Summer Wars - Cinefatti

Summer Wars, quando la guerra è a colpi di account

Il mondo di Oz, incursione di Hosoda nella fantascienza.

Non c’è nessun mago, magari tecnologico di questi tempi, ad attendervi lungo la strada di mattoni gialli che porta alla Città di Smeraldo: c’è solo una grossa community digitale che sicuramente di fantastico, ricordando la folle magia di Oz, possiede gli account dalle sembianze più strane e anche un po’ pucciose di tutto il pianeta. È qui che iniziano le Summer Wars di Mamoru Hosoda.

Oz è una piattaforma virtuale di Internet alla portata di chiunque e ovunque. È un sistema, una sorta di pianeta digitale dove tutti possono svolgere ogni attività che normalmente anima la vita reale: sport, agenzie immobiliari, casinò, vie dello shopping, incontri, vacanze, tutto è possibile. Se in sostituzione o in supporto della vita reale dipende un po’ dai caratteri dei suoi utenti.

Kenji Koiso è un liceale particolarmente predisposto al mondo della matematica, che di Oz ne ha fatto un po’ la casa in cui sentirsi maggiormente a suo agio, non riuscendo facilmente a interagire con gli altri. Un giorno però la possibilità di un viaggio a Ueda per accompagnare Natsuki, la ragazza di cui è innamorato, che gli ha chiesto di aiutarla a preparare la festa per il novantesimo compleanno della nonna, lo porta a potersi staccare per un po’ da Oz.

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Il sistema però è ormai così integrato nelle vite di tutti, che basta un codice o un passo falso per non solo rischiare di mandare in tilt il sistema, ma persino mettere a rischio le vite degli stessi utenti. Kenji correrà questo pericolo sulla sua pelle, scoprendo le falle di una community che non è poi così rassicurante.

Oz in fondo è la testimonianza delle veloci illusioni della tecnologia: una dea ad appannaggio di tutti, che è capace di spostare le guerre dai campi di battaglia al vuoto dell’etere di Internet. Una guerra fredda che tiene a bada le insurrezioni popolari, e fa comodo a chi ha tra le mani le sorti del mondo.

Community virtuale vs Community reale.

Summer Wars è un film dall’impatto inaspettato. L’inizio del film illude che potremmo trovarci dinanzi ad un anime che ha deciso di abbandonare il suo linguaggio privilegiato – quello di uno schizzo di disegno a cui dare vita attraverso i gusti e le strumentazioni più opportune, spesso facendone delle scene che ricordano tele di pittura – per appropriarsi di quello per lo più digitale del videogioco.

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Una possibilità in fondo plausibile se pensiamo che poco prima di Summer Wars, Mamoru Hosoda ha iniziato la sua carriera registica con Digimon – Il film, uno dei cartoni che ha cercato di fondere le linee sottili e sospese della grafica digitale senza dimenticarsi della verità dei tratti del disegno. Ma non è così, perché dopo i primi dieci minuti, siamo in pieno anime tradizionale.

E di tradizione ne troviamo un bel po’.

La famiglia numerosa, forse anche un po’ strampalata e allo stesso tempo adorabile, di Natsuki, è la perfetta controparte al mondo di Oz: una comunità di persone reali che riesce a resistere ai cambiamenti, alle esigenze di vita di ciascun membro senza perdere il filo matriarcale che li lega. Il merito è di una nonna che da sola è capace di tenere uniti, con dolcezza e saggia severità, tutti i membri della sua famiglia. Un compito da assolvere nella fase di una vita che per lei si allontana gradualmente.

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Paese che vai, famiglia che trovi.

Per Kenji passare dalle giornate trascorse in una sala di computer, insieme al migliore amico con cui condivide la passione-ossessione per Oz, ad una casa in cui bambini, adulti e ragazzi si confrontano ogni giorno con le faccende e i problemi della quotidianità è un  ripetuto imbarazzo che però sparisce molto presto. Si lega così tanto a quelle persone che gli hanno insegnato cosa sia vivere i rapporti umani, da mettere in discussione il mondo di Oz.

Pur strizzando sempre l’occhio alla tecnologia – la battaglia online alzerà molto l’hype dei videogiocatori ma anche dei cultori dell’estetica più moderna degli anime – non è una tematica in primo piano, piuttosto un contorno e una presa di coscienza. La tecnologia è una compagna così consolidata nelle nostre vite, al punto da generare piani irreversibili se non coadiuvata secondo un’etica.

Sono i rapporti umani alla luce di un’era fantascientifica, in alcuni punti non troppo distante dalla nostra, ad essere al centro dell’attenzione di Summer Wars: l’indagine di come le persone si rapportino tra loro nei più disparati contesti e casi della vita. E di come alcuni incontri siano predestinati (La ragazza che saltava nel tempo) e necessari, per scoprire che oltre la patina del presente si nascondono dei codici di lettura della realtà, che non hanno bisogno di tecnologia per essere letti.

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                                                                                                                                                         Valentina Esposito

Voto: 4/5

2 pensieri su “Summer Wars, quando la guerra è a colpi di account

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