La ragazza che saltava nel tempo (Mamoru Hosoda, 2006)

di Francesca Fichera.

Fra le poche cose buone da rilevare negli ultimi decenni c’è il fatto che il cinema d’animazione riesca a toccare sempre più spesso le stesse vette del live action. Qualche volta, andando anche oltre.  Dalla Disney Pixar allo Studio Ghibli, passando per una casa di produzione come la Madhouse che sta alle spalle di quell’altro creatore di capolavori animati, per certi versi paragonabile al maestro Miyazaki – o che comunque promette di seguirne i passi – che è  Mamoru Hosoda.

Il suo La ragazza che saltava nel tempo è una favola post-moderna, sfiorante la fantascienza ma anche la spiritualità tipica del (saper) vivere orientale, che condensa ciò che tocca in 98 minuti di pura animazione, così semplice da apparire grossolana. E se davvero lo è, nel tratto e a tratti (pur aggiudicandosi il premio per Miglior Character Design al Tokio International Anime), è perché tende lievemente verso il contenuto, verso ciò che dice o vuole dire. Uno squilibrio che si nota, soprattutto se avvezzi allo splendore figurativo degli universi allegorici di Miyazaki Senior; ma che nonostante tutto non intacca il senso e l’autonoma bellezza di questo piccolo tesoro.

La ragazza che saltava nel tempo risponde alla domanda sempiterna che muove fantastico e fantasticazioni: cosa accadrebbe se si fosse in grado di gestire il tempo a proprio piacimento? Quanti errori si riuscirebbe a correggere, quanti disastri potrebbero essere sventati? L’uomo ricerca la perfezione dal momento in cui è nato, forse proprio perché è: essere imperfetto incapace ad accettare e amare la sua natura difettosa, e la linea esistenziale, sbilenca e incerta, che da essa si dipana. Saggio è chi afferra il significato maieutico intrinseco all’idea di errore; quel “sbagliando si impara” così facile da esser trascurato. E saggia non è la giovane protagonista del film di Hosoda – e del libro di  Yasutaka Tsutsui da cui è tratto -, Makoto Konno, che s’imbatte casualmente in un congegno capace di sballottarla da un inizio all’altro, da un momento dopo a quello prima. Makoto ha due amici, Chiaki e K?suke, entrambi innamorati di lei; ma dal primo si difende mentre spinge l’altro nelle braccia di un’amica. Così il divertimento originario si muta presto in pena: Makoto insiste a voler cambiare gli eventi determinandone di nuovi e, soprattutto, di peggiori. La parola “conseguenza”, per la ragazza che saltava nel tempo, diventa una lezione. Più dura della pietra, come dovrebbe essere il passato una volta fattosi cristallo, roccia sedimentaria da lasciare alle spalle.

Inutile indugiare sulle mille diramazioni della trama: Mamoru Hosoda propone un viaggio che vale la pena di intraprendere personalmente. Se non altro – per chi è scettico – perché ad accompagnarlo ci sono Bach e le sue Variazioni di Goldberg. A ennesima riprova del fatto che le cose si ripetono, ma mai uguali. Con quel dettaglio unico capace di renderle preziose e incancellabili; che esse siano tristi o gioiose, peccati o fortune.

‘Sbagliando s’impara’, è vero. E a questo La ragazza che saltava nel tempo aggiunge un altro e forse più importante postulato: che per rimediare ai propri errori, per imparare, non c’è tempo da perdere. Il tempo non aspetta nessuno.

 

È come una nuvola che passa.

6 pensieri su “La ragazza che saltava nel tempo (Mamoru Hosoda, 2006)

  1. Io ebbi la fortuna di vederlo in HD grazie al dono provvidenziale di un amico.
    Una di quelle visioni che non dimentichi, soprattutto per come sa mischiare il riso alla commozione.. :’)

    (grazie sempre, grande Viga)

    – Fran

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  2. Rieccomi qua dopo “5 centimetri al secondo”.
    Fran ho seguito il tuo consiglio su Mamoru Hosoda e ho visto questo film trovato su YouTube. Bel film, i disegni non mi sono piaciuti moltissimo ma il contenuto è d’oro, una bella lezione di vita su non guardarsi indietro e pensare come sarebbe stato ma pensare solo a quel che sarà, senza rancori.
    E poi, le tue recensioni sono così belle e profonde…

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    1. Ti ringrazio! :)
      Ma soprattutto sono contenta che tu abbia visto La Ragazza che Saltava nel Tempo! Sì, il character design può lasciare a desiderare, ma la storia è stupenda e la morale ancora di più, come del resto hai visto! Di recente è uscito (purtroppo per un solo giorno, maledetta distribuzione italiana!) Wolf Children, sempre di Mamoru Hosoda, molto atteso. Mi auguro sia possibile recuperarlo al più presto, magari in home video… Nel frattempo, se ti va, guardati anche il suo Summer Wars: più leggero ma anche più visionario e divertente, anche dal punto di vista grafico ;)
      Ci rileggiamo, spero!

      – Fran

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