The Queen's Gambit, La regina degli scacchi - CineFatti

Il suono degli scacchi a memoria

Uno scacco per le allodole

A quest’ora l’avranno vista anche i meno interessati. Sicuro le recensioni superano il numero di spettatori e mi son dunque detto: perché non scrivo anche io un post su La regina degli scacchi? È una questione di omologazione e quando si tratta di un fenomeno di questa portata è facile lasciarsi trascinare dalla corrente, del resto è proprio la ragione per cui ho visto la miniserie di Scott Frank, verso cui non avevo alcun interesse finché non è diventata un fenomeno irrinunciabile. Un po’ come Emily in Paris e difatti ho visto pure la comedy anti-francesi.

Posso dire sin da adesso che non me ne sono pentito, per quanto io abbia sofferto non poco alla prima puntata. Neanche però riesco a inserirmi tra le fila di chi lo considera un capolavoro, stesso su Netflix si trova di meglio – Hollywood ne è un esempio recentissimo – però ha comunque delle caratteristiche interessanti su cui ci sarebbe sempre da riflettere, in particolare due: l’importanza del sonoro e la continua lotta per una rappresentazione adeguata delle dinamiche di potere fra uomo e donna, azzarderei anche al di fuori del corpo.

Ma sulla seconda non è stato forse già detto tutto? È il core della miniserie, in fin dei conti. Una donna in un ambiente maschilista si fa strada col solo talento/intelletto e ogni uomo sconfitto sulla sua strada trova come ultima risorsa la dominazione fisica. Il sesso come ultima spiaggia dell’uomo che vuole dominare la donna. Nessuno però ci riesce, nessuno ne esce vincitore, solo ancora più sconfitto. Ed è un gran bel messaggio, spegne il mito dell’uomo dominatore, forse più sul piano fisico che su quello intellettuale, messo a tacere dalla seconda puntata.

Uno sport per soli uomini

Secondo una ricerca di mercato del gruppo NPD negli states le vendite di scacchi sono salite dell’87% e di libri di scacchi addirittura oltre il 600% e fin qui nulla di cui meravigliarsi. Questo Natale immagino molti regaleranno scacchiere a destra e a sinistra – mi sento molto radical chic nella mia intenzione pregressa di imparare il go – per effetto della regina Anya Taylor-Joy ma di scacchi ne La regina degli scacchi ce ne sono davvero pochi. In merito, se volete saperne di più, esiste un solo articolo sul web degno di essere letto, quello di Lucius Etruscus.

È uno sport movie televisivo (diviso in sette) e in quanto tale non ha alcun dovere di spiegare il gioco davvero. Avete mai visto un film di football che vi racconta come si gioca? Baseball? Pugilato? Mica Rocky ti spiega le regole, si menano e puoi intuire qualcosa, così come alcune mosse sono citate in the Queen’s Gambit, ma dopo averla vista non sai nemmeno come si muovono le varie pedine. Diamine, a meno che non mi è sfuggito qualcosa, neanche qual è effettivamente la condizione per vincere è definita efficacemente. Insomma, scacchi? Nì.

Tanto mi basta per smontare una delle maggiori critiche positive a the Queen’s Gambit, l’aver reso emozionante il gioco degli scacchi. Sarebbe così se davvero lo vivessimo e sono rari gli sport movie in cui è lo sport a essere protagonista. Proprio oggi – quando scrivo – l’attore Elliot Page ha annunciato di essere trans e fra i suoi film vi è un fantastico sport movie che risponde a quei requisiti, ovvero il misconosciuto Whip It! prima e unica regia di Drew Barrymore. O se vogliamo parlare di sfide ed emozioni impossibili, rivolgiamoci a Nattawut Poonpiriya che col bellissimo Bad Genius ha reso dinamici degli esami di inglese e dato un senso all’heist movie.

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Alza il volume

Il grande pregio delle “lotte” di the Queen’s Gambit per me è nel montaggio di Michelle Tesoro e nell’uso del suono per scandire il ritmo dei “combattimenti” man mano che Beth Harmon prosegue verso il boss finale in Russia. In molti casi la scacchiera è fuori dall’inquadratura, serve in prima battuta come establishing shot per ricordare allo spettatore qual è l’oggetto del culto di Beth. In seguito, un tic alla volta, Tesoro sposta l’attenzione sui personaggi senza perdere di udito e non di vista l’avanzamento del gioco: il suono di una pedina spostata, il suono dell’orologio resettato, il suono della penna che segna la mossa appena scelta, sempre più rapidi in alcune occasioni.

