Lars e una ragazza tutta sua (Craig Gillespie, 2007)

Lars e una ragazza tutta sua: un fiore finto che sboccia – di Francesca Fichera.

Lars e una ragazza tutta sua è una dolce e toccante parabola sull’arduo mestiere del crescere, firmata dall’esordiente Craig Gillespie ed interpretata da un insolitamente affettato Ryan Gosling – a dir poco irriconoscibile dopo i ruoli tragici in The Believer e Formula per un delitto.

La trama

Protagonista è Lars Lindstrom, giovane abitante di una piccola cittadina del Wisconsin; un ragazzo di ventisette anni che teme a tal punto il contatto con il prossimo da coltivare esclusivamente la sua solitudine, fra le quattro pareti di un garage. Nonostante l’insistenza della cognata Karin (Emily Mortimer) e le attenzioni dell’intera comunità affinché Lars fuoriesca dalla bolla d’inviolabilità che si è costruito, la situazione sfuggirà ad ogni controllo, assumendo le forme procaci e “gommose” di Bianca. Una bambola di gomma, per l’appunto.

Quella di Lars non è patologia, malattia mentale: è la “sindrome della realtà distorta”, come sentenzia la Dr. Dagmar (Patricia Clarkson), che lo tiene in cura. Per amici e parenti non rimane altra alternativa che assecondare il giovane fino al giorno in cui, volente o nolente, dovrà capire.

La critica

Ottima impostazione per un soggetto che, data la presenza di un sex toy di tali dimensioni, avrebbe facilmente corso il rischio di diventare una commediaccia per ragazzi. L’intero racconto si immerge in un’atmosfera bigia e invernale, ai limiti dell’onirico; ed è la realtà stessa, menzionata con ironia nel titolo originale – Lars and the Real Girl -, a sfumare man mano che il rapporto fra Bianca ed il tenero protagonista diventa più intenso.

Gillespie, tuttavia, si tiene ben lontano dagli stereotipi del grottesco: il suo scopo è commuovere, suscitare simpatia per il giovane sociofobico, spingere lo spettatore quasi alla catarsi. Lars è un bambino ostinato a rimanere tale perché ha terrore del mondo che lo circonda, perché la prospettiva di riporre fiducia in esso e di veder tradite le sue aspettative lo atterrisce.

Nel comprendere questo, che crescere vuol dire proprio questo, vi è uno sprazzo di maturità che probabilmente manca a molte persone cosiddette adulte, ossessionate dalla normalità e dalle convenzioni. In fondo, cosa c’è di strano nel fare la rianimazione ad un orsacchiotto di pezza, o nel chiacchierare con se stessi allo specchio? Lo facevamo da bambini, e niente ci vieta di farlo ancora ogni tanto, quando ci va.

“I fiori sono finti. Meglio no? Così dureranno per sempre”

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