Two Lovers (James Gray, 2008)

L’amore amaro di Two Lovers.

Il fallimento di un suicidio e il successivo diluirsi delle sue ragioni nelle acque silenziose dell’incomprensione.

Da qui parte – forse per ritornare – il bel Leonard (Joaquin Phoenix) finendo col trovarsi proiettato all’indietro, imboccato e controllato da genitori inutilmente ansiosi, costretto ad esistere perché, in fondo, non ha di meglio da fare.

Poi, come un boomerang, l’amore vien fuori dall’aria: amore doppio, come nelle peggiori caricature animate.

Come un romanzo

Solo che qui c’è odore di Dostoevskij, nebbia di pagine antiche che fanno a fette la cupa umidità di Brooklyn.

Nelle notti bianche di Leonard  l’angelo/Sandra (Vinessa Shaw) e il diavolo/Michelle (Gwyneth Paltrow) si alternano sfiorando il parossismo.

Materia romanzesca e tagli di attualità bussano l’una alla porta degli altri, rivelando l’unico terribile sentimento alla base di tutto: la crudele verità.

Le verità dolenti

Al di là della mera love story (definizione vuota, specialmente in questo caso) Two Lovers presenta con disarmante sincerità, una per una, le conseguenze dell’illusione, della vanità di una ricerca ostinata; nella vita più che nelle relazioni.

Lentamente (forse troppo?) il regista James Gray segue Leonard in qualsiasi tempo e luogo rubandogli lo sguardo – come durante le conversazioni alla finestra, che tanto ricordano il maestro Hitchcock e il suo Rear Window.

Dorme, trema, insegue, scappa, suda perfino con lui. Al punto che fa sudare un po’ anche chi è in sala, giunto al punto di non sapere più cosa aspettarsi.

Doppio amore, doppia morte

Reso a tratti ripetitivo dal suo morboso attaccamento ai dettagli, Two Lovers si scopre del tutto scrivendo la sua conclusione: «un finale amaro anche senza spargimenti di sangue» (Roberto Nepoti).

Un capolinea realistico ma paradossale, immaginabile ma inconcepibile: riesce a far sorgere l’atroce dubbio che Leonard non sia mai uscito dall’acqua, che non si sia salvato davvero, diventando nient’altro che uno spettro destinato a ripetere eternamente gesti, errori, falsità, pur di fingere che tutto vada bene.

Il suo sorriso storto è come una stonatura improvvisa, una risata notturna: lascia molte conferme, poche speranze e qualche brivido lungo la schiena.

Francesca Fichera

Voto: 4.5/5

 

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