Quanto poteva limitarsi a essere un eterno campo e controcampo si evolve e cambia prospettiva a seconda del suono. Non c’entrano gli scacchi, non c’entrano nemmeno gli interpreti. Selezionate lo scontro col bambino sovietico – non ne ricordo il nome, abbiate pietà – mandate in play e chiudete gli occhi. Già solo con l’ascolto riuscirete ad avere un’idea del movimento in avanti in un gioco dove i partecipanti sono obbligati alla stasi. Ma è il suono prima di ogni immagine, tocco da maestra di Michelle Tesoro. A lei più che a Frank andrebbero gli applausi per the Queen’s Gambit. Poteva essere uno show sulla cucina vietnamita e la Tesoro probabilmente l’avrebbe resa un potente rally.

#the queen's gambit from very sexy but insane witch

12 pensieri su “Il suono degli scacchi a memoria

  1. Ti ringrazio della citazione e del complimento, sono davvero lusingatissimo ^_^
    Da appassionato di lunga data della narrativa a tema scacchistico sono rimasto freddino su questo evento, che comunque ho visto con piacere come fosse appunto un film sportivo. Il problema è che in realtà è un film sulla dipendenza come unico riempimento di un’anima vuota, incapace di sfruttare il proprio talento – vero grande argomento caro all’autore del romanzo – quindi anche l’aspetto “sportivo” è un po’ carente.
    Plaudo alla tua idea di studiare il go e per festeggiare potrei spolverare la mia copia de “Il maestro di go” di Kawabata, letto così tanti anni fa che onestamente non ricordo molto.

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    1. Sì, la questione della dipendenza credo a te sia emersa più facilmente soprattutto grazie al collegamento con la sorgente di Tevis e gli altri suoi romanzi. Avendolo visto senza Tevis nel cervello, la dipendenza mi è caduta in secondo piano rispetto al resto, che poi è quello che Netflix voleva, un film sull’emancipazione femminile.
      Kawabata è infatti in cima alla lista, mi piacerebbe trovare anche qualche testo autorevole che spieghi come giocare a go, perché non mi va di affidarmi a qualche sito internet a casaccio.

      Piace a 1 persona

      1. La complessità del go penso esiga un testo buono come guida, che sappia spiegarne la filosofia molto più che le tecniche.
        Ah, e grazie per il recupero dallo spam: WordPress mi odia e qualsiasi mio commento su altri blog WP finiscono in spam :-(

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  2. Una recensione stupenda come solo tu sai fare! La regina degli scacchi è stata una mini serie televisiva davvero ben fatta e molto intelligente su vari punti. Parla di tantissime tematiche come appunto il femminismo e la forza della protagonista che riesce ad avanzare in un mondo maschilista grazie alla sua intelligenza e abilità. Si approfondisce molto la tematica legata agli scacchi e soprattutto apprezzo molto come questa volta non abbiano cercato a tutti i costi di rendere il tutto come “gli Stati Uniti sconfiggono ancora una volta l’Urss”. È una serie molto intelligente e con degli attori straordinari.

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    1. Ma sei troppo gentile :D È piaciuta molto anche a me, ma forse meno di quanto è piaciuta ai più. La bidimensionalità dei personaggi e la ripetizione di alcune situazioni senza offrire varianti particolarmente sveglie l’hanno comunque resa un poco piatta ai miei occhi, ma devo dire che anche così è comunque una miniserie davvero gradevole e con molti pregi. Montaggio, Anya Taylor-Joy, costumi, scenografie e trucco pazzeschi molto più della regia secondo me. Sulla questione URSS pure sono molto d’accordo con te, alla fine sono solo altri uomini e non una potenza straniera, la guerra cade in secondo piano.

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      1. Alcuni già la considerano un capolavoro. Io invece lo considero una serie stupenda e ben fatta che poteva essere resa meglio e che forse avrebbe funzionato di più come film (come appunto hai detto ci sono alcune situazioni che sono ripetitive). Però è sicuramente uno dei prodotti migliori fatto da Netflix e questo mi fa piacere.

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      2. Fra le novità di Netflix di quest’anno ho preferito di gran lunga The Haunting of Bly Manor e Hollywood. Ne ho un altro po’ da recuperare poi, quest’anno sono rimasto un pelino indietro. Comunque sì, ne potevano fare un bel film, anche molto lungo e di quasi tre ore, e sarebbe stato molto meglio. Tanto una folla di gente l’ha visto in una giornata sola, quindi tre ore sarebbero state pure poche!

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      3. Bly Manor! Amore puro. Però qui si parla anche di una cosa interessante. Se dici a una persona che vuoi vedere un film di tre ore allora queste persone ti diranno di no perché è troppo lungo e poi si annoiano. Se però gli dici di fare una maratona di un’intera serie TV allora saranno più che d’accordo nonostante a volte queste serie durino almeno 5 ore o più. Una cosa che mi ha sempre incuriosito.

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