odia De la Iglesia. I ho anche apprezzato il suo episodio di Peliculas Para no dormir.
    Ma alla fine non è mai uscito da noi Balada Triste, vero? O mi è sfuggito?

    Mi piace

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